Per l’Istat deficit 2025 al 3,1%: pil in crescita solo dello 0,5%
- 2 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La riduzione del disavanzo prevista per il 2025 si è arrestata al 3,1% del Pil, non raggiungendo il livello del 3% indicato nell’ultimo programma di finanza pubblica e restando al di sopra della soglia di riferimento imposta dal Patto di Maastricht. Nel medesimo periodo la crescita del Pil in termini reali è stata dello 0,5%.
Attorno alla soglia del 3% anche frazioni di punto percentuale assumono grande rilevanza, perché determinano la possibilità per il Paese di uscire dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. A metà novembre la Commissione Ue e i tecnici governativi avevano preventivato un disavanzo intorno al 2,98%, cifra che ora non risulta confermata dai dati preliminari.
Il confine del 3%
Il superamento del 3% complica il percorso per uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi e influenza decisioni rilevanti di politica economica e di bilancio. In particolare la possibilità di finanziare investimenti straordinari per la Difesa attraverso prestiti europei e meccanismi nazionali dipende proprio dall’essere fuori da quella procedura.
Tra gli strumenti utilizzabili figura il programma di prestiti denominato Safe e la clausola di salvaguardia nazionale prevista nell’ambito del nuovo Patto di stabilità, che consente di escludere dal calcolo del rispetto dei vincoli Ue una spesa aggiuntiva fino a 1,5% del Pil per motivi di sicurezza e difesa. L’accesso a tali strumenti è però più agevole per i Paesi che non si trovano nella procedura per disavanzi eccessivi.
Partita ancora aperta
I conti definitivi dipenderanno dalla notifica sui dati di indebitamento netto e debito che l’Istat invierà a Eurostat in primavera e dalla successiva certificazione europea. Quella validazione potrà confermare o rettificare la stima preliminare e influire sul calendario per l’uscita dalla procedura Ue.
Se il valore dell’indebitamento netto dovesse essere confermato al 3,1%, l’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi verrebbe probabilmente rinviata al 2027, come indicato finora dai documenti ufficiali di finanza pubblica. Ciò comporterebbe lo slittamento nell’attivazione di misure straordinarie per il rifinanziamento della spesa in ambito militare.
Implicazioni per la Difesa
Giancarlo Giorgetti ha affermato:
“senza togliere un euro alle spese per la sanità o il welfare.”
Nel dibattito politico il ministro dell’Economia ha più volte sottolineato che l’intenzione è finanziare gli aumenti della spesa per la difesa senza comprimere gli stanziamenti per la sanità e il welfare. Tuttavia, nella pratica, la facoltà di escludere la spesa militare dai vincoli di deficit è pienamente esercitabile soprattutto dai Paesi che non sono soggetti alla procedura per disavanzi eccessivi.
Senza questa condizione, risulta più complesso anche il ricorso ai prestiti del programma Safe (la cui dotazione può arrivare fino a cifre significative per l’Italia), perché i prestiti contribuiscono all’indebitamento netto e quindi pesano sui vincoli di bilancio.
Conseguenze politiche e internazionali
Il mancato abbattimento del disavanzo sotto il 3% può alimentare tensioni all’interno della maggioranza, dove non tutte le forze hanno la stessa visione sulla priorità di aumentare le risorse per armamenti e sicurezza. Sul piano internazionale, invece, la situazione rallenta l’attuazione degli impegni presi con i partner della Unione e dell’Alleanza atlantica, proprio mentre gli scenari di sicurezza evolvono rapidamente.
In questo contesto le tempistiche tecniche — notifica statistica, certificazione europea e possibile adozione di misure correttive di fine esercizio — diventano decisive: interventi una tantum, riclassificazioni o manovre contingenti potrebbero modificare il quadro di partenza, ma non sempre offrono soluzioni strutturali.
In sintesi, la revisione al rialzo del disavanzo rispetto alle attese posticipa la piena attivazione di strumenti finanziari dedicati alla Difesa e richiede scelte politiche e di bilancio più attente per conciliare obblighi europei, esigenze di sicurezza e tutela della spesa sociale.