Bonetti (Azione) rilancia: gli asili nido aziendali sono la svolta per la parità di genere
- 23 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La presenza di servizi educativi per la prima infanzia mirati a sostenere una genitorialità condivisa e a garantire la continuità lavorativa dei genitori è uno degli elementi considerati nella certificazione per la parità di genere, riconoscibile sia per le imprese sia per le amministrazioni pubbliche. A tal proposito, Elena Bonetti ha illustrato a Parlamento 24 una proposta di legge congiunta del Azione e del Partito Liberaldemocratico recentemente depositata alla Camera, con l’obiettivo di favorire la diffusione degli asili nido aziendali.
Le misure previste dalla proposta
La proposta di legge introduce un quadro organico che mira all’integrazione dei servizi educativi in contesti aziendali all’interno del sistema di istruzione nazionale, prevedendo altresì la definizione di standard minimi nazionali per qualità, sicurezza e rapporto educatore-bambino. Tra le altre disposizioni sono contemplate soluzioni gestionali flessibili e strumenti di incentivazione economica, tra cui meccanismi di natura fiscale, destinati a chi realizza e gestisce nidi aziendali.
Il problema delle piccole e medie imprese
La struttura produttiva italiana, caratterizzata dalla predominanza di piccole e medie imprese, ha finora rappresentato un limite alla diffusione di asili nido promossi direttamente dal datore di lavoro, sia per ragioni economiche sia per la difficoltà a raggiungere una massa critica di utenti sufficiente.
Elena Bonetti ha spiegato:
“Per questo nella nostra proposta abbiamo previsto una fattispecie che agevola la possibilità di associarsi: le piccole e medie imprese potranno costituire consorzi o reti, anche appoggiandosi a una grande impresa o a un ente territoriale, per condividere costi e servizi legati all’apertura e alla gestione di un nido aziendale.”
Come funzionerebbero i consorzi e le collaborazioni
I consorzi tra imprese prevedono la messa in comune di risorse finanziarie, spazi e personale amministrativo per sostenere strutture per l’infanzia accessibili a dipendenti appartenenti a più aziende. Il modello può includere partnership pubblico-private con il coinvolgimento di un ente territoriale — ad esempio un comune o una regione — oppure accordi di servizio con una grande impresa che metta a disposizione competenze organizzative o spazi infrastrutturali.
Queste configurazioni puntano a ridurre i costi unitari, aumentare l’utenza potenziale e garantire la sostenibilità delle strutture, inglobando al tempo stesso criteri formali di qualità indicati negli standard minimi nazionali.
Benefici attesi
La diffusione degli asili nido aziendali è presentata come uno strumento per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro, per promuovere una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari e per migliorare la continuità occupazionale. Dal punto di vista aziendale, la disponibilità di servizi per l’infanzia può ridurre l’assenteismo, aumentare il livello di soddisfazione dei dipendenti e rappresentare un elemento attrattivo nella competitività delle imprese sul mercato del lavoro.
Criticità e condizioni per l’attuazione
Perché l’iniziativa abbia successo occorrono risorse adeguate, spazi idonei, personale qualificato e procedure di controllo per la qualità educativa. Serve inoltre chiarezza normativa e un raccordo con il Ministero dell’Istruzione per armonizzare l’offerta aziendale con i servizi pubblici per l’infanzia e per definire percorsi di formazione e reclutamento di educatori.
La proposta individua anche incentivi fiscali come leva per l’adozione da parte delle imprese, ma resta necessario valutare l’entità delle risorse pubbliche disponibili e i meccanismi amministrativi per l’erogazione dei benefici.
Iter parlamentare e prospettive
Il disegno di legge, depositato alla Camera, dovrà ora seguire l’iter nelle commissioni parlamentari competenti, dove sono attese audizioni con rappresentanti delle imprese, delle organizzazioni sindacali e degli enti locali. L’esame legislativo potrà portare a emendamenti volti a dettagliare strumenti di finanziamento, modalità di governance e criteri per gli incentivi fiscali.
Se approvata, la riforma potrà contribuire a consolidare una rete di servizi per l’infanzia che integri pubblico e privato, favorendo misure concrete per la conciliazione tra lavoro e cura e rafforzando l’accesso a opportunità occupazionali più stabili per i genitori.