Piccoli pacchi extra Ue: chi sono e come evitano la mini tassa italiana da 2 euro
- 16 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il mini contributo di 2 euro applicato ai pacchetti di piccolo valore provenienti da paesi extra UE e introdotto il 1° gennaio per le importazioni fino a 150 euro rischia di risultare inutile o contestato, sia per l’entrata in vigore di un dazio comune di 3 euro deciso dal Consiglio Ue a partire dal 1° luglio, sia per le prime evidenze di tentativi di elusione della misura.
La segnalazione è contenuta nella circolare Assonime 2/2026, a firma del direttore generale Stefano Firpo, che mette in rilievo criticità di natura economica e giuridica rispetto alla compatibilità della nuova misura con il diritto dell’Unione Europea.
Assonime osserva:
“in un contesto caratterizzato dall’esistenza del mercato unico europeo e dall’assenza di controlli alle frontiere interne, l’applicazione di un prelievo non armonizzato sta già influenzando le scelte logistiche e distributive degli operatori, incentivando l’immissione delle merci in altri Stati membri nei quali il contributo non è previsto e la successiva introduzione nel territorio nazionale mediante trasporto intra Ue”
Riorganizzazione logistica e spostamento dei flussi
La circolare sottolinea che, in assenza di controlli doganali alle frontiere interne, gli operatori stanno riconfigurando le proprie catene logistiche: molte merci vengono immesse in altri aeroporti comunitari e poi trasferite via terra in Italia, con il chiaro obiettivo di evitare il prelievo nazionale.
Questo fenomeno non appare dettato da ragioni economiche o organizzative autonome, ma dal diverso trattamento fiscale tra Stati membri, con possibili effetti di distorsione della concorrenza tra operatori e tra Paesi.
Assonime evidenzia inoltre:
“uno spostamento dei flussi di importazione non riconducibile a esigenze economiche o organizzative, ma determinato dall’applicazione di un onere nazionale non previsto negli altri Stati membri, con effetti distorsivi sulla concorrenza tra operatori e tra Stati membri”
Impatto sui volumi e sulle emissioni
Secondo i dati citati dalla stessa circolare, raccolti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si è registrata una contrazione significativa dei pacchi a basso valore diretti in Italia nella fase iniziale di applicazione del nuovo contributo.
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli segnala:
“tra il 1° e il 20 gennaio il numero di pacchi a basso valore arrivati in Italia da Paesi extra Ue è diminuito del 36 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”
Oltre alla riduzione dei volumi importati per via diretta, la modifica dei meccanismi di consegna sta producendo un aumento dei trasporti intra UE, in particolare su gomma, con risvolti negativi anche sul piano ambientale e in contraddizione con gli obiettivi comunitari di sostenibilità e riduzione delle emissioni.
Profili giuridici e compatibilità con il diritto europeo
Il carattere generalizzato e forfettario del nuovo contributo solleva questioni di compatibilità con il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) e con i principi dell’unione doganale, che non richiedono soltanto l’abolizione delle tariffe ma anche l’eliminazione di oneri nazionali che possano alterare la neutralità del regime applicabile alle importazioni.
Nel testo della circolare si osserva che, sebbene il legislatore nazionale abbia inteso collocare il prelievo al di fuori della categoria dei tributi doganali propriamente detti, l’effetto economico è analogo a quello di un dazio fisso applicato proprio alle operazioni che il diritto unionale ha favorito per semplificare i flussi commerciali di basso valore.
Questa sovrapposizione di effetti può esporre la misura a ricorsi giudiziari davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea o a procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea, soprattutto se la norma nazionale rimarrà in vigore anche dopo l’entrata in vigore, a livello comunitario, del dazio armonizzato previsto dal Consiglio Ue a luglio.
Conseguenze politiche e possibili sviluppi
La situazione mette in luce l’esigenza di coordinamento tra le autorità nazionali e quelle europee per evitare frammentazioni regolatorie che producano distorsioni sul mercato unico. La decisione nazionale anticipa, su base domestica, scelte che spettano alla politica doganale a livello comunitario, con potenziali ripercussioni diplomatiche e commerciali tra Stati membri.
Da un punto di vista pratico, gli operatori del settore logistico e i commercianti dovranno adeguare le piattaforme distributive e le strategie di approvvigionamento; i consumatori potrebbero registrare variazioni nei tempi di consegna o nei costi indiretti. Sul piano istituzionale, è possibile attendersi consultazioni formali, richieste di pareri legali e, eventualmente, contenziosi che chiariscano la compatibilità della misura con il diritto europeo.
Indicazioni per il futuro
Per ridurre il rischio di effetti distorsivi e migliorare l’efficacia delle politiche di contrasto all’evasione e alla concorrenza sleale, le istituzioni potrebbero considerare opzioni quali l’armonizzazione dei prelievi a livello europeo, il rafforzamento della cooperazione doganale, e investimenti nella digitalizzazione e semplificazione delle procedure di importazione per le spedizioni di basso valore.
Nel frattempo, imprese e operatori logistici monitoreranno gli sviluppi normativi e le risposte delle autorità europee, valutando possibili adeguamenti organizzativi e, se necessario, azioni legali volte a chiarire il confine tra intervento nazionale e disciplina unionale.