Relazione antimafia: pm sotto accusa, indagini carenti su De Raho

La relazione approvata dalla Commissione Antimafia evidenzia lacune rilevanti nell’istruttoria svolta dalle procure precedenti sul ruolo di Cafiero de Raho, denunciando che l’inchiesta non avrebbe valutato adeguatamente la gravità dei comportamenti attribuiti al Procuratore nazionale antimafia.

La relazione ha osservato:

“Un ulteriore profilo di criticità riguarda il modo in cui le procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero de Raho, in quanto l’indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale. Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni.”

Criticità dell’istruttoria

Secondo il documento, la principale carenza risiede nella direzione e nella profondità dell’accertamento: molte pratiche e potenziali responsabilità organizzative non sono state esplorate con il rigore necessario, riducendo la possibilità di comprendere se e come determinati comportamenti fossero sistematici.

La Commissione ricostruisce come questa insufficienza investigativa abbia limitato la visione complessiva sull’ufficio di vertice della Direzione Nazionale Antimafia, con effetti sulla valutazione degli elementi probatori e sulla tutela dell’integrità dell’istituzione.

Consapevolezza e responsabilità del vertice

Nel testo approvato emerge l’accusa di una consapevolezza non occasionale da parte del responsabile dell’ufficio: non si tratterebbe di errori di superficialità, ma di scelte e controfirme su provvedimenti organizzativi che avrebbero legittimato prassi irregolari.

La relazione afferma:

“In modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle Sos, pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio.”

I magistrati della Commissione sottolineano che le operazioni del Gruppo Sos, coordinate da Laudati e con l’azione di Striano, non erano isolate né oscure all’interno della struttura, ma producevano documentazione che giungeva regolarmente sulla scrivania del Procuratore nazionale antimafia.

La relazione osserva inoltre:

“Il funzionamento delle operazioni del Gruppo Sos coordinato da Laudati e con le quali Striano agiva era ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo di lavoro raggiungevano sistematicamente la sua scrivania. Non vi era, in questo senso, alcun ‘tratto oscuro’ nelle dinamiche interne: il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario.”

Contesto istituzionale e implicazioni

La relazione ricostruisce fatti riferiti al periodo in cui Cafiero de Raho è stato Procuratore nazionale antimafia, incarico ricoperto dal novembre 2017 al febbraio 2022, evidenziando come la questione non riguardi solo responsabilità individuali ma anche la governance e i meccanismi di controllo degli uffici inquirenti.

Oltre all’aspetto giudiziario, il documento ha risvolti politici e di trasparenza: il soggetto oggetto dell’analisi è oggi vicepresidente della stessa Commissione Antimafia e deputato del M5S, posizione che rende centrale il tema del confronto istituzionale e della necessaria chiarezza nelle procedure di verifica interna.

La relazione invita a rafforzare i criteri investigativi e i meccanismi di controllo interni, al fine di prevenire il ripetersi di anomalie organizzative e garantire che le istituzioni deputate alla lotta alla criminalità organizzata operino con piena trasparenza e responsabilità.



Author: Tony
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