Bitcoin resta impassibile dopo le notizie sui dazi di Trump: Dogecoin, Solana e Cardano guidano un modesto rimbalzo

Bitcoin ha ignorato una serie di notizie volatili sulle tariffe statunitensi, avvicinandosi nuovamente alla soglia dei 68.000 dollari, mentre alcune altcoin hanno registrato un moderato rimbalzo.

Movimenti di mercato

La giornata è iniziata con una sentenza della Supreme Court statunitense che ha dichiarato illegale il piano di imposizione di tariffe globali promosso dall’amministrazione di Donald Trump. La decisione non ha però chiarito il destino delle entrate doganali già riscosse e non pone automaticamente fine all’agenda commerciale dell’esecutivo, che dispone ancora di percorsi legali e provvedimenti esecutivi alternativi.

Nel corso del pomeriggio lo stesso Donald Trump ha annunciato l’introduzione di una nuova maggiorazione del 10% sulle importazioni globali, da applicare temporaneamente ai sensi della Section 122 del diritto commerciale statunitense, con una durata stimata di circa cinque mesi e decorrenza prevista tra tre giorni. La Section 122 consente all’esecutivo di imporre misure tariffarie temporanee in risposta a eventi specifici, pur restando soggetta a verifiche legali e politiche.

La nuova imposta, aggiuntiva rispetto alle tariffe già in vigore, ha avuto un impatto limitato sul sentiment degli operatori: gli asset rischiosi, comprese le criptovalute, hanno messo a segno rialzi contenuti nel corso della sessione.

Un indice ampio di mercato ha registrato un aumento di circa il 2,5% nelle ultime 24 ore. Tra i token che hanno sovraperformato si segnalano BNB, DOGE (a 0,1004 dollari), ADA (a 0,2853 dollari) e Solana (SOL), con guadagni nell’ordine del 3-4%. Nel frattempo Bitcoin è stato scambiato poco sotto i 68.000 dollari.

Gli indici azionari statunitensi hanno anch’essi mostrato segnali di ripresa: l’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno chiuso la seduta con rialzi rispettivamente dello 0,9% e dello 0,7%.

Reazioni delle società collegate al crypto

Tra i titoli legati al settore crypto, alcune società hanno beneficiato dell’ottimismo: la piattaforma di scambio Coinbase, l’emittente di stablecoin Circle e l’azienda con tesoreria in bitcoin Strategy hanno registrato rialzi superiori al 2%.

Al contrario, i gruppi minerari collegati a progetti di infrastrutture per l’intelligenza artificiale hanno sottoperformato: Riot Platforms, Cipher Mining, IREN e TeraWulf hanno segnato ribassi compresi tra il 3% e il 6%, probabilmente riflettendo prese di profitto e rotazioni settoriali.

Prospettive e rischi

Paul Howard, direttore presso la società di trading Wincent, ha commentato la reazione dei mercati:

“Abbiamo osservato un piccolo rally per gli asset rischiosi dopo le notizie sulle tariffe, perché alimenta la narrazione secondo cui le tariffe sono dannose per l’ambiente macroeconomico.”

“I volumi però restano contenuti e possiamo attenderci che il mercato crypto mantenga una fase laterale per il momento, a meno che non si verifichino shock macro o geopolitici.”

Le prospettive a breve termine dipendono quindi da due fattori principali: l’evoluzione giudiziaria e politica attorno alle misure tariffarie e l’emergere di eventi geopolitici di rilievo. Sul primo fronte, eventuali ricorsi, interventi del Congresso o ulteriori mosse esecutive potrebbero introdurre nuova incertezza politica e commerciale, influenzando i flussi di capitale verso asset rischiosi e valute digitali.

Un rischio macro significativo citato dagli operatori è la possibilità che il presidente ordini azioni militari nella regione mediorientale nei prossimi giorni, a seguito del massiccio schieramento di forze observable nelle scorse settimane. Un deterioramento della situazione con Iran potrebbe innescare ondate di avversione al rischio, spingendo gli investitori verso asset rifugio e determinando una rapida ricomposizione dei portafogli.

In assenza di tali shock, gli analisti restano prudenti: la struttura dei volumi e la compatezza del range dei prezzi suggeriscono che il mercato crypto potrebbe consolidare attorno ai livelli correnti finché non arriveranno segnali macroeconomici più chiari o sviluppi politici decisivi.