BTC, ETH, SOL, XRP estendono le perdite mentre la paura per l’IA scombussola i mercati a rischio

Una nuova ondata di incertezza macro, alimentata da timori legati all’adozione dell’intelligenza artificiale, ha amplificato le debolezze già presenti nei mercati crypto: nelle ultime sette giornate i principali asset digitali hanno registrato perdite settimanali comprese tra l’8% e l’11%.

Bitcoin è scivolato verso i $62.900 martedì, segnando un calo del 2,1% nella giornata e del 7,5% nella settimana, proseguendo una discesa graduale che finora non ha prodotto né una rottura netta al ribasso né un rimbalzo marcato.

Il movimento dei prezzi ha confinato il mercato all’interno di una fascia compresa tra i $60.000 e i $70.000, area formatasi dopo il sell-off del 5 febbraio e che sta via via assumendo la forma di un pattern di attesa in cerca di un catalizzatore.

Andamento dei principali asset

Gli altcoin hanno sofferto maggiormente: Ethereum è rimasto vicino ai $1.829, con un calo settimanale dell’8%. XRP ha perso il 10,8%, Solana (SOL) ha ceduto l’11,3% e Dogecoin si è avvicinato a un -10%.

La sottoperformance diffusa tra le principali criptovalute indica un mercato in cui l’appetito per il rischio si contrae verso Bitcoin, mentre anche la domanda per il leader di mercato mostra segni di indebolimento.

Pressioni di vendita sugli altcoin

CryptoQuant ha rilevato pressioni di vendita sugli altcoin ai massimi degli ultimi cinque anni, segnalando che i detentori stanno distribuendo attivamente in un mercato con scarsa domanda al di fuori delle capitalizzazioni maggiori.

Questo tipo di vendita strutturale tende a deprimere i prezzi in modo progressivo, senza i forti movimenti da liquidazione che spesso attraggono acquirenti di rimbalzo, trasformando la correzione in un’emorragia più lenta e meno sfruttabile dai trader di momentum.

Analisi tecnica e prospettive

Secondo l’analisi tecnica fornita da FxPro, la tentata ripresa recente di Bitcoin sembra configurarsi più come una fase di consolidamento che come un’inversione di tendenza.

Alex Kuptsikevich, responsabile dell’analisi di mercato presso FxPro, ha indicato la formazione di un pennant ribassista sul grafico giornaliero: una discesa sotto l’area di metà dei $65.000 confermerebbe la continuazione al ribasso, mentre una chiusura sopra i $70.000 annullerebbe il pattern.

Più in generale, la fascia tra $60.000 e $70.000 assume un valore storico: è stata la soglia massima durante l’intero ciclo del 2021 e oggi si configura come campo di battaglia tra accumulazione a lungo termine e vendite da parte di chi limita le perdite.

Impatto macro: ritorno dei timori legati all’AI

Aggiunge pressione al mercato una dinamica macro che non riguarda direttamente le crypto ma attinge allo stesso capitale di rischio: un report di Citrini Research ha segnalato l’emergere di un “AI scare trade”, cioè una ricalibrazione del rischio legata all’impatto dell’intelligenza artificiale su interi settori.

La nota mette in luce potenziali discontinuità economiche in segmenti come le consegne, i pagamenti e il software, spingendo gli investitori a rivedere quali aziende beneficeranno dell’adozione dell’AI e quali invece potrebbero subire disagio competitivo.

Questa rivalutazione del rischio ha innescato vendite nei titoli tecnologici correlati: sebbene gli asset digitali non reagiscano sempre in sincronia con le azioni, sono sensibili agli stessi spostamenti di liquidità e posizionamento che determinano ondate di risk-off.

Conseguenze per il mercato e per gli investitori

Bitcoin si trova ora circa il 48% sotto il massimo storico di ottobre e il 5,5% sotto il picco del 2021 di $69.000. Più a lungo rimane in questa forchetta senza recuperare terreno, più il quadro tecnico si inclina verso una narrativa ribassista.

Per gli investitori ciò implica la necessità di un’attenta gestione del rischio: monitorare metriche on-chain e dati di liquidità, bilanciare l’esposizione con strategie difensive e considerare l’impatto delle dinamiche macro, in particolare il riassestamento dei flussi legato all’AI.

In assenza di segnali tecnici chiari o di eventi macro che riattivino l’appetito per il rischio, è probabile che il mercato rimanga in una fase di consolidamento o di lieve pressione al ribasso fino a quando non emergerà un catalizzatore definito.