Un fondo da 100 milioni di dollari per la campagna legato alle crypto e pro-Trump finora non si è materializzato

Nel ciclo elettorale americano più recente, il settore delle criptovalute ha dimostrato che una spesa politica dell’ordine dei 100 milioni di dollari può influenzare in modo significativo le decisioni in Congresso; per questo, quando un nuovo comitato politico emergente annunciò anonimamente l’intenzione di mettere sul tavolo la stessa cifra per il 2026, molti interpretarono la mossa come l’arrivo di una voce potente e inedita nella politica degli asset digitali.

Quel comitato, presentato come Fellowship PAC, tuttavia non si è mai concretizzato nella pratica: alla fine non sono emerse risorse operative né donatori identificabili, e le sue attività pubbliche si sono limitate a pochi segnali online.

Promesse iniziali e informazioni pubbliche

In un comunicato diffuso a settembre, che attirò grande attenzione, il gruppo si distinse per l’enfasi su trasparenza e fiducia, lasciando intendere un approccio diverso rispetto ai principali attori già presenti nel mondo dei super PAC a favore delle criptovalute.

Fellowship PAC said:

“A differenza di precedenti iniziative politiche, la missione del Fellowship PAC è definita dalla trasparenza e dalla fiducia, garantendo che l’azione politica sostenga direttamente l’ecosistema più ampio invece di interessi ristretti o individuali.”

Nel materiale di lancio non furono però indicati dirigenti principali, elenchi di donatori o membri del personale chiave, e i registri disponibili pubblicamente non attestano contributi finanziari effettivi a sostegno dell’attività operativa.

Collegamenti aziendali e comunicazioni ufficiali

Tra i sostenitori che la stampa specializzata aveva ipotizzato potesse includere il nuovo PAC figurava Tether, noto emittente di stablecoin come USDT e attivo in vari mercati, recentemente anche con una struttura dedicata negli Stati Uniti e un token denominato USAT. I portavoce della società, interpellati, hanno tuttavia negato l’esistenza di un controllo da parte della casa madre internazionale nei confronti del comitato.

Tether spokesman said:

“Tether International non ha alcuna affiliazione né supervisione su Fellowship, quindi eventuali richieste possono essere indirizzate al sito e all’email associati al Fellowship.”

Fellowship registrò comunque il proprio nome come super PAC presso la Federal Election Commission, indicando come tesoriere Mitchell Nobel, responsabile della strategia per gli asset digitali presso Cantor Fitzgerald — gruppo finanziario che negli anni recenti ha gestito anche patrimonio collegato a Tether e il cui ex amministratore delegato è stato Howard Lutnick.

Assenza di fondi e vincoli normativi

I registri della Federal Election Commission mostrano però che il Fellowship PAC non ha raccolto né dichiarato risorse: le ultime dichiarazioni ufficiali riportano fondi disponibili pari a zero, segnalando che la promessa di una campagna da 100 milioni di dollari non si è tradotta in liquidità sul conto del comitato.

Le regole elettorali statunitensi vietano che un PAC sia finanziato da entità estere: la presenza di capitali stranieri nell’ambito delle campagne rivolse agli elettori degli Stati Uniti è da sempre fonte di preoccupazione istituzionale e può attirare approfondimenti regolatori. Anche se un coinvolgimento si fosse limitato a una controllata locale, quest’ultima sarebbe dovuta dimostrare che i fondi sono stati generati negli Stati Uniti e che le decisioni politiche non siano influenzate da cittadini stranieri.

Il raggruppamento concorrente e il quadro politico

Nel frattempo, il principale super PAC finora attivo nel comparto resta Fairshake, che ha dichiarato di disporre di una dotazione cospicua e di aver già iniziato a destinare risorse per sostenere candidati favorevoli alle criptovalute. Nel ciclo elettorale del 2024, Fairshake ha supportato oltre cinquanta candidati di entrambi i partiti poi eletti al Congresso; tra i finanziatori principali figurano società del settore tecnologico e finanziario come Coinbase, a16z e Ripple.

Con le primarie del 2026 già in avvicinamento, qualsiasi nuovo soggetto intenzionato a entrare nel gioco degli investimenti politici rischia di trovarsi in ritardo rispetto a comitati già attivi e finanziati, e di ottenere una capacità d’influenza diminuita rispetto alle intenzioni iniziali.

Resta dunque incerta la possibilità che la promessa di Fellowship — di sostenere con 100 milioni di dollari candidati pro-innovazione e pro-criptovalute impegnati a preservare il ruolo degli Stati Uniti come leader globale negli asset digitali — si traduca in un contributo reale alla competizione elettorale del 2026.