UAE siede su 344 milioni di dollari di profitti dal mining btc, afferma Arkham
- 19 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Secondo dati on-chain analizzati da Arkham, gli Emirati Arabi Uniti detengono un profitto non realizzato stimato intorno a $344 milioni generato dalle loro attività di mining di Bitcoin (BTC), collocandoli tra le più rilevanti iniziative sovrane nel settore delle crypto.
I portafogli collegati al gruppo reale degli Emirati Arabi Uniti contengono circa 6.782 BTC, per un valore di mercato approssimativo di $450 milioni. Escludendo i costi energetici, Arkham stima che la posizione sia in sostanziale guadagno, riflettendo costi unitari inferiori alla media derivanti da anni di attività di mining su scala industriale rispetto all’acquisto sul mercato aperto.
Nell’ultima settimana l’operazione ha prodotto circa 4,2 BTC al giorno, segnale che l’infrastruttura di estrazione rimane operativa nonostante la discesa dei prezzi di mercato registrata dalla seconda metà del 2025 e la generale volatilità degli asset rischiosi.
Contesto e sviluppo dell’industria mineraria
La spinta verso il mining negli Emirati Arabi Uniti è iniziata nel 2022, quando Citadel Mining, collegata alla famiglia reale tramite la International Holding Company, ha realizzato grandi impianti sull’Isola di Al Reem. Nel 2023 la società statunitense Marathon Digital — ora rinominata MARA Holdings — ha siglato una partnership con la società di Abu Dhabi Zero Two per sviluppare 250 megawatt (MW) di capacità di estrazione con raffreddamento per immersione, una delle implementazioni più consistenti rese pubbliche nella regione.
Il raffreddamento per immersione consente densità operative più elevate e una gestione termica più efficiente rispetto ai tradizionali sistemi ad aria, riducendo i consumi energetici complessivi per unità di calcolo e migliorando l’efficacia economica delle strutture su larga scala.
Valutazioni e attività recenti
Ad agosto, quando i prezzi del Bitcoin erano più elevati, Arkham aveva stimato le riserve minate degli Emirati Arabi Uniti intorno ai $700 milioni. Le cifre più recenti riflettono principalmente un aggiornamento del tracciamento dei portafogli on-chain e la diminuzione dei prezzi di mercato, piuttosto che alienazioni su larga scala: gli ultimi deflussi significativi segnalati risalgono a circa quattro mesi fa.
Va inoltre ricordato che l’attribuzione dei portafogli on-chain comporta margini di incertezza e richiede monitoraggio continuo: variazioni nei flussi o nell’identificazione delle entità possono modificare rapidamente le valutazioni pubblicate.
Un modello diverso rispetto ad altri Paesi
A differenza di Stati come gli Stati Uniti o il Regno Unito, dove molte detenzioni di Bitcoin derivano da sequestri di asset, la riserva degli Emirati Arabi Uniti risulta principalmente frutto di un’attività di mining prolungata. Trattenendo la maggior parte della produzione, il Paese trasforma energia e infrastrutture in una riserva digitale strategica che può accumularsi e apprezzarsi nel tempo.
Implicazioni economiche e geopolitiche
Nel contesto attuale molti operatori minori sono stati costretti a vendere i propri asset per sostenere i costi operativi, contribuendo alla pressione al ribasso sui prezzi. Per contro, la strategia osservata negli Emirati Arabi Uniti appare orientata all’accumulo durante i periodi di ribasso, comportamento che può influenzare la dinamica dell’offerta sul mercato e rappresentare un differente approccio sovrano verso le risorse digitali.
Dal punto di vista politico ed economico, l’esposizione statale a Bitcoin solleva questioni su trasparenza, gestione del rischio, politica energetica e possibili ripercussioni sulle relazioni commerciali internazionali. Un Paese ricco di risorse energetiche che sfrutta tale surplus per alimentare infrastrutture di estrazione può ottenere vantaggi competitivi rispetto ai miner che operano in ambienti con costi energetici più elevati.
È quindi probabile che l’interesse sovrano verso le criptovalute induca una maggiore attenzione regolatoria e di politica pubblica a livello internazionale, poiché governi e autorità di vigilanza valutano impatti fiscali, monetari e di sicurezza associati a riserve digitali significative.
In conclusione, le stime basate su analisi on-chain mostrano una posizione rilevante degli Emirati Arabi Uniti nel panorama del mining globale di Bitcoin, ma tali dati sono soggetti a variazioni rapide legate al mercato e alle attività di portafoglio; per questo motivo è essenziale un monitoraggio continuativo e una valutazione prudente delle implicazioni a medio-lungo termine.