Fondi patrimoniali virano verso le criptovalute mentre peggiora la prospettiva di rendimento degli investimenti tradizionali

Endowment e fondazioni stanno rivedendo le loro strategie di allocazione: con rendimenti attesi più deboli dagli asset tradizionali, molte istituzioni stanno valutando l’inclusione di asset digitali nei portafogli.

Alla conferenza iConnections, diversi direttori degli investimenti hanno osservato che il modello che ha generato performance negli ultimi dieci anni potrebbe non ripetersi nel prossimo decennio. Le valutazioni azionarie restano elevate, gli spread creditizi sono vicini ai minimi storici e i mercati privati appaiono affollati, riducendo lo spazio per errori di posizionamento.

Pressioni sui rendimenti e vincoli strutturali

Per molte fondazioni private la matematica dei rendimenti è diventata stringente: bisogna finanziare prelievi obbligatori, costi operativi e obiettivi di lungo periodo. Questo spinge i team di investimento a cercare fonti di rendimento alternative oltre a azioni, obbligazioni e private equity tradizionali.

Carlos Rangel said:

“If you don’t earn returns of 8% the model doesn’t work.”

La frase, pronunciata da un responsabile della W.K. Kellogg Foundation, riassume la sfida: se il rendimento atteso scende sotto determinate soglie, il modello di erogazione delle risorse e la sostenibilità delle attività filantropiche diventano difficili da mantenere.

Alla ricerca di rendimento: l’interesse per gli asset digitali

In questo contesto alcune endowment universitarie e grandi fondazioni hanno iniziato a esplorare i mercati delle criptovalute, un tempo considerati troppo volatili o operativamente complessi per investitori istituzionali. Investimenti indiretti tramite fondi di venture capital orientati al crypto esistono da anni, mentre approvazioni regolamentari recenti hanno reso disponibili veicoli più semplici come gli ETF spot su bitcoin e ether.

Alcune grandi università hanno dichiarato posizioni in questi ETF nelle ultime comunicazioni pubbliche ai mercati, una scelta che segnala come gli asset digitali si stiano spostando dalla periferia verso il perimetro degli strumenti istituzionali disponibili.

Nonostante l’interesse, il settore digitale è stato particolarmente volatile: nell’ultimo anno bitcoin ha registrato una flessione significativa, mentre indici azionari più ampi hanno performato meglio. Queste dinamiche rendono le allocazioni in crypto più rischiose e destinate a essere trattate come posizioni satellitari ad alta volatilità nei portafogli degli endowment.

Performance recente e orizzonte di investimento

Nel confronto tra asset, negli ultimi dodici mesi bitcoin ha mostrato segni di sottoperformance rispetto ai mercati azionari. Al contempo, molte istituzioni guardano al lungo termine e possono assorbire drawdown temporanei in vista di potenziali guadagni futuri.

Questo approccio spiega perché, nonostante la volatilità, alcune endowment considerino allocazioni limitate verso asset digitali: la combinazione di orizzonte pluriennale e capacità di sostenere oscillazioni di breve periodo può giustificare una sperimentazione controllata.

Rischi, opportunità e prospettive strategiche

Più in generale, i partecipanti al dibattito hanno sottolineato che la sfida non riguarda solo una singola classe di attività. L’ampiezza delle valutazioni e la concentrazione di capitale nei mercati privati comprimono sia i rendimenti attesi sia la capacità di generare alpha. Per questo motivo alcuni gestori stanno valutando di spingersi “più in là sulla curva del rischio” e adottare strategie finora poco esplorate.

Kim Lew said:

“I think in general, our expectations are that for all of the traditional asset classes that we’ve invested in, we sort of believe this is both return compression and probably Alpha compression.”

Questa analisi, riportata dal management della Columbia Investment Management Company, riflette la necessità di rivedere l’asset allocation e di considerare trade-off più ampi tra rischio, liquidità e orizzonte temporale.

Columbia Lew said:

“I think it’s a really hard setup for outstanding returns.”

In conclusione, molte endowment stanno bilanciando la ricerca di nuove fonti di rendimento con un’attenta valutazione dei rischi operativi e di mercato. La crescita dell’interesse istituzionale verso gli asset digitali apre opportunità, ma richiede governance rigorosa, competenze specifiche e una chiara definizione dei limiti di esposizione nel contesto di portafogli a lungo termine.