Industria, i beni strumentali spingono i ricavi: +0,6% nel 2025, ma l’export è in calo
- 27 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il quadro resta comunque misto: se da un lato l’indice dei ricavi si colloca 13 punti sopra il livello base del 2021, dall’altro il calo iniziato a metà 2022 è proseguito quasi ininterrottamente e il recente lieve recupero non è sufficiente a compensare la contrazione dell’ultimo biennio.
Andamento generale del fatturato industriale
A dicembre 2025 si stima che il fatturato dell’industria, depurato degli effetti stagionali, sia cresciuto dello 0,5% in termini di valore e dell’1,7% in termini di volume rispetto al mese precedente.
Sul mercato interno la variazione è risultata nulla in valore e positiva del 2,3% in volume, mentre sul mercato estero si registrano incrementi dell’1,3% in valore e dello 0,7% in volume.
Per il comparto dei servizi si stima a dicembre una crescita congiunturale dell’1,0% in valore e dello 0,8% in volume, con aumenti sia nel commercio all’ingrosso sia negli altri servizi.
Differenze per raggruppamenti industriali
Gli indici destagionalizzati riferiti ai principali raggruppamenti mostrano aumenti congiunturali per i beni di consumo (+1,4%) e per i beni intermedi (+0,7%), mentre si osservano diminuzioni per i beni strumentali (-0,2%) e per il settore energia (-1,6%).
Nel quarto trimestre del 2025 il fatturato industriale, corretto per gli effetti stagionali, è aumentato dello 0,4% in valore e dell’1,1% in volume; nello stesso periodo, i servizi hanno segnato un modesto aumento dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume.
Sul confronto tendenziale a dicembre 2025 il fatturato industriale corretto per gli effetti di calendario registra un incremento del 3,6% in valore e del 4,8% in volume, con prestazioni positive sia sul mercato interno sia su quello estero.
Dichiarazioni istituzionali e indicazioni di politica economica
Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, ha commentato la situazione sottolineando segnali positivi ma anche molte criticità.
“Il recupero del fatturato nel 2025 per l’industria è un segnale positivo. Naturalmente la situazione internazionale è molto complicata e non bisogna avere troppe illusioni. Per consolidare questo recupero servono interventi a livello nazionale: il costo dell’energia è un fattore su cui intervenire e occorre incentivare ulteriormente gli investimenti. Ricordiamo che molti degli investimenti promessi dalla legge finanziaria sono ancora fermi.”
Le osservazioni toccano temi centrali per la competitività: il costo dell’energia, la capacità di attrarre e realizzare investimenti produttivi e l’efficacia delle misure pubbliche che accompagnano la transizione tecnologica e ambientale.
Falsa partenza per l’export
Nonostante segnali positivi sul fronte interno, il periodo di inizio anno mostra criticità per l’export: a gennaio le vendite verso paesi extra-UE registrano un calo significativo, con una flessione tendenziale che evidenzia una perdita di momentum rispetto ai mesi precedenti.
Dal punto di vista settoriale, la diminuzione dell’export è principalmente dovuta al calo delle vendite di energia (-38,0%) e di beni strumentali (-15,1%), mentre aumentano le esportazioni di beni intermedi (+5,3%).
Geograficamente la frenata è diffusa: registri negativi importanti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone, con contrazioni anche nel Medio Oriente e in India. In controtendenza figurano soltanto la Cina e la Svizzera, dove le vendite estere segnano aumenti a doppia cifra.
Implicazioni e prospettive
La combinazione di un recupero interno moderato e di una domanda estera debole impone una strategia articolata: misure per ridurre i costi energetici, accelerazione degli investimenti produttivi e incentivi per l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese.
Dal punto di vista istituzionale, il coordinamento tra politiche fiscali, mercato del lavoro e politiche industriali risulta cruciale per trasformare il recupero congiunturale in crescita sostenibile e per tutelare occupazione e capacità produttiva a medio termine.
In assenza di interventi mirati, il lieve miglioramento dei dati potrebbe rivelarsi fragile: rafforzare la catena degli investimenti, sbloccare le risorse già stanziate e favorire la competitività internazionale sono elementi chiave per consolidare il trend positivo.