Via libera all’associazione Iams: verso una ricerca biomedica in UE senza animali
- 28 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un’alleanza industriale, la prima in Europa del suo genere, mira ad accelerare l’adozione di nuove metodologie di ricerca capaci di ridurre progressivamente i test sui farmaci condotti su animali. Il patto è stato siglato da nove imprese europee, tra cui due realtà italiane, attive nello sviluppo di tecnologie in grado di riprodurre in laboratorio il comportamento di tessuti e organi umani.
Iams (Industry alliance for microphysiological systems) è il nome della nuova associazione che riunisce aziende specializzate sia negli organoidi — aggregati cellulari umani che replicano aspetti funzionali di specifici organi — sia nei dispositivi organ on chip, soluzioni microfluidiche che ricreano in vitro l’interazione tra tessuti e organi per studiare risposte biologiche complesse.
Tra i soci fondatori figurano due imprese italiane: React4life, con sede a Genova, e Biomimx. React4life è nata come startup nel 2017 dall’attività di ricerca del Cnr e dei ricercatori Maurizio Aiello e Silvia Scaglione, e ha sviluppato un dispositivo brevettato denominato Mivo (Multi in vitro organ). L’azienda opera a livello internazionale, collaborando con centri di ricerca e operatori farmaceutici in diversi continenti.
Contesto e obiettivi
L’iniziativa nasce in un momento in cui la comunità scientifica e i decisori politici europei mostrano crescente interesse verso metodi alternativi all’utilizzo di animali nella sperimentazione preclinica. L’alleanza intende coordinare gli sforzi industriali per rendere queste tecnologie più accessibili e integrate nei percorsi di sviluppo dei medicinali.
Maurizio Aiello ha spiegato:
“L’alleanza nasce da una scelta strategica condivisa tra player europei di primo piano. Gli Stati Uniti hanno storicamente investito prima nello sviluppo di queste tecnologie; ora è il momento per l’Europa di organizzare una risposta collettiva.”
Tra gli obiettivi dichiarati c’è la promozione di un uso più diffuso di organoidi e dispositivi organ on chip, non solo in ambito accademico ma anche nell’industria farmaceutica, dove la propensione a mantenere pratiche consolidate basate su modelli animali può rallentare l’adozione di alternative più predictive e etiche.
Maurizio Aiello ha aggiunto:
“Puntiamo a sviluppare attività di advocacy presso i regolatori — a partire dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo, dall’Ema e dall’Aifa — per creare percorsi normativi che favoriscano l’integrazione di questi sistemi nei processi di valutazione dei farmaci.”
Implicazioni regolatorie e collaborazione
I promotori sottolineano l’importanza di dialogare con le autorità regolatorie per definire criteri di validazione, standard metodologici e percorsi di accettazione dei dati ottenuti con metodi non animali. In questo senso, l’esistenza di iniziative regolatorie rivolte all’innovazione facilita il confronto tra sviluppatori e valutatori, con l’obiettivo di tradurre i risultati sperimentali in evidenze utili per le autorizzazioni e la tutela della sicurezza dei pazienti.
Maurizio Aiello ha dichiarato:
“I policy maker stanno spingendo sui metodi alternativi; l’Ema ha attivato una task force per l’innovazione che favorisce il dialogo con chi sviluppa soluzioni alternative. Siamo aperti all’ingresso di nuovi soci, comprese le case farmaceutiche che dispongono di vaste banche dati di sperimentazioni su animali, le quali potrebbero essere confrontate con i risultati ottenuti con organoidi e dispositivi organ on chip.”
Questa condivisione di dati e competenze potrebbe accelerare il riconoscimento delle nuove metodologie come strumenti validi nel processo preclinico, contribuendo a ridurre l’uso di animali, migliorare la predittività dei test e contenere tempi e costi di sviluppo dei farmaci. Resta tuttavia cruciale il lavoro congiunto su standard, replicabilità e criteri di qualità per garantire che i dati siano robusti e accettabili per le valutazioni regolatorie.