Pannelli: il settore chiede di escludere l’urea dal CBAM
- 27 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Gli effetti del CBAM stanno già comprimendo i conti dell’industria dei pannelli. Entrato in vigore lo scorso 1° gennaio, il meccanismo mira a tassare le importazioni di materie prime e semilavorati la cui produzione comporta emissioni significative di CO2, con ripercussioni sui costi di filiera.
Il Carbon Border Adjustment Mechanism della Unione Europea applica un prezzo sul carbonio alle merci importate per evitare che la produzione ad alta intensità di emissioni venga spostata fuori dall’area comunitaria. Tra i prodotti interessati figura l’urea, un derivato del gas naturale impiegato soprattutto in agricoltura (circa l’85% dell’uso) e, in misura minore, nell’industria come materia prima per colle e altri semilavorati.
Secondo le stime fornite da Assopannelli all’interno di FederlegnoArredo, l’introduzione del meccanismo potrebbe tradursi in un aumento dei costi di importazione dell’urea — la cui produzione europea è drasticamente diminuita negli ultimi anni a causa del rialzo dei prezzi del gas naturale — con un impatto sui costi di produzione dei pannelli stimato fino al 12%. Al momento i rincari registrati si collocano nell’ordine del 2-3%, non ancora trasferiti in misura rilevante ai settori a valle, come l’arredamento.
La proposta della Commissione europea
Per attenuare gli effetti sui prezzi, la Commissione europea ha proposto la sospensione, per un anno, delle regole di trattamento della nazione più favorita (NPF) sulle importazioni di alcuni fertilizzanti azotati e dei principali input per la loro produzione, come l’ammoniaca e l’urea. La sospensione prevederebbe contingenti esenti da dazi estesi a tutti i paesi, con l’esclusione di Russia e Bielorussia, per le quali si ipotizza piuttosto un inasprimento delle misure tariffarie nell’ambito della revisione delle sanzioni internazionali.
La misura intende offrire sollievo temporaneo alle catene di approvvigionamento europee, ma è limitata nella portata: riguarda le tariffe di importazione ma non elimina l’effetto del prezzo del carbonio incorporato nei prodotti una volta che il CBAM è applicato.
Paolo Fantoni ha dichiarato:
“Accogliamo con attenzione la proposta della Commissione europea e, pur riconoscendo i limiti rispetto alle criticità del settore, apprezziamo i tentativi di miglioramento. Dalle nostre analisi emerge che la quota di importazioni di urea proveniente da Paesi effettivamente soggetti ai dazi è marginale rispetto al totale e i principali Paesi da cui importiamo non applicano alcun dazio.”
Le associazioni di imprese del legno chiedono però interventi più incisivi: sostengono che la sola sospensione dei dazi non neutralizzerà l’onere aggiuntivo generato dall’entrata in vigore del CBAM e chiedono la sospensione dell’applicazione del meccanismo specificamente sull’urea.
Paolo Fantoni ha aggiunto:
“L’impatto reale della sospensione dei soli dazi sarebbe limitato e non compenserebbe i costi aggiuntivi derivanti dall’entrata in vigore del meccanismo CBAM.”
Implicazioni per la filiera e scenari possibili
Se i rincari sull’urea dovessero consolidarsi, è plausibile una trasmissione dei maggiori costi alle fasi successive della filiera: dalla produzione di pannelli alla lavorazione per mobili e componenti, fino all’aumento dei prezzi finali per i consumatori. La situazione solleva questioni di politica industriale, tra cui la necessità di favorire investimenti per la decarbonizzazione della produzione di fertilizzanti (ad esempio attraverso ammoniaca verde) e misure di sostegno temporanee per le imprese più esposte.
Gli operatori chiedono inoltre maggiore coordinamento tra le istituzioni europee e nazionali per monitorare l’andamento dei prezzi, verificare l’effettiva incidenza delle misure proposte e valutare strumenti alternativi che evitino distorsioni della concorrenza e garantiscano la sostenibilità industriale nel medio termine.