Bitcoin crolla a 67.000 dollari mentre tornano le tensioni sui dazi di Trump

Bitcoin ha ripreso quota verso i 67.000 dollari nella seduta domenicale, mentre il mercato riflette nuovamente incertezze sul commercio internazionale e sui risvolti legali negli Stati Uniti.

La criptovaluta era scambiata intorno a 67.526 dollari, in calo di circa il 1,4% nelle ultime 24 ore e di circa il 2,1% nella settimana. Lo spostamento dei prezzi segue la decisione del presidente Donald Trump di elevare il dazio globale al 15% dal 10%, nonostante una recente pronuncia della Corte Suprema che aveva invalidato precedenti misure di emergenza in materia commerciale.

Andamento delle principali criptovalute

La perdita è stata diffusa tra le principali criptovalute. Ether ha ceduto l’1,8% a 1.951 dollari, segnando un ribasso settimanale del 2,5%. XRP è sceso del 4,4% nella giornata e dell’8,4% in sette giorni, attestandosi a 1,39 dollari. Solana ha perso il 3,8% a 83,25 dollari, mentre Dogecoin ha registrato una flessione vicina al 5% in giornata e oltre l’11% nella settimana. Anche Cardano e BNB hanno mostrato cali rispettivamente del 4,3% e del 2,3%.

Contesto politico e commerciale

La sentenza della Corte Suprema sembrava, in un primo momento, limitare la capacità di Washington di adottare ampi dazi d’urgenza, soprattutto alla vigilia della visita pianificata del presidente statunitense a Pechino. Tuttavia, l’amministrazione ha risposto aumentando il tasso globale, mantenendo così la pressione sui partner commerciali pur in presenza di un quadro giuridico ancora contendibile.

La Cina è ora soggetta allo stesso dazio del 15% applicato anche ad altri partner, con la misura impostata su una finestra temporale di 150 giorni. Questa combinazione di escalation commerciale e incertezza normativa rende gli investitori più cauti, riducendo l’appetito per gli asset rischiosi.

Reazioni in Europa e accordi internazionali

La tensione commerciale non è limitata all’Asia: alcuni parlamentari europei hanno manifestato riserve sull’avanzamento del cosiddetto Accordo di Turnberry, richiedendo impegni più chiari da parte di Washington prima di procedere. Tale prudenza riflette la necessità di stabilire regole condivise e garanzie per gli scambi tra alleati in un contesto geopolitico complesso.

Implicazioni per gli investitori e prospettive

Per il settore delle valute digitali, le notizie macroeconomiche e geopolitiche restano determinanti. Finché la politica sui dazi non troverà una base più stabile e prevedibile, è probabile che i movimenti delle criptovalute seguano il sentimento di rischio globale piuttosto che driver specifici del comparto crypto.

Gli operatori dovrebbero monitorare alcuni elementi chiave: l’evoluzione delle misure tariffarie, eventuali ricorsi o ulteriori pronunciamenti giudiziari negli Stati Uniti, le trattative commerciali con la Cina e le posizioni dell’Unione Europea. Questi fattori possono influenzare i flussi di capitale, la volatilità e la correlazione tra criptovalute ed altri mercati finanziari.

In sintesi, il mercato rimane esposto a un mix di escalation e incertezza; fino a quando non emergeranno segnali di chiarezza politica e legale, gli asset digitali probabilmente continueranno a muoversi in tandem con il sentiment macro e le oscillazioni del rischio globale.