Ets: il decreto bollette abbatte un tabù
- 1 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Quando il Financial Times dedica attenzione a un intervento nazionale sul mercato elettrico europeo significa che sta accadendo qualcosa di rilevante: il decreto bollette approvato dal governo rompe infatti un tabù. Per la prima volta un grande Paese dell’Unione tenta di interrompere il meccanismo per cui il costo della CO₂ incluso nella generazione a gas si trasferisce automaticamente sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità, generando ampie rendite inframarginali.
Come funziona il modello di prezzo marginale
Il quadro di riferimento è il cosiddetto System Marginal Price, in cui il costo dell’ultima tecnologia necessaria per soddisfare la domanda fissa il prezzo per tutta l’energia immessa nel sistema. Quando i cicli combinati a gas risultano marginali, il loro costo – comprensivo della componente legata alle emissioni – determina il prezzo per quote molto più ampie del mercato, anche se il gas produce meno della metà dell’elettricità totale.
In questo contesto il prezzo del carbonio stabilito dall’Ets tende a trasferirsi sull’intero prezzo dell’elettricità, amplificando gli effetti distributivi oltre la semplice contabilizzazione delle emissioni.
Cosa prevede il decreto
Il decreto bollette interviene sul meccanismo rimborsando ai produttori termoelettrici una parte dei costi legati alla CO₂, evitando che questi oneri siano integralmente incorporati nelle offerte di mercato. L’intento dichiarato è abbassare il prezzo marginale e quindi il prezzo all’ingrosso dell’elettricità.
Secondo le stime governative l’impatto sui prezzi potrebbe oscillare tra i 6 e i 9 euro per megawattora, una cifra che se confermata avrebbe effetti significativi sulla bolletta finale dei consumatori e sui costi per le imprese intensive in energia.
Rilevanza politica e discussione europea
Il merito politico dell’iniziativa è di aver portato alla luce una questione a lungo rimasta implicita: il modo in cui il prezzo della CO₂ si trasmette al mercato elettrico può produrre effetti distributivi molto più ampi di quanto si pensasse inizialmente, favorendo talvolta rendite per segmenti non direttamente responsabili delle emissioni.
Questo solleva questioni di equità tariffaria e di competitività industriale, ma anche di coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione: se il segnale di prezzo che dovrebbe incentivare investimenti a basse emissioni viene attenuato, cambia l’efficacia delle politiche climatiche.
Origini dell’Ets e contesto storico
Per comprendere la portata della scelta è utile richiamare il contesto in cui è nato l’Ets. All’inizio degli anni Duemila il sistema elettrico era dominato da tecnologie caratterizzate da costi operativi prevalenti, come carbone e gas, e il prezzo era in gran parte determinato dai costi variabili.
In un sistema OPEX-driven l’introduzione di un costo per la CO₂ risultava coerente: orientava il dispacciamento, penalizzava le fonti più inquinanti e favoriva lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni. È grazie a questo meccanismo che, negli ultimi vent’anni, Europa ha registrato una riduzione significativa delle emissioni del settore elettrico.
Il cambiamento strutturale del sistema elettrico
Oggi il sistema è mutato: la penetrazione delle rinnovabili a costo marginale vicino a zero ha modificato radicalmente la struttura dei prezzi. In presenza di una quota crescente di energia con costi marginali bassi, il prezzo fissato dal gas incorpora la componente carbonio e genera rendite infra-marginali a favore di chi dispone di asset a basso costo marginale.
Questa dinamica può trasferire benefici economici non allineati con gli obiettivi climatici e al tempo stesso aumentare il peso delle bollette per consumatori e imprese, creando pressioni politiche che spingono verso interventi correttivi di natura regolatoria o fiscale.
Questioni normative e attuative
Un intervento nazionale di questo tipo solleva anche profili di compatibilità con le regole del mercato interno e con la normativa europea: la Commissione Europea potrebbe esaminare se gli schemi di rimborso configurino aiuti di Stato o alterino la concorrenza. Occorre dunque chiarezza sulle modalità di implementazione, sugli strumenti di rendicontazione e sui controlli per evitare profitti non giustificati.
L’attuazione richiederà inoltre un coordinamento con gli operatori di rete e i gestori del mercato per aggiornare regole, sistemi informativi e meccanismi di liquidazione delle transazioni, garantendo trasparenza e tracciabilità dei rimborsi.
Alternative e prospettive di riforma
Esistono alternative tecniche e politiche a un rimborso diretto delle quote di CO₂: meccanismi come contratti per differenza sul carbonio, strumenti di mercato per isolare la componente emissioni dal prezzo dell’energia o incentivi mirati agli investimenti in capacità a basse emissioni possono concorrere a mitigare gli effetti distributivi senza alterare i segnali di investimento.
Una discussione più ampia sul disegno del mercato elettrico potrebbe portare a soluzioni condivise a livello europeo, volte a preservare sia la protezione dei consumatori sia l’efficacia degli strumenti di decarbonizzazione.
Conclusioni: equilibrio tra sollievo e segnali di mercato
Il decreto bollette mette in evidenza una tensione centrale per le politiche energetiche: come conciliare l’esigenza di ridurre gli oneri immediati su famiglie e imprese con la necessità di mantenere segnali di prezzo forti per la transizione energetica. Il risultato di questo esperimento nazionale avrà probabilmente riflessi oltreconfine, avviando un confronto europeo sul modello di formazione dei prezzi e sulle riforme necessarie per allineare sostenibilità ambientale, equità e funzionamento del mercato.