Fisco in affanno: Cassazione sommersa dalle nuove liti
- 1 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La zavorra delle controversie tributarie pesa ancora sulla Cassazione: circa il 46,1% dei ricorsi pendenti in ambito civile riguarda questioni fiscali. Nel 2025 la sezione tributaria ha però registrato una riduzione dell’arretrato del 9,1%, pari a quasi 3.700 fascicoli in meno rispetto all’anno precedente, frutto di una riorganizzazione interna; rimane però elevata la pressione dei nuovi ricorsi, che richiede misure deflattive più incisive oltre al miglioramento organizzativo.
I flussi in ingresso
I numeri sull’ingresso dei fascicoli nella Suprema corte, riferiti al 2025, delineano una situazione stabile e sostenuta. Complessivamente sono stati presentati 26.345 ricorsi civili, dei quali 9.154—quasi il 35%—riguardano i tributi. A eccezione del 2023, anno caratterizzato da provvedimenti di sanatoria, il flusso annuo di contenziosi tributari verso il terzo grado non è mai sceso sotto quota 9.000, mantenendo una pressione costante sui giudici di legittimità.
L’incremento dell’efficienza organizzativa può migliorare la capacità di definizione, ma da sola non limita il numero di nuove controversie che entrano nel sistema. Dal punto di vista della tutela, la persistenza di elevati flussi testimonia il pieno esercizio dei diritti sia dell’Erario sia dei contribuenti, ma pone interrogativi sulla sostenibilità del carico processuale.
I tributi locali
Una tendenza significativa riguarda la prevalenza delle controversie sui tributi locali tra i nuovi ingressi: nel 2025 sono stati iscritti 1.680 ricorsi relativi a questa tipologia, pari al 6,4% del totale, superando altre categorie importanti come l’Irpef e l’Iva, che registrano quote inferiori.
Se si sommano anche le liti connesse alle procedure di riscossione, la quota attribuibile ai tributi locali sale al 9,1%: significa che quasi un nuovo ricorso su dieci riguarda questioni come Imu e Tari. Da un lato ciò deriva dall’intensificazione negli anni passati delle attività di recupero da parte degli enti territoriali, finalizzate a colmare il tax gap; dall’altro lato, anche contenziosi su importi contenuti finiscono sempre più spesso per arrivare fino all’ultimo grado di giudizio.
Il valore del contenzioso pendente
I dati economici disponibili, aggiornati a fine 2024 dal Dipartimento della Giustizia tributaria, quantificano il valore dei ricorsi ancora pendenti in circa 25,7 miliardi di euro. Per dare un’idea delle grandezze in campo, si tratta di un importo superiore a quello della legge di Bilancio 2026, che è stato stimato intorno ai 22,4 miliardi per le misure di spesa e finanziamento citate dal governo.
All’interno di tale ammontare, l’89,6% riguarda controversie che coinvolgono l’Agenzia delle Entrate, quindi imposte erariali sia dirette sia indirette; il contenzioso con gli enti territoriali incide invece per circa il 2% del valore complessivo, poco più di mezzo miliardo di euro.
La strada degli strumenti deflattivi
Per ridurre il ricorso sistematico alla giurisdizione e contenere l’accumulo di contenzioso verso la Cassazione, occorre agire su più fronti: migliorare la qualità degli atti amministrativi, potenziare la fase precontenziosa e valorizzare gli strumenti di composizione alternativa delle controversie.
Giancarlo Giorgetti, nelle linee di indirizzo 2026-2028 indicate dal ministero dell’Economia, ha posto come obiettivo prioritario il miglioramento della sostenibilità in giudizio della pretesa erariale e la riduzione della conflittualità con i contribuenti, prevedendo interventi per ottimizzare la qualità delle notifiche e per introdurre valutazioni sistematiche della sostenibilità sia nella fase precontenziosa sia in quella contenziosa.
Tra gli strumenti richiamati figurano l’uso più efficace di dispositivi deflattivi e definitori del contenzioso, compresa l’autotutela (obbligatoria o facoltativa), e modalità di composizione che possono comprendere transazioni, conciliazioni e procedure alternative di risoluzione delle controversie. L’autotutela, in particolare, consente all’amministrazione finanziaria di correggere o revocare atti viziati senza necessità di provvedimenti giudiziari, riducendo così la litigiosità quando l’errore è riscontrabile a livello amministrativo.
Inoltre, misure complementari come l’ulteriore digitalizzazione delle notifiche, selezione del contenzioso per valore e merito, e azioni mirate di mediazione fiscale possono contribuire a ridurre l’afflusso di casi in Cassazione. L’esperienza organizzativa positiva della sezione tributaria dimostra che è possibile abbattere l’arretrato, ma per incidere in modo duraturo è necessaria una strategia integrata che unisca organizzazione giudiziaria ed efficaci politiche deflattive preventive.