Quaranta miliardi tra criptovalute e imprese zombie: la bomba pronta a esplodere

Segui l’algoritmo, troverai i soldi: l’espressione richiama e aggiorna il principio investigativo del “follow the money” reso celebre da Giovanni Falcone, che fu tra i primi magistrati in Italia a impiegare strumenti tecnologici e analisi finanziarie sistematiche nelle indagini contro la criminalità organizzata.

Falcone intuì che il contrasto alle mafie non poteva limitarsi all’azione sul territorio, ma doveva passare per la ricostruzione dei flussi di denaro. Oggi quei flussi non sono solo bonifici e cassette di sicurezza: transitano su piattaforme digitali, circuiti di pagamento, cripto-attività e sistemi automatizzati di scambio ad alta frequenza.

Lo studio intitolato “Il complesso rapporto tra riciclaggio ed evasione fiscale”, sviluppato nell’ambito del Laboratorio sulle Politiche fiscali e curato da Eurispes, evidenzia come la saldatura tra evasione e riciclaggio imponga una risposta che operi su scala transnazionale e tecnologica.

Terreno fertile per la criminalità organizzata

Le organizzazioni criminali trovano nel riciclaggio il passaggio imprescindibile per integrare nell’economia lecita i proventi illeciti, offuscandone l’origine e consentendo il reinvestimento. Le imprese formali vengono spesso utilizzate come strumenti di interposizione, permettendo la transizione di capitali nel circuito legale.

Tra le modalità più diffuse vi sono aziende puramente cartacee, note come cartiere o imprese zombie, con una struttura produttiva fittizia, costi del personale minimi, fatturati gonfiati e rapidi dissesti prima di un intervento ispettivo. Queste dinamiche favoriscono anche la sostituzione del credito bancario con risorse interne di provenienza illecita, diminuendo la visibilità delle operazioni sospette.

Oltre 100.000 imprese infiltrate

Tra il 2001 e il 2020 oltre 100.000 imprese italiane — più del 2% del totale nazionale — risultano state coinvolte in fenomeni di infiltrazione. Non sempre si tratta di aziende direttamente riconducibili alle organizzazioni mafiose: il capitale di origine illecita si integra nel mercato, diventando fonte di concorrenza sleale.

Quando capitale opaco si immette nel sistema produttivo, le distorsioni emergono sotto forma di prezzi artificiali, perdite simulate e alterazioni nelle procedure di gara pubblica, con impatto negative sulla tenuta delle imprese virtuose e sulla fiducia nel mercato.

Il peso finanziario

Le stime più accreditate collocano il riciclaggio tra l’1,5% e il 2% del Pil. I flussi riconducibili a dinamiche di laundering rappresentano una quota rilevante, stimata tra il 62% e il 70% del valore totale delle transazioni segnalate come sospette.

La Unità di Informazione Finanziaria, con un organico contenuto attorno ai 150–160 addetti, gestisce un numero molto elevato di segnalazioni: quasi 150.000 all’anno. Nei periodi più recenti si registra un incremento delle segnalazioni, con una crescita particolarmente marcata nei comparti innovativi.

Stanno aumentando le segnalazioni provenienti da operatori del gioco, servizi di pagamento e piattaforme connesse alle cripto-attività. Una porzione consistente delle notifiche riguarda fattispecie collegate all’evasione fiscale, che rimane uno dei principali serbatoi di risorse da riciclare.

Dal risparmio fiscale al reinvestimento

Il processo è spesso lineare: il risparmio d’imposta illecito genera liquidità che, se reinvestita con modalità atte a ostacolarne l’identificazione, entra nel perimetro del riciclaggio o dell’autoriciclaggio. Frodi Iva, false fatturazioni e omessi versamenti producono flussi che rientrano nell’economia legale e consolidano il legame tra evasione e riciclaggio.

Questa connessione ha effetti sistemici: riduce le entrate fiscali, distorce la concorrenza e mina la fiducia nelle istituzioni. Per fronteggiarla è necessaria una strategia che combini strumenti investigativi, regolamentazione e cooperazione internazionale.

Tra le misure efficaci vanno potenziate le capacità analitiche delle autorità competenti, il coordinamento tra autorità fiscali, forze dell’ordine e unità finanziarie, nonché l’introduzione e l’armonizzazione di registri di titolarità effettiva. Alle azioni normative deve accompagnarsi un rafforzamento delle risorse umane e tecnologiche per l’analisi dei flussi digitali e delle catene di transazione.

Sul piano internazionale, iniziative come la creazione di autorità europee dedicate al contrasto del riciclaggio e dell’evasione — e l’adozione di standard comuni su trasparenza e tracciabilità — sono fondamentali per ridurre i livelli di impunità e ripristinare condizioni di mercato più eque.

Il contrasto richiede inoltre interventi regolatori rivolti al settore delle cripto-attività e ai nuovi servizi di pagamento, affinché i canali innovativi non diventino corridoi preferenziali per l’infiltrazione di capitali illeciti.



Author: Tony
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