Dal passato al futuro: le criptovalute e la rivoluzione nei piani 401(k)
- 27 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Buon giovedì, consulenti: nella newsletter di oggi David Lawant, responsabile ricerca di Anchorage Digital, analizza l’evoluzione del ruolo delle criptovalute nei piani 401(k) alla luce di recenti sviluppi regolamentari che stanno aprendo la strada a nuovi investimenti. Nella rubrica “Chiedi all’esperto”, Kevin Tam risponde a domande sull’adozione delle criptovalute nel mondo, prendendo spunto dalle più recenti posizioni istituzionali e dai filing regolamentari.
Modernizzare il risparmio previdenziale: passato, presente e futuro delle criptovalute nei piani 401(k)
Il sistema pensionistico degli Stati Uniti sta per attraversare un punto di svolta strutturale. Per oltre dieci anni il mercato dei piani 401(k), che vale complessivamente circa 10 trilioni di dollari, è rimasto per lo più distante dalle attività digitali a causa di incertezze regolamentari e timori legali. Un mutamento deciso nella politica federale ha trasformato il 2026 nel potenziale anno di integrazione, aprendo la strada a una progressiva inclusione delle criptovalute nelle scelte di investimento pensionistico.
Il ruolo centrale in questo processo è svolto dal Department of Labor (DOL), l’agenzia incaricata di far rispettare la legge federale ERISA del 1974, che stabilisce standard minimi per i piani pensionistici e sanitari del settore privato. Nel marzo 2022 il DOL aveva emanato la Compliance Assistance Release No. 2022-01, che di fatto imponeva un livello di cautela estremo nei confronti delle criptovalute per i fiduciari dei piani, scoraggiandone l’inclusione a causa del rischio di indagini mirate.
Il cambio di rotta si è materializzato con la rescissione di quella linea prudenziale: il 28 maggio 2025 il DOL ha pubblicato la Compliance Assistance Release No. 2025-01, che ha annullato le precedenti direttive restrittive, affermando che la politica del 2022 si era discostata dall’approccio neutrale e basato sui principi storicamente adottato dall’agenzia. La nuova indicazione richiama lo standard giuridico stabilito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo cui i fiduciari devono operare con prudenza valutando contestualmente rischio e rendimento, e non applicando divieti categorici a intere classi di asset.
Un impulso ulteriore è arrivato dall’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il 7 agosto 2025, intitolato “Democratizing Access to Alternative Assets for 401(k) Investors”. Tale direttiva ha ridefinito l’orientamento governativo, passando da una posizione prevalentemente cautelativa a un mandato più attivo volto a facilitare l’accesso agli “asset alternativi”, con le criptovalute esplicitamente incluse insieme a classi già consolidate come private equity e real estate.
Prospettive sulle linee guida del DOL e scenari di adozione
Nei primi mesi del 2026 il DOL ha sottoposto all’Office of Management and Budget (OMB) un progetto di regolamentazione che dovrebbe chiarire il trattamento degli asset alternativi e delineare il processo fiduciario appropriato. Il documento, ancora in fase di revisione, potrebbe essere pubblicato per commento pubblico a breve: l’attenzione è concentrate sulla struttura del cosiddetto “fiduciary safe harbor”, un quadro normativo che mira a proteggere i fiduciari da responsabilità per perdite di investimento purché siano rispettati criteri specifici.
I pilastri attesi di questa safe harbor includono requisiti di custodia qualificata, limiti di liquidità e tetti di allocazione in portafoglio. Tali misure hanno lo scopo di rendere più prevedibile il processo decisionale per i fiduciari e di fornire una checklist operativa che consenta l’inclusione responsabile delle criptovalute nei piani pensionistici.
Anche dopo l’eliminazione dell’ostacolo regolamentare principale, l’adozione diffusa è probabile che avvenga in modo graduale, su un orizzonte pluriennale piuttosto che con un’adozione improvvisa. La transizione passa dalla complessità degli attuali Self-Directed Brokerage Accounts (SDBA), caratterizzati da elevata attrito, verso un’integrazione più fluida nelle linee di investimento principali e nei Target Date Funds (TDF). Questa evoluzione dipenderà dalla disponibilità dei fiduciari a includere alternative e dalla compatibilità tecnologica delle piattaforme di erogazione dei piani.
Gli advisor e i consulenti istituzionali come Mercer, Aon e Willis Towers Watson svolgono un ruolo di gatekeeper: la loro approvazione tecnica e di processo è spesso prerequisito per l’adozione su ampia scala. Parallelamente, il settore dovrà colmare il divario tra le infrastrutture tradizionali dei fondi comuni e l’ecosistema delle infrastrutture digitali per assicurare che i sistemi 401(k) possano gestire in modo sicuro e operativo gli asset digitali.
Il valore strategico del mercato 401(k) non risiede solo nelle dimensioni, ma anche nel profilo di flusso che agisce da ammortizzatore della volatilità. Le contribuzioni automatiche bimestrali, tipicamente non discrezionali, garantiscono un’offerta di capitale relativamente inelastica al prezzo, fornendo un sostegno costante ai mercati anche in fasi di ribasso. Questo meccanismo è rafforzato dai conti gestiti e dai TDF, che istituzionalizzano pratiche di ricomposizione automatica del portafoglio, acquistando in correzione per riportare le allocazioni verso i target prefissati.
A differenza del rapido ingresso sul mercato visto con alcuni ETF spot, l’integrazione nelle pensioni sarà verosimilmente un’onda di accumulo progressiva. Tuttavia, per via della dimensione e della stabilità di questo universo di investitori, il 2026 è destinato a passare alla storia come l’anno in cui il ruolo delle criptovalute nel “nido” pensionistico americano è diventato un elemento permanente e rilevante.
David Lawant, responsabile della ricerca presso Anchorage Digital, offre questo quadro analitico per valutare implicazioni pratiche e normative dell’adozione delle criptovalute nei piani pensionistici.
Chiedi all’esperto: domande e risposte sull’adozione globale
Domanda: Cosa accomuna il Norges Bank e alcuni hedge fund esteri?
Molti hedge fund internazionali, soprattutto di provenienza da Hong Kong e dal Regno Unito, stanno aumentando significativamente l’esposizione regolamentata ai mercati delle criptovalute, accumulando quote di ETF spot su bitcoin per costruire posizione nei loro portafogli. Alcuni operatori hanno riportato concentrazioni di portafoglio molto elevate in prodotti specifici, segnalando un interesse deciso verso esposizioni regolamentate e facilmente negoziabili.
Fondi pensione sovrani e istituzionali mostrano dinamiche diverse ma parallele: ad esempio, l’esposizione al settore creata da posizioni in strumenti collegati a bitcoin è cresciuta in paesi come la Corea del Sud, dove il National Pension Service ha incrementato la propria allocazione in titoli legati a strategie digitali.
Domanda: La scommessa sul bitcoin da parte del sistema bancario canadese si sta raffreddando?
Nel quarto trimestre del 2025 la National Bank of Canada ha ridotto significativamente la propria posizione in esposizioni legate a strumenti di investimento connessi a bitcoin, con un taglio di circa il 51% rispetto al periodo precedente. La riduzione è avvenuta contestualmente a una flessione del titolo sottostante, e la banca deteneva anche opzioni put come parte della sua strategia di copertura.
Domanda: Cosa ci indica la roadmap regolamentare globale sulla traiettoria del bitcoin verso il 2026 e oltre?
La direzione generale è verso una maggiore legittimazione e integrazione regolamentare. Nei mesi precedenti sono stati varati quadri normativi rilevanti: l’implementazione di MiCAR nell’Unione Europea nel giugno 2025, l’approvazione del GENUIS Act negli Stati Uniti a luglio 2025 e l’istituzione di framework formali per gli asset digitali in giurisdizioni come Hong Kong, Singapore e gli Emirati Arabi Uniti.
Guardando oltre, le autorità canadesi di vigilanza sui mercati finanziari stanno valutando proposte per ampliare la tokenizzazione di titoli e la possibile quotazione di ETF tokenizzati entro la fine del 2026. Questo coordinamento normativo globale favorisce la nascita di un ecosistema più prevedibile per gli investitori istituzionali, che considerano i prodotti digitali sempre più come strumenti utili per la diversificazione e la crescita a lungo termine.
Kevin Tam, specialista in ricerca sugli asset digitali, sottolinea come la chiarezza regolamentare e la proliferazione di ETF su asset digitali stiano ridefinendo la percezione istituzionale di queste strategie.