Paesi europei divisi sulle nuove relazioni con gli Stati Uniti
- 11 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta ridefinendo equilibri e incertezze a livello globale, e genera ripercussioni anche all’interno dei Ventisette. I governi sono consapevoli della necessità di compattezza, ma permangono dubbi sulle strategie da adottare per tutelare sicurezza e interessi nazionali.
Un rapporto del European Council on Foreign Relations mette in rilievo le differenze di atteggiamento tra i paesi membri e rileva sottili contrasti tra Berlino e Roma, mentre in alcuni ambienti italiani cresce con forza l’idea di rimodulare i rapporti bilaterali con la Germania.
Analisi del sondaggio
Lo studio, basato su un sondaggio condotto a novembre su 13 paesi europei, mostra che una maggioranza di cittadini considera oggi gli Stati Uniti meno affidabili come alleato rispetto al passato. Parallelamente, una quota significativa della popolazione sostiene la necessità di incrementare la spesa per la difesa nazionale.
Tuttavia, il rapporto sottolinea come questi due fenomeni — la perdita di fiducia negli Stati Uniti e l’accettazione dell’aumento della spesa militare — non siano distribuiti in modo uniforme nel continente e non coincidano necessariamente nelle opinioni dei cittadini.
In quasi tutti i paesi analizzati l’immagine degli Stati Uniti è peggiorata rispetto a novembre 2024. Un’eccezione è la Polonia, dove il 31% degli intervistati continua a ritenere l’America un alleato affidabile. In Italia la percezione favorevole è scesa dal 18% al 12%, mentre in Germania è scesa dal 19% al 12%.
Tipologie di opinione pubblica
Attraverso una serie di domande su possibili aumenti della spesa militare e sulla reintroduzione del servizio obbligatorio, il European Council on Foreign Relations classifica la società europea in sei categorie: falchi, colombe, atlantisti, ribelli, nazionalisti e i fedeli di Donald Trump. La nomenclatura richiama concetti usati in ambiti come la politica monetaria, ma qui viene applicata per delineare orientamenti geopolitici e di difesa.
Secondo questa lettura, il gruppo dei falchi risulta dominante in paesi come la Germania e la Francia: si tratta di elettorati più propensi a una postura assertiva nei confronti della Russia, meno disposti a confidare ciecamente negli Stati Uniti e favorevoli a un rafforzamento degli stanziamenti per la difesa.
Conseguenze per le politiche nazionali
La distribuzione non omogenea delle categorie implica che le risposte politiche saranno differenziate: alcuni governi potrebbero accelerare la spesa militare e promuovere iniziative di difesa comune, altri preferiranno consolidare legami bilaterali o evitare scelte impopolari a livello interno.
Per Italia e Germania, la dinamica è particolarmente rilevante. In Italia certi attori politici stanno enfatizzando la possibilità di ridefinire il rapporto con la Germania, con implicazioni su commercio, industria e cooperazione nella sicurezza. In Germania, dove il dibattito pubblico sul ruolo strategico del paese è intenso, la presenza di cittadini favorevoli a spese militari più elevate può influenzare le scelte dei partiti e dell’esecutivo.
Il quadro europeo è inoltre condizionato dall’interazione con istituzioni come la NATO e la Unione Europea. Differenze nazionali nelle percezioni e nelle priorità possono complicare la costruzione di politiche comuni di difesa e di relazioni transatlantiche coerenti.
Prospettive e raccomandazioni
Gli autori del rapporto suggeriscono che per rispondere a questa fase gli Stati membri dovranno intensificare il coordinamento politico, migliorare la comunicazione verso i cittadini sulle ragioni di eventuali aumenti della spesa per la difesa e lavorare su strategie condivise per garantire sicurezza e stabilità.
In sintesi, l’instabilità generata dal ritorno di Donald Trump obbliga l’Europa a una duplice sfida: gestire la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, trovare modalità efficaci e democraticamente accettabili per rafforzare la propria autonomia strategica.