Confusione sui dazi, Orsini: cautela necessaria, vero problema il cambio euro-dollaro, energia primo costo

In un’intervista al Giornale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha affrontato temi centrali per la competitività italiana: commercio estero, cambio valutario, ruolo dello Stato, rapporti con la Cina e con i Stati Uniti, politica industriale, mercato interno, casa e politiche salariali.

Contesto internazionale e competitività

Emanuele Orsini ha detto:

“La confusione è grande, ma invito alla cautela. In fondo la media mondiale delle tariffe è intorno al 12%. Non a caso il Made in Italy ha continuato a vendere. Il vero tema è il cambio euro-dollaro: con una moneta troppo forte perdiamo competitività rispetto a Paesi come il Giappone.”

Orsini ha richiamato l’attenzione sul ruolo del tasso di cambio nella perdita di competitività industriale e sull’importanza di valutare l’effetto delle misure protezionistiche in un quadro globale. Ha sottolineato che le politiche commerciali devono tenere conto delle dinamiche valutarie e della concorrenza non sempre basata sulle stesse regole sociali e ambientali.

Rapporti con la Cina e saldo commerciale

Emanuele Orsini ha detto:

“Indubbiamente abbiamo un problema con la Cina: basti dire che nel 2025 l’Italia ha registrato un saldo commerciale positivo di 34 miliardi con i Stati Uniti e negativo per 46 miliardi con la Cina, peraltro in aumento. C’è evidentemente qualcosa che non funziona. La concorrenza deve essere leale: stesse regole sociali e ambientali.”

Questa osservazione apre il tema della necessità di riforme multilaterali e di strumenti internazionali che assicurino parità di condizioni. Il presidente di Confindustria ha richiamato l’attenzione sulle diversità normative e produttive che influenzano i flussi commerciali e sulla necessità di un approccio coordinato a livello europeo per proteggere i settori strategici.

Mercato interno e ruolo della politica monetaria

Fabio Panetta sostiene che la crescita non può basarsi esclusivamente sull’export, un punto che Orsini ha riconosciuto come centrale nelle strategie di medio termine.

Emanuele Orsini ha detto:

“Ha ragione: serve un mercato interno forte. La produzione industriale oggi è frenata anche dall’attesa degli incentivi. Quando partiranno, vedremo una ripresa.”

Il richiamo è alla necessità di stimolare la domanda interna attraverso politiche che favoriscano investimenti produttivi, infrastrutture e incentivi efficaci. Un mercato interno robusto è visto come complemento necessario all’azione sul fronte estero per sostenere la crescita e l’occupazione.

Strumenti pubblici e incentivi

Emanuele Orsini ha detto:

“Strumenti come i contratti di sviluppo possono essere una buona soluzione se viene migliorata la regola della misura degli incentivi: ogni euro pubblico attiva investimenti privati molto superiori. È un meccanismo win‑win.”

Orsini ha richiamato l’importanza di calibrare gli incentivi pubblici per massimizzare l’effetto leva sugli investimenti privati. I contratti di sviluppo sono meccanismi volti a sostenere progetti industriali rilevanti, ma richiedono regole chiare sul monitoraggio, sugli impatti occupazionali e sulle condizioni ambientali.

Rapporto con la Germania e vocazione europea

Emanuele Orsini ha detto:

“Sì. Il 52% del nostro export va in Europa. L’asse industriale con Berlino è fondamentale.”

L’interdipendenza industriale con la Germania conferma il carattere integrato della catena del valore europea. Rafforzare l’asse industriale con Berlino significa lavorare su armonizzazione normativa, politiche energetiche comuni e infrastrutture transfrontaliere per mantenere la manifattura competitiva in Europa.

Eurobond e mercato dei capitali

Emanuele Orsini ha detto:

“Se non si comincia non si arriva. Sono quarant’anni che se ne parla. È ora di partire. Con una moneta forte possiamo attrarre capitali globali, ma servono il mercato unico dei capitali e strumenti come il debito comune.”

Con il termine Eurobond si indica l’idea di un debito comune europeo che potrebbe abbassare il costo del finanziamento per gli Stati e favorire investimenti condivisi. Orsini ha sottolineato che per attrarre capitali internazionali è necessario completare il mercato unico dei capitali, creare strumenti comuni e regole finanziarie coerenti a livello europeo.

Casa, mercato del lavoro e politiche sociali

Emanuele Orsini ha detto:

“Sul piano casa la sfida è enorme. Entro il 2040 avremo 5 milioni di lavoratori in meno. Dobbiamo attrarre competenze anche dall’estero e offrire abitazioni accessibili: l’affitto non può superare il 25-30% dello stipendio.”

Il riferimento alla contrazione della forza lavoro porta alla necessità di politiche demografiche e migratorie orientate all’attrazione di competenze, nonché a misure per rendere il mercato immobiliare più accessibile. Un tetto al peso dell’affitto sul reddito è un parametro spesso citato per garantire stabilità sociale e capacità di spesa delle famiglie.

Salari, produttività e relazioni industriali

Emanuele Orsini ha detto:

“Il dialogo con i sindacati è costruttivo: Confindustria ha firmato il 94% dei rinnovi contrattuali. Ma i salari crescono con la produttività, cioè con investimenti, infrastrutture e innovazione. Non per decreto.”

Orsini ha enfatizzato che aumenti salariali sostenibili devono essere collegati a crescita della produttività. Ciò richiede investimenti pubblici e privati in ricerca, formazione, digitalizzazione e infrastrutture, oltre a un dialogo continuo e strutturato tra imprese e parti sociali.

Nel complesso, l’intervista evidenzia la visione di Confindustria su come combinare politiche industriali, strumenti pubblici mirati e integrazione europea per preservare la manifattura in Europa e rilanciare la competitività italiana nel medio termine.



Author: Tony
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