Casa: superbonus, scudo per i condomini contro i controlli del fisco

Il governo sta valutando una soluzione che permetta di chiudere le pendenze fiscali legate agli incentivi edilizi attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva commisurata al vantaggio indebitamente percepito.

Imposta sostitutiva parametrata al beneficio

La misura in esame prevederebbe che chi ha usufruito del beneficio in modo irregolare possa regolarizzare la posizione versando un’imposta sostitutiva calcolata in rapporto al valore dell’agevolazione ricevuta.

L’obiettivo principale è evitare l’apertura di contenziosi lunghi e incerti: anziché sostenere il rischio di una pretesa fiscale piena, il contribuente potrebbe chiudere la vertenza pagando una quota predeterminata dell’importo contestato.

Al momento resta da definire l’aliquota applicabile e le modalità di calcolo, elementi che avranno impatto sia sul gettito potenziale sia sulla convenienza per i contribuenti a ricorrere alla sanatoria.

Altri ambiti di regolarizzazione

Lo strumento della sanatoria potrebbe essere esteso anche a casi diversi dal mero recupero dell’agevolazione, ad esempio quando gli interventi reali non corrispondono in tutto o in parte a quanto dichiarato nell’asseverazione comunicata all’Agenzia delle Entrate.

In queste ipotesi il committente — spesso il condominio — rischia la decadenza dal bonus per carenze nei requisiti soggettivi o oggettivi, con conseguenti contestazioni e richieste di recupero.

Un capitolo particolarmente delicato riguarda il conteggio dei materiali consegnati in cantiere ma non effettivamente installati nei Sal (stati di avanzamento lavori). Per rispettare le scadenze previste dal superbonus molti operatori hanno conteggiato anche questi beni, pratica ora spesso oggetto di contestazione amministrativa.

Una sanatoria potrebbe prevedere regole specifiche per il trattamento di tali situazioni, indicando criteri di valutazione e parametri di rideterminazione degli importi da restituire.

L’ipotesi del riversamento per i general contractor

Altro fronte di possibile contenzioso interessa chi ha svolto il ruolo di general contractor o capofila nei cantieri. Secondo alcune direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate, le imprese sarebbero tenute a riversare le agevolazioni percepite sulla differenza tra quanto pagato dal committente e quanto fatturato dai subappaltatori.

Le associazioni di categoria, come Ance, sostengono invece che tale differenza rappresenti il normale utile di impresa dell’appaltatore principale e non un indebito su cui operare il recupero.

Per contenere l’apertura di un nuovo filone contenzioso, il governo sta valutando di inserire nel provvedimento, presumibilmente in sede di conversione, una norma che consenta il riversamento delle somme indebitamente percepite senza l’applicazione di sanzioni e interessi.

Questa soluzione sarebbe volta a ridurre l’onere giudiziario e amministrativo, limitando i ricorsi e uniformando il trattamento anche nei confronti di soggetti pubblici e partecipate che hanno operato con schemi di capofila-subappalto.

Resta comunque aperta la questione tecnica di come quantificare le somme dovute e di quale documentazione sarà richiesta per accedere alla regolarizzazione, aspetti che dovranno essere chiariti nel testo normativo per garantire certezza e trasparenza.



Author: Tony
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