Rottamazione quater: la riapertura cerca una nuova opportunità
- 24 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La corsa per definire le misure da inserire nel decreto fiscale si è accelerata dopo lo stop alla conversione del Milleproroghe, lasciando in sospeso diversi interventi considerati urgenti dal governo e dall’amministrazione finanziaria.
Tra le misure ancora in lista d’attesa figurano il ristoro per chi è decaduto dalla rottamazione quater per il mancato pagamento della rata di fine novembre, la sospensione del contributo sui minipacchi extra Ue in vista dell’introduzione di un nuovo dazio comunitario, oltre a correttivi su agevolazioni come il superbonus e l’iperammortamento.
Il recupero dei contribuenti decaduti
L’ipotesi di riaprire i termini per i contribuenti che erano stati riammessi alla rottamazione quater e poi sono nuovamente decaduti per il mancato versamento della rata del 30 novembre 2025 non è stata approvata dalle commissioni competenti della Camera prima della sospensione dei lavori.
La proposta aveva ottenuto il parere favorevole del ministero dell’Economia e aveva raccolto il sostegno di esponenti politici come Alberto Gusmeroli (Lega), ma la necessità di reperire coperture finanziarie e di ridefinire i termini operativi ha rimandato ogni decisione formale.
Maurizio Leo ha dichiarato:
“Vediamo se recuperare quell’emendamento.”
Le valutazioni in corso riguardano sia la fonte delle risorse necessarie sia l’adeguamento del calendario: non ci sarebbero infatti i tempi tecnici per confermare come termine ultimo il 28 febbraio, con la conseguente tolleranza che avrebbe spinto la scadenza effettiva fino ai primi giorni di marzo.
Si sta quindi lavorando all’individuazione di una nuova data, che potrebbe essere fissata verso fine marzo, entro la quale i contribuenti dovranno versare sia la rata di fine novembre sia la rata che il calendario teorico aveva collocato al 28 febbraio, per ripristinare la regolarità del piano.
I minipacchi extra Ue
Un altro nodo rilevante è il contributo di 2 euro sui minipacchi spediti da paesi extra Ue, previsto per fronteggiare il fenomeno delle piccole importazioni a basso valore. L’ordine del giorno approvato al Milleproroghe impegna il Governo a trattare il tema all’interno del decreto fiscale.
La soluzione oggetto di valutazione potrebbe essere duplice: un rinvio temporaneo dell’entrata in vigore del contributo e, successivamente, la sua eliminazione, in relazione all’attivazione del nuovo dazio comunitario in programma dal 1° luglio.
Il nuovo dazio comunitario modifica la dinamica delle entrate: una parte consistente (circa il 75%) confluirà nel bilancio dell’Unione Europea, mentre la quota residua rimarrà agli Stati membri come rimborso delle spese di riscossione. Per eliminare il contributo nazionale è però necessario trovare risorse aggiuntive per coprire il mancato gettito, stimato in parte nel triennio.
Il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha ricordato in sede parlamentare che lo slittamento non sembra incontrare ostacoli dal punto di vista delle coperture immediate, ma la cancellazione definitiva del contributo dipende dall’articolazione delle nuove entrate e dalla redistribuzione delle risorse legate al dazio comunitario.
L’Iva nelle permute e i contratti pluriennali
Un ulteriore tema tecnico riguarda la nuova disciplina per il calcolo dell’Iva nelle vendite con permuta, che dal 1° gennaio 2026 prevede il passaggio dal valore normale ai costi riferibili ai beni e ai servizi scambiati per determinare la base imponibile.
Il cambiamento ha generato difficoltà interpretative soprattutto per i contratti pluriennali, nei quali si è creata la necessità di applicare due diversi metodi di calcolo contemporaneamente, con impatti sia amministrativi sia sui flussi di cassa delle imprese coinvolte.
Per attenuare queste problematiche furono proposti correttivi che avrebbero limitato la nuova disciplina ai soli contratti stipulati dal 2026 in poi, mantenendo il regime precedente per gli accordi in vigore. Tra le proposte c’era anche un emendamento a firma del presidente della commissione Finanze, Osnato (FdI), ritirato prima del voto.
Dal punto di vista finanziario, il passaggio al calcolo basato sul valore normale è stato valutato dalla relazione tecnica come gravoso in termini di minori entrate: la misura avrebbe comportato un onere stimato che potrebbe essere parzialmente posticipato al 2027 se si decidesse di applicare il correttivo auspicato.
All’interno del decreto fiscale si potrebbe dunque valutare il recupero di questa soluzione, con l’obiettivo di semplificare l’applicazione dell’Iva alle permute e di evitare effetti distorsivi sui contratti già avviati, garantendo al contempo la chiarezza normativa necessaria per gli operatori economici.
Oltre a queste priorità, i tecnici del ministero dell’Economia stanno esaminando altri dossier rilevanti per il settore edilizio e industriale, come le tutele per i condomini in caso di lavori incompleti o irregolarità nell’ambito del superbonus e l’eventuale revisione delle clausole legate all’iperammortamento, anche in relazione alle norme comunitarie e alle procedure concorsuali come il concordato preventivo.
Le decisioni finali dipenderanno dalla capacità di definire coperture economiche sostenibili e di coniugare obiettivi di equità fiscale con la necessità di stabilità normativa per imprese e cittadini.