Fibra che moltiplica: 4,4 euro di pil per ogni euro investito

C’è un effetto fiscale meno visibile ma significativo: la sola fase di costruzione delle reti nelle aree bianche ha generato un gettito stimato superiore a 2,5 miliardi di euro, di cui circa 1,1 miliardi riconducibili all’Iva. Il comparto delle costruzioni si conferma uno dei principali beneficiari dell’intervento infrastrutturale, con un apporto al Pil stimato intorno a 1,3 miliardi derivante dalle attività correlate alla realizzazione delle opere.

Il «paradosso italiano»

Nonostante l’imponente investimento infrastrutturale, emerge un paradosso: la diffusione effettiva dei servizi a banda ultra‑larga rimane bassa. Lo evidenzia lo studio “Fiber for human value”, a cura di Enzo Peruffo (Prorettore alla didattica Luiss e direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change «Franco Fontana») e di Davide Quaglione (full professor of Applied Economics, Università di Chieti‑Pescara).

Il punto critico è il tasso di adozione, il cosiddetto take-up, che si attesta intorno al 25%. Per questo motivo gli esperti sottolineano che la priorità non è solo lo switch-off del rame, ma lo switch-on: portare gli utenti a utilizzare effettivamente la fibra è essenziale affinché l’infrastruttura produca i benefici attesi.

Lo studio afferma:

“experience good”

Secondo gli autori, una volta provata, la fibra viene percepita come un servizio con valore aggiunto: gli utenti segnalano un aumento della produttività (un incremento di circa +0,47 nella scala di gradimento) e una sostanziale miglioramento della qualità della vita, grazie all’abilitazione di servizi come telemedicina, smartworking e scuole connesse in modo affidabile.

Il quadro interpretativo porta alla conclusione che non basta la sola posa dei cavi fino alle abitazioni: occorre attivare iniziative di sensibilizzazione, piani di formazione digitale e incentivi economici per stimolare l’adozione soprattutto nelle fasce di popolazione con competenze digitali limitate. Inoltre, la sinergia tra operatori privati e istituzioni pubbliche è fondamentale per trasformare la capacità infrastrutturale in utilizzo concreto.

Sostenibilità

Il tema della sostenibilità è al centro di un’analisi presentata dal Politecnico di Torino. La professoressa Michela Meo ha illustrato come la migrazione da reti in rame a una rete FTTH (full‑fiber) possa comportare benefici energetici e ambientali rilevanti: lo spegnimento del rame riduce i consumi energetici delle reti di accesso dell’86%, passando da circa 551 GWh all’anno a 77 GWh.

Il passaggio al full‑fiber ridurrebbe inoltre le emissioni di CO2 di circa 125 kiloton ogni anno. Il fattore tempo è determinante: anticipare la transizione può evitare che gli apparati legacy restino accesi e sottoutilizzati, traducendosi in un risparmio energetico addizionale stimato in oltre 4 TWh nell’arco di dieci anni.

In sintesi, le evidenze raccolte da Deloitte, Luiss e dal Politecnico di Torino convergono su un messaggio chiaro: lo switch-on della fibra non è opzionale ma una condizione per la competitività del sistema‑Paese. Le imprese che hanno già attivato connessioni in fibra registrano performance migliori in termini di fatturato e innovazione; allo stesso modo, una Pubblica amministrazione adeguatamente connessa può offrire servizi più inclusivi ed efficienti.

Per trasformare il potenziale infrastrutturale in vantaggio concreto è necessaria una politica industriale organica: misure di incentivazione per la dismissione del rame, programmi di alfabetizzazione digitale rivolti a quel 54% di cittadini ancora privi di competenze digitali di base, e interventi regolatori coerenti a livello europeo, come quelli introdotti dal Digital Networks Act e dalle direttive dell’Unione Europea, possono chiudere il cerchio tra infrastruttura, domanda e sostenibilità.



Author: Tony
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