Per oltre metà dei dipendenti la carriera non è una priorità: cresce la paura dell’ai e aumenta la richiesta del diritto alla disconnessione
- 24 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’indagine rileva che ricevere e-mail, messaggi o telefonate al di fuori dell’orario di lavoro provoca ansia nel 45,8% degli occupati. Per questo motivo il 43,9% ha adottato il diritto alla disconnessione, evitando di rispondere a comunicazioni professionali fuori dall’orario lavorativo; il 49,3% dichiara invece di continuare a rispondere, mentre il 6,8% non ha preso una posizione netta sulla questione.
La pratica di non rispondere a messaggi e chiamate extra-orario è più diffusa tra i giovani (57,7%), segue la fascia dei 35-49enni (47,5%) e risulta meno presente tra gli over 50 (33,7%).
Retribuzioni, risparmio e senso di valorizzazione
Più della metà degli occupati ritiene inadeguata la propria retribuzione: il 57,7% considera il compenso non commisurato al lavoro svolto, mentre il 36,1% si dice soddisfatto e il 6,2% non esprime un giudizio. In termini di capacità di mettere da parte risparmi, il 55,4% afferma di non riuscirci con lo stipendio attuale, contro il 35,0% che invece può risparmiare.
Una quota significativa, il 52,4%, ritiene che il lavoro non conduca al raggiungimento di uno stato di benessere economico duraturo; il 29,8% non condivide questa visione e il 17,8% è indeciso. Parallelamente, il 78,9% percepisce una scarsa valorizzazione all’interno della propria occupazione e il 62,2% segnala una limitata autonomia nelle decisioni professionali.
La mobilità tra aziende è vista come strategia remunerativa da una parte degli intervistati: il 32,5% ritiene che cambiare spesso azienda sia più efficace della fedeltà per ottenere salari più alti, mentre il 38% non è d’accordo e il 29,5% non ha ancora formato un’opinione. Questo dato va letto nel contesto del mercato del lavoro contemporaneo, caratterizzato da offerte flessibili, contratti atipici e pressioni sulle politiche retributive.
Benessere psicofisico e paure legate al lavoro
Il 68,3% degli occupati dichiara di aver sperimentato forme di fatigue, definite come forte esaurimento psicofisico ed emotivo correlato all’attività lavorativa; il 27,8% non riporta questo fenomeno e il 3,9% non ha risposto. Questi sintomi hanno implicazioni sia sul piano della produttività che della salute occupazionale, richiedendo interventi di prevenzione e intervento da parte delle funzioni di risorse umane e dei servizi di salute aziendali.
Il 54% degli intervistati dichiara di aver provato almeno una volta ergofobia, ossia ansia o paura relativa all’idea di recarsi al lavoro. Inoltre il 21,7% riferisce di soffrire della sindrome dell’impostore, caratterizzata dal dubbio persistente sulle proprie competenze e dalla ricerca continua di approvazione esterna.
Questi fenomeni psicosociali possono incidere sulle dinamiche aziendali, aumentare il ricorso a congedi per motivi di salute mentale e richiedono politiche aziendali orientate al benessere, formazione manageriale e strumenti di supporto psicologico.
Timori legati all’intelligenza artificiale e percezione dei social
Sul fronte tecnologico, il 36,7% degli occupati dichiara di utilizzare la IA nel proprio lavoro, mentre il 59,7% non la utilizza e il 3,6% non fornisce indicazioni. Il 42,6% teme che la IA possa sostituirlo in futuro, e il 55,3% ritiene che i dirigenti aziendali ripongano maggiore fiducia nelle nuove tecnologie rispetto ai lavoratori.
Queste percezioni evidenziano la necessità di strategie di transizione digitale che includano formazione continua, riqualificazione professionale e percorsi di cambiamento condivisi tra azienda e dipendenti, nonché un ruolo attivo delle istituzioni come la Unione Europea e gli enti nazionali nel definire standard e tutele.
Infine, i social proiettano un’immagine idealizzata del lavoro — libertà, viaggi e successo personale — che il 64,4% degli occupati ritiene fuorviante o irrealistica; il 15,6% non è d’accordo e il 20% non ha ancora un’opinione in merito. Questo divario tra percezione mediatica e realtà lavorativa può influenzare le aspettative professionali, soprattutto tra i giovani, e solleva l’importanza di informazioni più realistiche e di orientamento professionale mirato.
Nel complesso, i dati delineano un quadro di difficoltà economiche, fragilità psicologica e incertezza rispetto alla trasformazione tecnologica, elementi che richiedono risposte coordinate da parte delle aziende, dei rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni pubbliche per promuovere condizioni di lavoro sostenibili e inclusive.