Turismo a Venezia: il contributo d’ingresso sconfigge l’abusivismo
- 25 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
A Venezia prosegue la sperimentazione del sistema di accesso: anche per il 2026 è previsto un contributo di accesso nelle giornate indicate, per un totale di 60 giorni non consecutivi nella fascia oraria 8.30-16.00 tra aprile e luglio. Lo strumento è pensato per governare i flussi turistici e preservare l’equilibrio tra residenti e visitatori, tema centrale per le destinazioni più frequentate.
La città lagunare si conferma tra le più visitate: nel 2025 sono state registrate circa 12,92 milioni di presenze, con una netta prevalenza di turisti stranieri (circa 86,6%) e un lieve calo rispetto al 2024 (-2,4%).
Entrate e contrasto all’abusivismo
Il modello di accesso ha generato anche ricadute economiche per le casse comunali. Il sistema tariffario modulato prevede una quota agevolata di 5 euro per chi prenota con largo anticipo (almeno quattro giorni prima dell’arrivo) e una tariffa di 10 euro per le prenotazioni effettuate a partire da tre giorni antecedenti la data di arrivo.
Nel 2025 il meccanismo ha registrato 762.476 pagamenti, con un gettito complessivo vicino a 5,5 milioni di euro. Alcune isole minori restano escluse dal sistema, ma il contributo si è rivelato utile anche per contrastare l’evasione e l’abusivismo ricettivo.
I controlli condotti negli ultimi tre anni mostrano una significativa riduzione delle strutture irregolari: le unità individuate in laguna sono diminuite da 202 nel 2023 a 63 nel 2024, fino a sole 6 nel 2025. Anche nella terraferma le violazioni segnalate sono scese, passando da 71 nel 2023 a 13 nel 2025.
La collaborazione tra l’amministrazione e le forze di polizia fiscali ha contribuito a questo risultato, con scambio di informazioni e verifiche congiunte.
Simone Venturini ha commentato:
“L’introduzione del contributo di accesso ha spinto molte strutture a emergere dall’economia sommersa per poter esentare i loro ospiti. Vi è inoltre una stretta sinergia tra il Comune e la Guardia di Finanza, con la condivisione quotidiana di database e informazioni. Molti controlli sono svolti insieme al Nucleo operativo metropolitano di Venezia delle Fiamme Gialle.”
Obbligo del Cin e sanzioni
Il 2025 ha segnato l’applicazione della nuova disciplina nazionale sugli affitti brevi, che ha introdotto l’obbligatorietà del Cin (il Codice identificativo nazionale) per ogni struttura ricettiva. Il codice deve essere esposto all’esterno dell’immobile e riportato in ogni annuncio pubblicitario o comunicazione relativa agli affitti brevi.
Le verifiche e l’applicazione delle sanzioni amministrative sono demandate al Comune, con multe che possono arrivare fino a 5.000 euro in caso di inosservanza delle norme.
Secondo le elaborazioni di Aigab, risultano 8.904 alloggi che hanno richiesto e ottenuto il Cin, ma soltanto il 57% di questi è effettivamente impiegato per affitti brevi e il 31% è stabilmente presente online sulle piattaforme di prenotazione.
Nel centro storico di Venezia le infrazioni più frequenti riguardano la mancata esposizione del Cin (59 casi accertati). Tra le altre violazioni: 2 sanzioni per discrepanze nel numero di posti letto dichiarati, 3 per omessa comunicazione di variazioni della SCIA, 16 per l’applicazione di tariffe superiori a quelle pubblicate e 8 per la mancata esposizione del simbolo distintivo della classe assegnata.
La combinazione degli archivi informatici del Regione Veneto, del Comune e della Bdsr (Banca dati nazionale delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazione breve), unita al monitoraggio dei portali di prenotazione, ha inoltre permesso di individuare 532 violazioni connesse all’imposta di soggiorno.
Impatto politico e prospettive operative
L’esperienza veneziana rappresenta un caso di studio per la gestione dell’overtourism e per le politiche di regolazione dei flussi turistici nelle città d’arte. Il meccanismo del contributo di accesso e l’intensificazione dei controlli mostrano come strumenti tariffari e cooperazione istituzionale possano incidere sia sulle entrate comunali sia sulla legalità del comparto ricettivo.
Tuttavia, la replica di questo modello richiede attenzione su diversi fronti: la definizione di esenzioni e criteri oggettivi, la capacità amministrativa per i controlli, i rapporti con le piattaforme digitali e l’impatto sulle attività economiche locali. Serve inoltre un coordinamento tra livelli di governo per evitare frammentazioni normative e garantire trasparenza nella gestione dei proventi.
Nei prossimi anni l’amministrazione comunale monitorerà l’efficacia delle misure e valuterà eventuali aggiustamenti operativi e normativi per conciliare tutela del patrimonio urbano, qualità della vita dei residenti e sostenibilità del settore turistico.