Alla Camera scattano sanzioni per chi cambia casacca
- 12 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La riforma del regolamento della Camera, intitolata «Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni», è destinata a entrare in vigore dalla prossima legislatura e sarà discussa in Aula a Montecitorio con una seduta generale prevista per lunedì 16 febbraio, seguita da un possibile voto già martedì. Per l’approvazione è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti della Camera.
La proposta ha ottenuto un via libera pressoché unanime dalla Giunta per il regolamento, con astensioni registrate soltanto da parte dei gruppi dei 5 Stelle e di Avs. Le modifiche puntano a ridisegnare procedure, ruoli e tutele delle opposizioni, oltre a introdurre misure per frenare i passaggi di gruppo parlamentare considerati opportunistici.
Principali novità introdotte
Tra gli interventi più significativi figura l’abolizione della regola delle 24 ore che attualmente devono trascorrere tra la presentazione della questione di fiducia e il relativo voto. Viene inoltre formalizzato uno statuto delle opposizioni e rese operative misure sanzionatorie per i cosiddetti cambi di casacca.
Le misure contro i trasferimenti di gruppo agiscono su due fronti: la ripartizione dei contributi economici destinati ai gruppi parlamentari e l’incandidabilità o decadenza da incarichi ricoperti nelle strutture dirigenti. Ogni gruppo dispone di finanziamenti proporzionati al numero dei deputati; con le nuove regole, il parlamentare che cambia gruppo trasferirà al nuovo gruppo soltanto il 50% della sua quota di contributi, mentre la restante metà rimarrà al gruppo di provenienza.
Per quanto riguarda gli incarichi, è prevista la decadenza dalla maggior parte delle cariche ricoperte sia nell’Ufficio di presidenza sia negli organi delle Commissioni, con l’eccezione del ruolo di presidente della Camera. Questa disposizione mira a scoraggiare spostamenti individuali finalizzati a mantenere posizioni di potere senza una base politica consistente.
Le penalità sui contributi non si applicheranno nei casi in cui il passaggio avvenga con almeno sette deputati contemporaneamente: in quella circostanza si configura infatti una scissione su «base evidentemente politica», come spiegano i relatori Federico Fornaro (Pd), Igor Iezzi (Lega) e Angelo Rossi (FdI).
Tempi, decreti legge e voto a data certa
La riforma introduce la possibilità di contingentare i tempi per l’esame dei decreti legge, una soluzione pensata per coniugare l’esigenza di approvare rapidamente misure urgenti con il rispetto del normale percorso legislativo. In parallelo, è prevista la facoltà di fissare un termine finale per l’approvazione di progetti di legge ritenuti urgenti, il cosiddetto voto a data certa, con l’obiettivo di ridurre il ricorso sistematico ai decreti e all’uso della fiducia.
Queste norme tendono a rendere più prevedibile il calendario parlamentare e a limitare strumenti residuali usati per accelerare l’iter legislativo, rafforzando al contempo la possibilità di discussione e controllo da parte delle Commissioni competenti.
Tutele e prerogative delle minoranze
Un punto centrale del nuovo regolamento è il consolidamento dello statuto delle opposizioni, con una serie di garanzie per consentire alle forze non di governo di vedere effettivamente esaminati i propri provvedimenti. Tra le novità, la codifica della prassi che assegna le presidenze delle giunte per le elezioni e per le autorizzazioni a esponenti dell’opposizione, prevedendo la decadenza immediata qualora chi ne è titolare passi a gruppi di maggioranza.
Per rendere concreto l’esame delle proposte iscritte su richiesta di un gruppo di opposizione, il regolamento stabilisce che almeno una seduta al mese sia dedicata a questi ddl e che la data di inserimento in calendario non possa essere successivamente differita dalla conferenza dei capigruppo senza il consenso del gruppo proponente. In assemblea, per le materie iscritte a iniziativa delle minoranze non saranno ammesse richieste di inversione dell’ordine del giorno, rinvii dell’esame né questioni pregiudiziali per motivi di merito; rimane invece la possibilità di rinviare in commissione, ma non più di due volte.
Queste previsioni cercano di assicurare che le iniziative delle minoranze possano essere esaminate con effettività, evitando che vengano sistematicamente procrastinate o neutralizzate dalle dinamiche maggioritarie.
Rafforzamento del ruolo delle Commissioni
Il regolamento favorisce inoltre un maggior protagonismo delle Commissioni, introducendo la possibilità per esse di istituire comitati per la valutazione delle politiche pubbliche. Si tratta di strumenti che permettono un’analisi più strutturata dell’impatto delle scelte legislative e della loro efficacia, in linea con pratiche già diffuse in altri parlamenti europei.
Questi comitati possono contribuire a migliorare la qualità normativa, offrendo pareri tecnico-politici e supporto metodologico all’esame delle proposte, oltre a rafforzare il ruolo di controllo delle Commissioni sull’azione dell’Esecutivo.
Implicazioni politiche e istituzionali
Nel contesto politico attuale, segnato anche dalla recente scissione dei vannacciani dalla Lega, le modifiche hanno una dimensione pratica e simbolica. Sul piano pratico, mirano a rendere più stabile la composizione dei gruppi parlamentari e a ridurre incentivi economici e istituzionali ai trasferimenti individuali. Sul piano istituzionale, cercano di riequilibrare il rapporto tra maggioranza e opposizione promuovendo tempi certi per l’esame delle proposte e maggiori garanzie procedurali.
Il testo, pur orientato a una maggiore disciplina interna, dovrà ora confrontarsi con l’esame dell’Aula e con eventuali emendamenti che potrebbero giungere nel dibattito parlamentare. L’entrata in vigore dalla prossima legislatura rende queste scelte particolarmente rilevanti per il funzionamento futuro dell’Assemblea e per le dinamiche tra gruppi politici.