Ex Ilva, operaio muore cadendo da 10 metri: Landini chiede responsabilità precise
- 2 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un operaio della ditta di pulizie Gea Power, Loris Costantino, di 36 anni, è morto dopo essere precipitato da un piano di calpestio nell’Agglomerato dello stabilimento ex Ilva di Taranto. La caduta, da un’altezza superiore ai dieci metri, gli ha provocato lesioni gravissime al torace e a un arto che ne hanno causato il decesso.
Indagini e sequestro dell’area
La Procura di Taranto ha disposto il sequestro dell’area dell’Agglomerato in cui è avvenuto l’incidente e sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Loris Costantino. La procuratrice Eugenia Pontassuglia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di persone da identificare, nell’ambito di accertamenti mirati a ricostruire dinamica e responsabilità.
Il luogo interessato rientra in una porzione dismessa dell’impianto siderurgico; le indagini prevedono rilievi tecnici, acquisizione di documentazione di manutenzione e appalti, e l’audizione di eventuali testimoni e addetti presenti. In casi analoghi la Procura coordina gli accertamenti con i servizi di medicina legale e con gli organi preposti alla sicurezza sul lavoro per valutare l’eventuale sussistenza di omissioni nella prevenzione dei rischi.
Sciopero e reazioni delle sigle sindacali
Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per i lavoratori diretti e dell’appalto nello stabilimento ex Ilva, a partire dalla giornata odierna, in risposta all’incidente mortale.
Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato:
“Esprimiamo il nostro profondo cordoglio per la tragica perdita. La morte di lavoratori sul luogo di lavoro rappresenta una ferita aperta per il Paese e richiede interventi immediati e decisi.”
Fim, Fiom e Uilm hanno aggiunto:
“È inaccettabile che si continui a pagare con la vita le conseguenze di una gestione inefficace che non garantisce la sicurezza né previene le situazioni di rischio. Chiediamo il superamento della fase commissariale e la definizione di un assetto proprietario con la partecipazione dello Stato.”
Dichiarazioni della Cgil e di Maurizio Landini
Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha commentato la vicenda attribuendo responsabilità precise:
“La morte di Loris Costantino, insieme a quella di Claudio Salamida, operaio di 47 anni avvenuta il 12 gennaio, sono tragedie annunciate. Sono il risultato dello stato di abbandono dell’area siderurgica di Taranto: da troppo tempo mancano manutenzioni e controlli adeguati sugli impianti e sui processi produttivi. Non chiamateli incidenti.”
Landini ha inoltre espresso vicinanza ai familiari e solidarietà ai lavoratori, sostenendo la necessità di risposte immediate e concrete da parte delle istituzioni e dei gestori dell’impianto.
Reazione della Cisl e preoccupazioni sulla sicurezza
La leader della Cisl, Daniela Fumarola, ha manifestato cordoglio e ha sottolineato l’urgenza di intervenire per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Daniela Fumarola ha scritto:
“Di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro all’ex Ilva di Taranto, il cordoglio e la vicinanza alla famiglia si accompagnano a una preoccupazione estrema: non è accettabile continuare a contare vittime nei luoghi di lavoro. Occorrono manutenzioni adeguate, controlli rigorosi e investimenti sulla sicurezza.”
Contesto, responsabilità e possibili sviluppi
L’incidente si inserisce nel più ampio quadro delle criticità ormai note relative alla gestione e alla sicurezza dell’impianto di Taranto, che in passato ha già registrato episodi gravi sia sul piano della tutela ambientale sia della salute e sicurezza dei lavoratori. Le denunce sindacali riguardano in particolare la mancanza di manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’insufficienza dei controlli e la complessità degli appalti che coinvolgono più soggetti nell’area industriale.
Dal punto di vista giuridico, l’inchiesta per omicidio colposo potrà portare all’iscrizione di persone fisiche o giuridiche nel registro degli indagati, con successive acquisizioni di documenti, consulenze tecniche e, se necessario, provvedimenti cautelari. Sul piano amministrativo possono intervenire anche enti preposti alla sicurezza sul lavoro e, nell’ambito delle procedure aziendali, verifiche sugli appalti e sui contratti di manutenzione.
Sul fronte politico e istituzionale la richiesta, avanzata dalle organizzazioni sindacali, di ridefinire l’assetto proprietario e di individuare responsabilità chiare riflette il dibattito sulla necessità di un modello gestionale in grado di garantire standard di sicurezza elevati e investimenti coerenti con la tutela dei lavoratori e del territorio.
Prossimi passi e attese
Nei giorni successivi all’incidente sono attesi i risultati dell’autopsia e delle analisi tecniche; le indagini proseguiranno con l’acquisizione dei documenti relativi a manutenzione, procedure di sicurezza e appalti. Le organizzazioni dei lavoratori continueranno le iniziative di mobilitazione per ottenere garanzie concrete sulla prevenzione dei rischi, mentre le autorità giudiziarie valuteranno eventuali responsabilità penali e amministrative.
Il caso riapre il confronto sul piano nazionale circa le modalità di gestione degli stabilimenti strategici, la governance delle grandi aree industriali e la necessità di interventi strutturali per evitare il ripetersi di simili tragedie.