Ncc, la riforma perde colpi: obblighi più blandi per le piattaforme private
- 13 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mit) si sono tenuti incontri distinti con le rappresentanze degli operatori di noleggio con conducente e con quelle dei taxi, entrambi incentrati sulla revisione della normativa relativa al trasporto non di linea promossa dal ministro Matteo Salvini. L’obiettivo è uscire dall’impasse creato dalle recenti pronunce della Commissione Europea, del TAR e della Corte Costituzionale, che hanno evidenziato limiti nell’impianto normativo precedente.
Partecipanti e modalità degli incontri
Gli appuntamenti si sono svolti separatamente: la mattina è stato riservato il confronto con il mondo del Ncc (noleggio con conducente), mentre nel pomeriggio sono stati ascoltati i rappresentanti del settore taxi. Tra le sigle che hanno partecipato al tavolo tecnico per il fronte Ncc figurano MuoverSì — recentemente confluita in Conftrasporto — insieme a Anitrav, Sistema Trasporti e Comitato Air.
Il tema centrale: il Foglio di servizio elettronico
Il nodo più dibattuto è stato il Foglio di servizio elettronico (Fdse), il documento digitale che dovrebbe tracciare le prestazioni degli autisti nei servizi non di linea. Le numerose sentenze che hanno messo in discussione l’impianto del Decreto Ministeriale 226/2024 hanno indotto il Mit a ripensare la soluzione tecnica e regolamentare prevista in origine.
La linea emersa dai tecnici ministeriali è orientata verso un nuovo decreto, ma più snello: il Fdse dovrebbe poter essere gestito tramite applicativi informatici sviluppati da operatori privati, abbandonando l’ipotesi di una piattaforma ministeriale centralizzata obbligatoria. La scelta mira a recepire le osservazioni giurisprudenziali e a ridurre i vincoli tecnici impugnati dai giudici.
Francesco Artusa ha detto:
“Il nuovo Fdse potrà essere compilato attraverso qualsiasi software privato, senza piattaforme pubbliche obbligatorie; dovrà essere aperto, modificabile e interoperabile.”
Francesco Artusa ha aggiunto:
“Il Mit ipotizza un periodo di conservazione di 60 giorni, un passo indietro clamoroso rispetto ai quattro anni previsti in precedenza.”
Il nuovo provvedimento dovrebbe limitarsi a definire alcuni requisiti tecnici minimi — ad esempio il divieto di sovrascrittura delle registrazioni — senza imporre architetture gestionali complesse. Parallelamente, il controverso Dpcm sulle applicazioni di intermediazione rimane al momento sospeso: la norma era stata redatta ma non è mai stata pubblicata e il Mit l’ha congelata dopo i rilievi comunitari.
Reazioni dei rappresentanti degli operatori
Andrea Romano, presidente di MuoverSì, ha detto:
“È stata una grande perdita di tempo. Il ministro Salvini avrebbe potuto impiegare gli ultimi due anni per fare un lavoro davvero innovativo per il settore.”
Mauro Ferri, presidente di Anitrav, ha detto:
“Il foglio di servizio rischia di restare solo una bandierina sbiadita.”
Le preoccupazioni degli operatori riguardano principalmente l’efficacia degli strumenti di controllo, la tutela della concorrenza e gli oneri amministrativi per imprese e professionisti. La possibilità di affidare la gestione a software privati solleva inoltre questioni relative alla protezione dei dati, all’interoperabilità fra sistemi diversi e ai controlli anti-abusivismo.
Implicazioni istituzionali e prossimi passi
Dal punto di vista istituzionale, la scelta tra una piattaforma pubblica centralizzata e soluzioni private incrocia competenze tecniche, osservazioni europee e pronunce giurisdizionali. Il Mit dovrà ora bilanciare esigenze di conformità alle decisioni comunitarie e costituzionali con l’esigenza di garantire tracciabilità e trasparenza nel settore.
Nei prossimi mesi è plausibile un lavoro tecnico più approfondito, con consultazioni tra ministero, rappresentanze di categoria e autorità garanti, finalizzato a definire requisiti operativi e tempi di attuazione. Qualsiasi opzione scelta avrà impatti su controlli amministrativi, responsabilità degli operatori e rapporti tra Ncc e taxi, con potenziali ricadute anche sulla regolazione dei servizi di intermediazione digitale.