Ascopiave punta sul gas: piano da 675 milioni per la svolta energetica
- 13 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nicola Cecconato ha detto:
«Le reti gas sono oggi più che mai una infrastruttura strategica per la sicurezza energetica del nostro Paese».
Questa affermazione riassume l’impostazione del nuovo piano industriale al 2029 di Ascopiave, che ha confermato l’accento sugli investimenti nella distribuzione del gas. Nonostante la volatilità del settore energetico, il titolo della società ha registrato una reazione positiva in Borsa, con un rialzo nella giornata di riferimento.
Piano industriale e priorità sul gas
Il piano pone la priorità sulla rete gas: del totale degli investimenti previsti dal business plan, una parte rilevante è destinata alla distribuzione. In particolare, su 675 miliardi di investimenti indicati nel documento, circa 607 milioni sono destinati al settore distribuzione gas. Nel corso dell’ultimo anno Ascopiave ha anche realizzato acquisizioni significative, tra cui un’operazione da oltre 400 milioni con A2A.
La ripartizione degli investimenti prevede che 246 milioni siano indirizzati alla crescita per linee esterne — con possibili gare sia nel Nord Est sia nel Centro Sud — mentre 361 milioni saranno dedicati al consolidamento del perimetro operativo attuale.
Attraverso operazioni di M&A il gruppo è progressivamente cresciuto e si colloca oggi come secondo operatore italiano nella distribuzione gas, anche in seguito a mosse di mercato come l’acquisizione da parte di Italgas di 2i Rete Gas. Questo posizionamento permette di sfruttare sinergie operative, migliorare l’efficienza gestionale e rafforzare la presenza nei territori di riferimento.
In aggiunta, è previsto che Ascopiave acquisisca quest’anno alcuni asset che Italgas ha dovuto cedere in provincia di Padova per questioni legate all’azione dell’Antitrust, integrando così ulteriormente il proprio perimetro di attività.
Previsioni economiche e sostenibilità finanziaria
Dal punto di vista finanziario, il piano indica una progressione dei risultati verso il 2029: la stima è di un Ebitda pari a 191 milioni (ossia +39 milioni rispetto al preconsuntivo 2025) e di un utile netto atteso intorno ai 43 milioni. L’ultima esercizio presenta una base comparativa influenzata da componenti straordinarie.
La posizione finanziaria netta prevista è di circa 911 milioni, corrispondente a un rapporto di 4,8 volte la marginalità lorda, valore che si colloca sopra la media del settore e che secondo la società consente una struttura finanziaria equilibrata e sostenibile.
Nicola Cecconato ha sintetizzato così l’orientamento strategico:
«È un percorso di crescita fondato su una struttura finanziaria equilibrata e sostenibile, che punta a un miglioramento progressivo dei risultati economici e finanziari del gruppo e a mantenere una politica di remunerazione degli azionisti attrattiva e sostenibile».
Per l’esercizio 2025 il piano prevede una distribuzione di dividendi pari a 16 centesimi per azione (con un rendimento indicativo attorno al 4,4% ai livelli di mercato citati) e una progressione della cedola, con un incremento di un centesimo per azione negli anni successivi fino al 2028.
Strategia di alleanze e prospettive territoriali
Sulle possibili alleanze, l’Amministratore delegato ha delineato un profilo chiaro: i partner dovranno essere di natura industriale e condividere una visione strategica di medio-lungo termine. L’azione potrebbe avere ricadute anche oltre il territorio veneto, dove il processo di consolidamento tra utility è rallentato da anni, nonostante il mercato richieda sempre maggiori dimensioni industriali e finanziarie.
Dal punto di vista istituzionale e regolatorio, le operazioni di concentrazione nel settore delle reti richiedono il presidio delle autorità competenti e un dialogo con gli enti locali interessati. L’intervento dell’Antitrust in precedenti operazioni evidenzia l’importanza di garantire concorrenza e tutela degli utenti finali durante i processi di aggregazione.
In prospettiva, l’attenzione sugli investimenti nelle reti e sulla progressiva integrazione tra operatori può contribuire a rafforzare la sicurezza energetica nazionale, favorire l’efficienza degli asset e creare economie di scala utili per affrontare le sfide della transizione energetica, pur mantenendo un focus sulla stabilità finanziaria e sulla remunerazione degli azionisti.