Capitale della cultura: dieci città a caccia di fondi e sponsor

Fremono le dieci città finaliste in corsa per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028: le audizioni pubbliche, nelle quali le candidate presenteranno i rispettivi progetti e risponderanno alle domande della commissione, sono previste per la fine della settimana, giovedì 26 e venerdì 27 febbraio, mentre la proclamazione della vincitrice è attesa a fine marzo.

In palio c’è un premio di un milione di euro stanziato dal Ministero della Cultura, una somma dal valore soprattutto simbolico che va però sommata a risorse molto più consistenti reperite localmente, a livello nazionale e comunitario. Un esempio recente è la candidatura vincitrice per il 2027, quella di Pordenone, il cui piano economico coinvolge enti territoriali come la Regione Friuli Venezia Giulia con un impegno dichiarato di 1,5 milioni di euro, oltre a finanziamenti nazionali, fondi europei, sponsorizzazioni private e partnership pubbliche e private.

La preparazione alla candidatura

La costruzione di una candidatura richiede innanzitutto la definizione di un piano di governance che assicuri una visione di medio-lungo periodo, frutto del confronto tra amministrazione pubblica, istituzioni culturali e tessuto sociale ed economico del territorio. La commissione valuta non soltanto l’originalità del progetto culturale, ma anche la sua sostenibilità finanziaria e organizzativa, oltre alla capacità di generare impatti duraturi sulla qualità della vita e sull’attrattività turistica.

Salvatore Adduce ha spiegato:

“La robustezza del dossier, la capacità di interpretare le esigenze del territorio e la fattibilità sono elementi decisivi per la giuria. Le città devono presentare una visione complessiva che tocchi temi come la rigenerazione urbana, la mobilità e l’accessibilità, usando la cultura come leva per migliorare la qualità della vita e attrarre visitatori.”

Questa impostazione è particolarmente importante per realtà di dimensioni contenute, come è già avvenuto in passato, perché una candidatura vincente deve prevedere anche interventi infrastrutturali e servizi adeguati per gestire un eventuale aumento dei flussi turistici. Nella pratica amministrativa ciò significa superare la logica dell’ordinaria amministrazione e orientarsi verso forme di cooperazione inter-territoriale e di partenariato pubblico-privato.

Catania e Ancona

Tra le finaliste, la candidatura di Catania ha fatto confluire nel dossier l’obiettivo di lasciare una traccia programmata oltre la competizione: la formulazione di un Piano partecipato della cultura 2038 che funga da cornice per una pianificazione condivisa su un orizzonte decennale e che possa proseguire anche indipendentemente dall’esito della selezione.

Paolo Giuseppe Di Caro ha dichiarato:

“Il Piano partecipato della cultura 2038 è il punto di partenza per una pianificazione condivisa dalla prospettiva decennale. L’idea della nostra candidatura era che potesse reggersi sulle proprie gambe, puntando su progetti realizzabili e su relazioni stabili con sponsor e partner.”

Nel dossier di Catania sono inoltre previste iniziative realizzate con il coinvolgimento diretto di sponsor che assumono ruoli attivi nella progettazione e nella gestione delle attività; il complesso delle risorse dichiarate ammonta a circa 45,7 milioni di euro, con contributi specifici come 3,3 milioni dal Ministero della Cultura per il Piano Strategico Grandi progetti culturali, 6,6 milioni dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-27, 15 milioni dal Piano nazionale Metro Plus e città medie del Sud 2021-27, 10,5 milioni dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale e 9,5 milioni dal Programma di azione e coesione ‘Infrastrutture e Reti’.

Anche Ancona figura tra le contendenti, con una dotazione di risorse messa insieme per la candidatura che supera i 7 milioni di euro e che combina stanziamenti comunali, fondi strutturali e correnti, più contributi di partner istituzionali e del territorio, tra cui la Regione Marche, Anci Marche, la Camera di Commercio, Confindustria, diverse fondazioni bancarie e società partecipate locali.

Anghela Alò ha raccontato:

“Abbiamo analizzato i dossier delle città vincitrici in passato e le migliori pratiche. Il nostro progetto si basa su una governance multiattoriale: Ancona vuole assumere il ruolo di hub regionale delle Marche e rafforzare il dialogo con i Paesi dei Balcani. La legacy che ci proponiamo è potenziare e valorizzare il patrimonio ricevuto, inserendolo in un processo di rigenerazione urbana e culturale.”

Le candidature in finale illustrano come il titolo di Capitale italiana della cultura si collochi oggi a cavallo tra promozione culturale, strategia di sviluppo territoriale e strumento di politica urbana. Oltre al riconoscimento mediatico, il percorso di preparazione può produrre effetti concreti sulla capacità di attrarre finanziamenti, consolidare reti istituzionali e migliorare servizi e infrastrutture, con ricadute che perdurano nel tempo se accompagnate da piani di governance efficaci.



Author: Tony
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