Ex Ilva, il gip nega il dissequestro dell’altoforno 1: le indagini devono proseguire
- 12 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
A dieci mesi dall’incendio che ha interessato una delle tubiere, l’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto, oggi gestito da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, resta sotto sequestro senza facoltà d’uso. Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, con un’ordinanza di quattordici pagine depositata il 12 febbraio ha rigettato l’istanza di dissequestro presentata dall’avvocato Angelo Loreto per conto dell’azienda, richiesta discussa nell’udienza del 9 febbraio. Si tratta del terzo rifiuto da parte della magistratura a concedere il dissequestro: le precedenti decisioni erano state assunte dalla Procura durante l’estate e poco prima delle festività natalizie.
Le motivazioni
Nel provvedimento il gip Mariano Robertiello ha argomentato la necessità di mantenere il vincolo per preservare elementi probatori ritenuti rilevanti per le indagini. Il giudice ha valutato che non esistano metodi meno invasivi in grado di garantire il medesimo risultato investigativo.
Mariano Robertiello ha scritto:
«la permanenza del vincolo reale risulta giustificata dall’impossibilità di conseguire il medesimo risultato probatorio mediante strumenti meno afflittivi».
Nel testo dell’ordinanza il giudice ha inoltre precisato la natura conservativa del sequestro, sottolineandone la funzione strumentale all’attività giudiziaria e non una finalità sanzionatoria o anticipatoria.
Mariano Robertiello ha aggiunto:
«Il mantenimento del sequestro risponde, dunque, ai criteri di necessità, adeguatezza, proporzionalità e residualità, non rivestendo nel caso di specie alcuna natura sanzionatoria, né anticipatoria, ma esclusivamente conservativa e strumentale all’esercizio della funzione giurisdizionale.»
Secondo il gip, il vincolo mantiene ancora una funzionalità probatoria piena e attuale: la conservazione materiale dell’impianto sarebbe necessaria per completare accertamenti ritenuti decisivi per ricostruire la dinamica dell’evento del 7 maggio 2025 e per valutare eventuali responsabilità.
Le tesi dell’azienda e le argomentazioni del giudice
L’altoforno 1 era stato posto sotto sequestro nella notte tra il 7 e l’8 maggio; l’impianto era stato riavviato a ottobre 2024. In udienza il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha sostenuto che il mantenimento del vincolo è necessario per consentire ulteriori indagini tecniche richieste dai consulenti della Procura.
La difesa dell’azienda ha controargomentato che quegli accertamenti potevano essere eseguiti mesi prima e che, oltretutto, in luglio erano stati contemplati e poi scartati dagli stessi consulenti della Procura. L’azienda ha inoltre richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione sulla necessità che questo tipo di provvedimenti abbia la durata più contenuta possibile.
Il gip ha respinto l’istanza di dissequestro, ritenendola infondata alla luce delle esigenze probatorie attuali.
Il gip ha osservato:
«l’istanza di dissequestro non è fondata e deve, pertanto, essere rigettata».
Nel provvedimento il giudice ha poi richiamato la giurisprudenza consolidata in materia di sequestro probatorio, evidenziando quando questo debba permanere.
Il gip ha ricordato:
«secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il sequestro probatorio deve essere mantenuto ogniqualvolta il bene sottoposto a vincolo conservi una concreta, attuale e non meramente potenziale attitudine a fungere da fonte di prova».
Per il giudice è sufficiente che residuino accertamenti non marginali la cui esecuzione richieda la conservazione materiale del bene nello stato in cui si trova. La verifica della persistenza delle esigenze probatorie, prosegue il gip, deve ancorarsi alla concreta evoluzione dell’indagine, alla natura delle attività tecniche ancora da svolgere e al grado di complessità del contesto investigato.
Contesto e possibili sviluppi
Il mantenimento del sequestro probatorio ha rilevanti implicazioni operative e sociali: blocca l’utilizzo dell’impianto, condiziona la produzione e può incidere sull’occupazione locale. Sul piano processuale, il proseguimento delle indagini tecniche comporterà l’intervento di consulenti specializzati incaricati dalla Procura e, se necessario, ulteriori perizie su materiale e componenti dell’altoforno.
Il bilanciamento tra tutela delle prove e interesse alla ripresa dell’attività produttiva rappresenta un punto centrale nelle decisioni giudiziarie. L’azienda potrà valutare eventuali rimedi giurisdizionali, mentre la Procura dovrà completare gli accertamenti per esprimere una posizione definitiva sulle responsabilità e sull’eventuale ripristino in sicurezza dell’impianto.
In ultima istanza, per ottenere il dissequestro sarà necessario dimostrare che gli adempimenti tecnici richiesti possono essere svolti senza compromettere le fonti di prova o che le esigenze probatorie si sono esaurite; fino ad allora il vincolo resterà uno strumento centrale per l’attività investigativa.