BTC torna sotto i 65.500 dollari: MSTR, COIN e CRCL affondano per i rischi macro

Bitcoin è sceso di nuovo sotto i 66.000 dollari nella prima parte della sessione statunitense, mentre l’aumento dei rischi macroeconomici ha spinto gli investitori lontano dagli asset più rischiosi.

Nelle ultime ore la criptovaluta di riferimento ha annullato gran parte della forte salita di mercoledì, perdendo circa il 3% dai livelli di 68.000 dollari e attestandosi attorno a 65.600 dollari nella mattinata.

Il paniere più ampio delle criptovalute, il CoinDesk 20 Index, è sceso del 2,3% nelle ultime 24 ore, con Ether, XRP e Solana che hanno registrato ribassi comparabili.

I titoli legati al mondo crypto hanno seguito il movimento, restituendo parte dei guadagni registrati all’inizio della settimana. MicroStrategy (MSTR), il maggiore detentore aziendale di bitcoin, ha perso il 3%, mentre Coinbase (COIN) è sceso di oltre il 2%.

L’emittente di stablecoin Circle (CRCL) ha ceduto quasi il 5%, interrompendo il rimbalzo che aveva portato il titolo a guadagnare quasi il 50% in poche sedute.

I miner, sempre più percepiti come collegati alla costruzione di infrastrutture per l’AI, hanno performato peggio: IREN, Cipher Mining (CIFR), Core Scientific (CORZ) e TeraWulf (WULF) hanno registrato perdite tra il 6% e l’8%.

Il movimento si è verificato mentre i principali indici azionari statunitensi scivolavano: il Nasdaq ha perso lo 0,8% e il S&P 500 lo 0,6%.

Fattori macroeconomici dietro il movimento

Tra i motivi che hanno alimentato il nervosismo degli investitori c’è una lettura dell’inflazione alla produzione superiore alle attese: l’indice PPI core è salito del 3,6% su base annua, oltre la stima del 3,0% e in aumento rispetto al 3,3% precedente.

Il dato ha ridotto le speranze di un proseguimento del raffreddamento dell’inflazione e ha spinto i mercati a scontare con più probabilità l’assenza di tagli dei tassi nella riunione del Federal Reserve prevista per il 18 marzo.

Restano inoltre evidenti tensioni nei mercati del credito, con gli spread che si sono ampliati ai massimi degli ultimi quattro mesi, un fattore che penalizza la propensione al rischio. Durante la sessione, società di private equity come KKR, Ares e Apollo Global Management hanno ceduto tra il 6% e il 7%, toccando nuovi minimi.

Parallelamente, il clima geopolitico ha contribuito all’aumento dell’incertezza: le probabilità indicate dai mercati predittivi di possibili azioni militari degli U.S. contro l’Iran sono salite dopo che il personale dell’ambasciata americana ha iniziato evacuazioni da aree in Israel, alimentando ulteriori timori sui mercati globali e sui prezzi delle materie prime.

Flussi verso i rifugi e l’impatto sui rendimenti

Nei mercati obbligazionari, il rendimento del 10-year U.S. Treasury è sceso sotto il 4% per la prima volta da novembre 2024, segnalando un riposizionamento verso strumenti considerati più sicuri.

I metalli preziosi hanno continuato il loro rally: l’oro è salito dell’1%, superando i 5.230 dollari l’oncia, mentre l’argento è balzato del 4% tornando sopra i 92 dollari.

Il petrolio ha guadagnato terreno, con il greggio che è salito del 2,3% oltre i 67 dollari al barile, riflettendo sia le tensioni geopolitiche sia i movimenti nei mercati finanziari più ampi.

In conclusione, il mix di letture macro più forti del previsto, allargamento degli spread creditizi e crescenti rischi geopolitici ha ridotto l’appetito per il rischio, determinando il rientro dei prezzi delle criptovalute e di alcuni titoli collegati all’ecosistema digitale. Gli operatori restano attenti alle prossime pubblicazioni economiche e alle decisioni delle autorità monetarie, che continueranno a influenzare la direzione dei mercati.