Kering, ricavi giù del 13% a 14,6 miliardi: De Meo parla di giro di boa e promette la ripresa

Il 2025 è stato un anno difficile per Kering, ma il gruppo francese del lusso presieduto da François-Henri Pinault guarda al 2026 come all’inizio di una nuova fase, un punto di svolta da dove ripartire per tornare a crescere. I ricavi sono scesi del 13%  rispetto all’anno precedente, a 14,7 miliardi di euroUna contrazione che riflette soprattutto le difficoltà di Gucci e un contesto macroeconomico ancora incerto. «Il 2025 non è stato l’anno che volevamo: non ha riflesso il pieno potenziale di Kering», ha ammesso l’amministratore delegato Luca de Meo intervenendo alla presentazione dei risultati. Nonostante il dato annuale negativo, la seconda parte dell’anno ha mostrato segnali di miglioramento progressivo. Il quarto trimestre ha visto un rallentamento del calo delle vendite, elemento che per il management segna il punto di minimo del ciclo da cui ripartire, un giro di boa. «Nel secondo semestre abbiamo adottato misure decisive: attraverso il rafforzamento della struttura finanziaria, il contenimento dei costi, e scelte strategiche che pongono le basi per il nostro prossimo capitolo» ha aggiunto. 

L’utile operativo ricorrente è stato pari a 1.631 milioni (-33%) e l’utile netto su base comparabile a 532 milioni (-56%). L’utile netto è in rosso di 29 milioni rispetto a 1,03 miliardi dell’anno precedente (-103%).
A pesare maggiormente sui conti è stata Gucci, che rimane il principale marchio del gruppo ma ha visto i ricavi scendere del 22% a circa 6 miliardi di euro. Nonostante il calo delle vendite, la maison ha continuato a lavorare sul contenimento dei costi, limitando l’erosione dei margini.
Più stabile la situazione di Yves Saint Laurent, che chiude l’anno con ricavi in calo dell’8% ma con una redditività sostanzialmente invariata grazie alle misure di efficienza. Bottega Veneta, invece, si conferma il marchio più resiliente del portafoglio: vendite stabili e in crescita del 3% a parità di perimetro, con risultati particolarmente positivi in Nord America e Medio Oriente e un miglioramento dei margini.
Tra gli altri marchi, spiccano le buone performance della gioielleria – con Boucheron, Pomellato e Qeelin in crescita – mentre continuano le difficoltà di Balenciaga e Alexander McQueen, ancora nel pieno di processi di ristrutturazione che hanno inciso sulla redditività complessiva del segmento.
Sul fronte strategico, il 2025 è stato anche l’anno del cambio di passo nella governance. Con l’arrivo di Luca de Meo alla guida operativa del gruppo, Kering ha avviato una fase di profonda trasformazione strategica e industriale. Una svolta che culminerà il 16 aprile 2026, quando al Capital Markets Day verrà presentata la nuova roadmap: un gruppo «più snello e più veloce», focalizzato sul rilancio della desiderabilità dei brand e su una crescita sostenibile dei margini.