Grant Cardone punta a tokenizzare il portafoglio immobiliare da 5 miliardi di dollari della sua società

Grant Cardone, noto imprenditore immobiliare, sta predisponendo la tokenizzazione dell’intero portafoglio immobiliare della sua società, valutato circa 5 miliardi di dollari. L’iniziativa, annunciata sui social, vuole trasformare gli asset in strumenti digitali per ampliare l’accesso e la negoziabilità presso investitori istituzionali e retail.

Grant Cardone said:

“garanzie e liquidità nei mercati secondari.”

Cardone Capital gestisce proprietà multifamiliari e immobili commerciali negli Stati Uniti. La società ha anche integrato nella propria strategia finanziaria l’acquisto di criptovalute: a giugno ha acquistato 1.000 BTC e ha dichiarato l’intenzione di incrementare ulteriormente l’esposizione in Bitcoin come parte di una strategia di lungo termine.

Che cos’è la tokenizzazione

La tokenizzazione converte asset tradizionali — come immobili, obbligazioni o fondi — in rappresentazioni digitali registrate su una blockchain. Questo processo consente la frazionabilità della proprietà, la digitalizzazione dei registri e potenzialmente la semplificazione delle procedure di compravendita e regolamento, aprendo la strada a mercati più accessibili e a una maggiore partecipazione degli investitori.

I sostenitori sottolineano vantaggi operativi come la tracciabilità delle quote, tempi di regolamento più rapidi e possibilità di creare mercati secondari più liquidi. Tuttavia, esperti del settore avvertono che la regolamentazione disomogenea e la scarsa profondità dei mercati secondari possono limitare l’effettiva liquidità degli strumenti tokenizzati; su questi aspetti si sono concentrate recenti analisi di mercato condotte da società di consulenza come EY.

Altri attori e iniziative nel settore

Anche altri grandi operatori immobiliari stanno esplorando soluzioni analoghe. La Trump Organization, ad esempio, ha annunciato progetti per tokenizzare flussi di ricavo legati a un nuovo resort nelle Maldives. Allo stesso modo, Barry Sternlicht di Starwood Capital, gruppo che gestisce asset per oltre 125 miliardi di dollari, ha dichiarato di essere pronto alla tokenizzazione, pur evidenziando ostacoli regolatori negli Stati Uniti.

Ostacoli normativi e prospettive di mercato

La normativa rimane il principale fattore critico. Nei diversi ordinamenti si registrano approcci divergenti su classificazione, obblighi di trasparenza e requisiti di capitale per strumenti tokenizzati. Negli Stati Uniti in particolare, la definizione giuridica degli strumenti e la supervisione delle autorità rendono complesse le iniziative su larga scala, inducendo molti operatori a attendere indicazioni regolatorie più chiare prima di ampliare le emissioni tokenizzate.

Nonostante le incertezze, le previsioni sul mercato sono ambiziose: la società di consulenza Deloitte ha stimato che fino a 4.000 miliardi di dollari di immobili potrebbero essere tokenizzati entro il 2035, con una crescita annua composta stimata intorno al 27%. Queste proiezioni riflettono aspettative di diffusione della tecnologia e di maggiore appetito degli investitori per strumenti digitali e frazionati.

Per gli investitori e le istituzioni, i benefici potenziali includono accesso a quote frazionarie, maggiore trasparenza e possibili miglioramenti nella liquidità. I rischi comprendono invece complessità regolamentari, problemi di governance dei token, rischi di cybersecurity, valutazioni non standardizzate e mercati secondari ancora poco profondi che possono limitare la convertibilità in contanti.

La decisione di Grant Cardone di avviare la tokenizzazione del suo portafoglio posiziona Cardone Capital tra i promotori di un cambiamento strutturale nel settore immobiliare, dove l’adozione su vasta scala dipenderà dall’evoluzione normativa, dalla costruzione di infrastrutture di mercato e dalla fiducia degli investitori nelle nuove tecnologie.