Il private equity in stallo: peggio della crisi del 2008
- 24 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il mercato delle exit fatica a riprendersi e i portafogli dei fondi di private equity si stanno progressivamente invecchiando, creando tensioni di liquidità per gli investitori che non vedono restituire capitale e rendimenti in tempi attesi.
Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo di calo delle distribuzioni verso i sottoscrittori dei fondi chiusi e, secondo analisi di settore, i veicoli detengono complessivamente circa 3.800 miliardi di dollari in asset non ancora dismessi. Questo accumulo interrompe il ciclo virtuoso che permette ai gestori di raccogliere nuovi fondi con facilità.
Le distribuzioni rispetto al valore patrimoniale netto (NAV) si sono attestate al 14% nell’ultimo anno, livello tra i più bassi dalla crisi finanziaria del 2008, segnalando una fase negativa più prolungata rispetto alle precedenti turbolenze del settore, secondo un report di Bain & Co..
Gli investimenti
Sul fronte delle acquisizioni, il 2025 ha registrato una ripresa del valore complessivo delle operazioni, cresciuto del 44% su base annua fino a circa 904 miliardi di dollari, trainato da alcune grandi transazioni, tra cui il delisting di Electronic Arts da 56,6 miliardi di dollari.
Tuttavia, l’aumento del valore delle singole operazioni ha inciso solo in misura limitata sulle risorse non ancora investite, il cosiddetto dry powder, mentre il numero totale delle operazioni è calato del 6%, attestandosi a 3.018 deal.
Rebecca Burack ha osservato:
“Non tutti hanno percepito il 2025 come un grande anno.”
La manager ha sottolineato che l’incertezza generata, tra l’altro, dalle tensioni commerciali e dai provvedimenti tariffari annunciati a livello internazionale ha frenato un’onda di dealmaking che nelle prime settimane dell’anno sembrava destinata a espandersi.
La raccolta langue
L’attività di fusioni e acquisizioni aveva già iniziato a rallentare con la risalita dei tassi di interesse dal 2022, impattando negativamente le distribuzioni verso gli investitori e la capacità dei gestori di raccogliere nuova liquidità.
Nel 2025 la raccolta globale è diminuita del 16% rispetto all’anno precedente, scendendo a circa 395 miliardi di dollari: si tratta del quarto calo annuale consecutivo, nonostante un crescente interesse verso veicoli focalizzati su infrastrutture e operazioni secondarie.
Gli investitori istituzionali, come i fondi pensione e le fondazioni, sono diventati più selettivi e cercano oggi veicoli in grado di produrre rendimenti netti ( IRR ) superiori al 20%, modificando i criteri di allocazione del capitale.
Di conseguenza, i gestori sono chiamati a definire strategie di creazione di valore già nella fase antecedente all’acquisizione: la dinamica dei tassi e dei multipli impone obiettivi di performance molto più ambiziosi rispetto al passato.
Rebecca Burack ha spiegato:
“In passato era sufficiente far crescere l’Ebitda di circa il 5% annuo fino al momento della cessione della partecipazione. Oggi, alla luce dei livelli dei tassi e dei multipli di ingresso e uscita, serve una crescita del 12% all’anno per cinque anni per ottenere gli stessi rendimenti: il 12 è il nuovo 5.”
I portafogli invecchiano
I fondi hanno tendenzialmente ceduto prima gli asset di qualità superiore, ritrovandosi ora con partecipazioni caratterizzate da prospettive più incerte e più difficili da monetizzare. Questo fenomeno allunga la vita media degli investimenti in portafoglio.
A livello globale le società di private equity detengono circa 32.000 partecipate e, secondo il report, la durata media di detenzione si è estesa a circa sette anni, rispetto ai cinque-sei anni tipici del 2021.
Rebecca Burack ha aggiunto:
“Superata la soglia dei cinque o sei anni, i tassi interni di rendimento tendono a peggiorare.”
La combinazione di portafogli più datati e minore liquidità disponibile genera pressioni sulle strategie dei gestori: aumenta il peso delle operazioni secondarie, cresce la domanda per soluzioni di co-investimento e si intensifica l’attenzione verso asset resilienti come le infrastrutture.
Per gli investitori istituzionali le conseguenze pratiche possono tradursi in ritardi nei rientri di capitale, tensioni sui flussi di cassa e una maggiore necessità di gestire il rischio di illiquidità nei portafogli complessivi. Il mercato delle seconde mani e le piattaforme dedicate stanno diventando strumenti sempre più rilevanti per ricollocare gli asset e fornire soluzioni di liquidità.
Sul piano regolamentare e macroeconomico, l’evoluzione dei tassi di interesse e l’atteggiamento delle autorità monetarie continueranno a influenzare costi di finanziamento, valutazioni e appetito per le operazioni leveraged: aspetti che i gestori devono incorporare nelle strategie di raccolta e uscita.
In questo contesto, la capacità di un manager di presentare un piano chiaro di creazione di valore, l’accesso a canali alternativi di liquidità e la flessibilità nella struttura dei rendimenti diventeranno elementi decisivi per riconquistare la fiducia dei sottoscrittori e rilanciare la raccolta nei prossimi anni.