Allarme comandanti: nuove regole che aprono la strada a contenziosi e ricorsi

Comandanti di navi e rappresentanze sindacali segnalano criticità sulle novità introdotte al Codice della navigazione dalla legge 182 del 2025, sostenendo che le modifiche, invece di snellire le procedure, assegnano nuovi oneri ai capitani e possono generare problemi applicativi, contenziosi e ricorsi.

Usclac, Uncdim e Smacd hanno messo in evidenza come l’intervento legislativo incida su regole fondamentali del rapporto di lavoro marittimo, richiedendo un’attenta valutazione delle conseguenze operative e giuridiche.

Nuove regole con problemi di applicazione

Emanuele Bergamini ha dichiarato:

“A nostro giudizio la nuova normativa rischia di causare notevoli criticità, soprattutto per i comandanti di navi, che già si sobbarcano un carico di lavoro eccessivo, soprattutto dal punto di vista burocratico, e hanno enormi responsabilità, anche di natura penale.”

La riforma apportata alla normativa di settore modifica in modo rilevante il Codice della navigazione, con interventi sugli articoli 328, 331 e 172‑bis e l’abrogazione dell’articolo 329. L’intento dichiarato del legislatore è stato quello di superare il precedente modello di arruolamento pubblico davanti all’Autorità marittima (le Capitanerie di porto) e di consolidare modalità già sperimentate durante le misure emergenziali legate alla pandemia.

Nel nuovo assetto, il ruolo delle Capitanerie di porto viene riposizionato: dalle verifiche preventive sul rapporto di lavoro si passa a controlli successivi, prevalentemente documentali, con un trasferimento di responsabilità operative verso il personale imbarcato e la figura del comandante.

Emanuele Bergamini ha aggiunto:

“Il cuore della riforma è la distinzione tra il contratto di arruolamento del comandante, che rimane un atto pubblico davanti all’Autorità marittima, e i contratti dell’equipaggio, che vengono stipulati per iscritto dal comandante o dall’armatore davanti a due testimoni. Questo cambia sostanzialmente il ruolo del comandante nel rapporto di lavoro.”

Si rischiano errori di forma e omissioni

Secondo le organizzazioni di categoria, la nuova disciplina pone sul comandante l’obbligo di conservare a bordo il contratto, di annotarlo sul Ruolo d’equipaggio o sulla licenza e di inserire tutte le clausole ritenute essenziali per la conformità al Codice della navigazione, alla contrattazione collettiva e alla normativa nazionale e internazionale, inclusa la Convenzione sul lavoro marittimo (MLC 2006).

Il presidente dell’Usclac ha osservato:

“Questa delega di poteri ai comandanti è eccessiva e può determinare problemi applicativi: non è stato definito un contenuto minimo dei contratti dei marittimi né sono stati previsti modelli standard. Errori formali, omissioni o clausole poco chiare possono portare alla nullità del contratto o a contenziosi, con conseguenze sulla posizione professionale e personale dei comandanti.”

Le conseguenze potenziali includono ricorsi davanti alle autorità giudiziarie e amministrative, contestazioni in sede di ispettorato del lavoro marittimo e possibili sanzioni amministrative o effetti sulla responsabilità penale in caso di inadempienze che incidano sulla sicurezza e sul rispetto dei diritti dei marittimi.

Per mitigare i rischi le sigle sindacali chiedono indicazioni operative chiare: l’adozione di modelli contrattuali standard, linee guida interpretative a livello ministeriale e percorsi di formazione specifica per i comandanti. È inoltre invocata una maggiore collaborazione tra Capitanerie di porto, armatori e organizzazioni rappresentative dei lavoratori per definire procedure che garantiscano trasparenza, conformità normativa e tutela della sicurezza a bordo.

La questione apre anche un confronto politico-amministrativo più ampio sul bilanciamento tra snellimento burocratico e garanzie di tutela per i lavoratori marittimi: eventuali interventi correttivi o decreti attuativi potrebbero chiarire ruoli, responsabilità e strumenti di controllo per evitare che l’innovazione normativa produca effetti contrari a quelli auspicati.

Le organizzazioni di categoria hanno annunciato l’intenzione di sollecitare chiarimenti formali alle autorità competenti e di valutare le azioni necessarie per tutelare i diritti dei marittimi e la posizione professionale dei comandanti.



Author: Tony
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