La privatizzazione dell’acqua in Europa mette a rischio l’accesso e i diritti

L’acqua deve rimanere pubblica, ma la gestione richiede approcci industriali: modelli che prevedono società esterne a controllo totalmente pubblico oppure formule miste in cui la maggioranza del capitale è pubblica pur consentendo la presenza di soci privati di minoranza. Questa pluralità di soluzioni riguarda la gestione del servizio idrico integrato, ovvero l’insieme delle attività che consentono che la risorsa acqua arrivi potabile nelle case, nelle aziende e nelle fontanelle dopo essere stata captata, trattata e monitorata.

Il punto del referendum del 2011

Ilvo Sorrentino ha detto:

“Sia chiaro, l’acqua, come è stato detto nel referendum del 2011 quando abbiamo votato tutti, è pubblica.”

La dichiarazione riafferma un principio ampiamente condiviso, ma va accompagnata dalla comprensione che il servizio comporta costi e attività tecniche precise: potabilizzazione, gestione delle reti, controllo degli invasi e manutenzione degli acquedotti. Tali attività richiedono risorse, competenze e investimenti continui.

Ilvo Sorrentino ha aggiunto:

“I gestori fanno pagare i costi per far sì che l’acqua arrivi nelle case e si renda un servizio efficiente.”

Il tema delle tariffe, quindi, non è solo una questione economica ma anche tecnica: le entrate servono a garantire continuità, qualità e investimenti. La qualità del servizio dipende dalla capacità di programmare interventi di rete, di riparare perdite e di aggiornare gli impianti, attività che richiedono modelli organizzativi professionali.

Dati e criticità del sistema idrico italiano

Ilvo Sorrentino ha osservato:

“Il nostro paese è al primo posto nel quadro dell’UE per volumi di acqua prelevata per uso potabile, con circa 150 metri cubi per abitante l’anno”

Secondo le analisi sul consumo idrico, l’Italia registra grandi quantità di acqua immessa in rete ma anche tassi significativi di dispersione. Gran parte della vulnerabilità deriva da reti datate e da investimenti non sempre adeguati in tutto il territorio nazionale. Per questo motivo molti esperti sostengono la necessità di una gestione industriale che integri servizio, programmazione e pianificazione degli interventi su scala territoriale.

Ilvo Sorrentino ha aggiunto:

“Anche questa attività ha un costo importante… non dobbiamo poi dimenticare che il 13% delle persone, 7 milioni, non è allacciato alla rete fognaria.”

Alla componente della potabilizzazione e della distribuzione si aggiungono i costi dello smaltimento delle acque reflue: depurazione e fognature sono servizi essenziali per la salute pubblica e per la tutela ambientale, ma richiedono investimenti ingenti, specie nelle aree rurali o nei centri minori dove le coperture sono ancora incomplete.

Una gestione differente

La struttura del servizio non è omogenea sul territorio nazionale. Secondo il Blue Book 2025 prodotto dalla Fondazione Utilitas con il contributo di operatori del settore, solo una parte della popolazione è servita da un unico gestore consolidato. In molte aree la governance resta frammentata, con gestioni dirette dei comuni che spesso operano con standard e capacità d’investimento inferiori rispetto agli operatori industriali.

Questa frammentazione si concentra in particolare nel Sud e nelle Isole, dove si concentra la maggior parte dei comuni ancora lontani da una gestione industriale efficiente. La presenza di molte gestioni in economia rende difficile pianificare interventi su scala più ampia e riduce la capacità di attrarre risorse per grandi opere di ammodernamento.

Le diverse opzioni di gestione

Ilvo Sorrentino ha osservato:

“Pensiamo a Roma, il servizio viene garantito da Acea che è controllata per il 51% dal pubblico e per il resto da altri soci, ma la maggioranza è pubblica.”

L’esempio di Roma e di Acea illustra una soluzione ibrida in cui la governance pubblica mantiene la maggioranza e la struttura industriale dell’impresa consente interventi di manutenzione, riduzione delle perdite e programmazione a lungo termine. La progettazione pluriennale è fondamentale per ridurre il rischio di emergenze idriche e per garantire continuità nei servizi.

Ilvo Sorrentino ha aggiunto:

“Nel Lazio si lavora a una serie di interventi proprio per evitare che possa succedere qualcosa di simile.”

Tra le soluzioni praticate in Italia ci sono anche società di diritto privato partecipate dai enti pubblici: in alcune regioni questo modello ha permesso di aggregare competenze e risorse finanziarie, pur mantenendo la proprietà pubblica dell’infrastruttura. Un esempio citato frequentemente è la realtà sarda.

Ilvo Sorrentino ha detto:

“Si tratta di un’azienda che può vincere la sfida per dare alla Sardegna la gestione dell’acqua interamente in mani pubbliche. A piccoli passi sta diventando una società di tutto rispetto con un cambio di passo deciso.”

Nel caso della Sardegna, Abbanoa è stata costituita con soci pubblici ma come società di diritto privato: la formula ha l’obiettivo di coniugare controllo pubblico, capacità gestionale e accesso a finanziamenti necessari per interventi diffusi sul territorio.

Posizioni sindacali e prospettive

Ilvo Sorrentino ha sottolineato:

“La nostra posizione è sempre stata questa: mai la gestione dell’acqua in mani della speculazione dei privati. Ci siamo messi sin da subito a disposizione per arrivare a questo traguardo.”

La linea sindacale respinge la completa privatizzazione dei servizi idrici, promuovendo invece soluzioni che coniughino controllo pubblico, trasparenza e capacità gestionale. Sul piano istituzionale, ciò implica il ruolo attivo dei comuni, delle autorità di regolazione come ARERA e della collaborazione tra enti locali e operatori per definire tariffe sostenibili, investimenti programmati e standard di qualità uniformi.

Per rendere effettive queste opzioni servono quadri regolatori chiari, piani d’investimento pluriennali e strumenti che favoriscano aggregazioni territoriali quando utili alla scala efficiente del servizio. La discussione politica e tecnica resta aperta e sarà decisiva per la transizione verso sistemi di gestione più resilienti, sostenibili e capaci di garantire il diritto all’acqua per tutta la popolazione.



Author: Tony
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