Difesa, la Nato riorganizza il comando: un italiano alla guida della base di Napoli, ecco cosa cambia
- 12 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un riassetto dei vertici e delle responsabilità all’interno della Nato punta a incrementare il ruolo degli alleati europei nella difesa del continente, spostando competenze operative che finora erano in mano agli Stati Uniti verso comandi guidati da nazioni europee.
L’accordo, raggiunto il 6 febbraio e ufficialmente confermato in una nota diffusa il 10 febbraio, prevede che il Regno Unito assuma il comando del Joint Force Command di Norfolk, mentre l’Italia prenderà il comando del Joint Force Command di Napoli, entrambi attualmente guidati dagli Stati Uniti. Inoltre, il comando del Joint Force Command di Brunssum sarà alternato a turno tra Germania e Polonia. Di conseguenza, tutti e tre i Joint Force Command — comandi di grado quattro stelle che dirigono le operazioni in scenari di crisi e conflitto — saranno guidati da europei.
Nuova distribuzione dei comandi
La riassegnazione mira a rafforzare la responsabilità europea nella gestione operativa delle crisi, pur mantenendo intatto il nucleo strategico dell’Alleanza. I Joint Force Command sono strumenti chiave per la conduzione delle operazioni militari multinazionali: hanno la capacità di pianificare e condurre interventi su vasta scala, coordinare forze di diversi Paesi e garantire l’interoperabilità tra gli assetti militari.
La rotazione del comando di Brunssum tra Germania e Polonia riflette anche l’intento di bilanciare leadership e responsabilità tra Stati membri con diverse tradizioni strategiche e capacità militari, aumentando contestualmente la rappresentatività europea nelle decisioni operative più rilevanti.
Il precedente del vertice della NATO all’Aia
Questa scelta è l’ultimo passo di un processo avviato negli ultimi anni, accentuato dalle pressioni politiche internazionali per una maggiore condivisione degli oneri della difesa. In particolare, l’esperienza politica degli ultimi mandati alla Casa Bianca ha sottolineato la necessità che gli alleati europei incrementino il proprio impegno nella propria difesa.
Nel corso del vertice di L’Aia gli Alleati si sono impegnati a un pacchetto di investimenti strutturali: l’obiettivo complessivo è destinare fino al 5% del Pil annuo a requisiti fondamentali per la difesa e alle spese collegate alla sicurezza entro il 2035. Di questi impegni, almeno il 3,5% del Pil dovrebbe essere indirizzato, sempre entro il 2035, ai requisiti di difesa fondamentale secondo la definizione concordata dalla Nato, mentre fino all’1,5% del Pil potrà essere destinato alla protezione delle infrastrutture critiche, alla difesa delle reti, alla preparazione e resilienza civile, all’innovazione e al rafforzamento della base industriale della difesa.
Gli Alleati hanno inoltre concordato di presentare piani nazionali annuali che traccino percorsi credibili e incrementali per raggiungere questi obiettivi di spesa e capacità, con l’intento di migliorare pianificazione, interoperabilità e prontezza operativa nel medio-lungo periodo.
La catena di comando strategica resta statunitense
Nonostante il trasferimento della guida operativa di alcuni comandi, il comando militare supremo dell’Alleanza rimane nelle mani degli Stati Uniti a livello strategico. Il ruolo di comando strategico e di coordinamento politico-militare globale continuerà a spettare al comando supremo, garantendo continuità nella deterrenza collettiva e nell’interoperabilità transatlantica.
Alexus Grynkevich, dal quartier generale di Mons in Belgio, continua a dettare le linee di responsabilità strategiche dell’Alleanza, pur nel quadro di una più ampia distribuzione operativa verso gli Alleati europei.
Il ruolo e il peso del Comando di Napoli
Il Comando Nato di Napoli, situato a Lago Patria (provincia di Napoli), è uno dei due comandi operativi strategici dell’Alleanza in Europa e rappresenta un perno fondamentale della strategia nel Mediterraneo.
La sua area di responsabilità comprende il Mediterraneo, il Medio Oriente e il Nord Africa, con competenze anche sui Balcani, un’area di particolare rilevanza per Italia. Tra le missioni e le attività coordinate dal comando di Napoli vi sono il sostegno alla missione KFOR in Kosovo e diverse attività di assistenza e cooperazione in Iraq e nella regione mediterranea.
Implicazioni strategiche e considerazioni politiche
La maggiore presenza europea ai vertici operativi comporta effetti concreti sulla pianificazione delle capacità, sulla spesa per la difesa e sulla cooperazione industriale. A livello politico, la misura vuole promuovere la responsabilità condivisa tra alleati e ridurre, nel tempo, la dipendenza esclusiva dalla direzione strategica statunitense per alcune funzioni operative.
Sul piano pratico, questo richiederà investimenti continui in formazione, interoperabilità, sistemi di comando e controllo e aggiornamento delle basi industriali nazionali, oltre a una maggiore sincronizzazione tra le politiche di difesa degli Stati membri e gli obiettivi della Nato.
Nel complesso, l’operazione mira a rafforzare la credibilità difensiva europea all’interno dell’Alleanza atlantica, conservando al contempo il legame transatlantico che resta centrale per la sicurezza collettiva.