Il governo degli Stati Uniti non ha intenzione di intervenire con grandi acquisti di bitcoin, nonostante le voci su Jim Cramer

La riserva di bitcoin attribuita all’amministrazione di Donald Trump non esiste ancora come fondo operativo e non esiste alcun meccanismo federale strutturato per acquistare all’ingrosso criptovalute con fondi governativi.

L’ordine esecutivo firmato per istituire una “riserva strategica” destinata a detenere bitcoin ha creato solo l’indicazione politica dell’obiettivo, ma non ha fatto sì che il patrimonio compaia automaticamente nei bilanci federali.

Negli ultimi mesi il Treasury Department e consulenti della Casa Bianca hanno effettuato verifiche sulle partecipazioni federali in criptovalute e hanno analizzato quali attività possano essere accantonate per una futura riserva. Tuttavia, chi sostiene l’iniziativa ritiene che sia necessario che il Congress autorizzi e disciplini per legge la costituzione del fondo.

Contesto e ordine esecutivo

L’ordine esecutivo indicava chiaramente che il governo non avrebbe usato direttamente fondi dei contribuenti per acquistare criptovalute, scelta che all’epoca fu accolta con delusione da alcuni operatori del settore. Invece, la direzione indicata era quella di non vendere più beni soggetti a sequestro penale o civile, accantonandoli per una possibile riserva futura.

Questo approccio pone una questione legale e amministrativa: l’impiego di beni confiscati per finalità di politica economica richiede disposizioni precise e, nella maggior parte dei casi, l’intervento del Congress per definire limiti, procedure di custodia e responsabilità.

Speculazioni mediali e reazioni di mercato

Un commentatore televisivo ha alimentato nelle cronache finanziarie il sospetto che la Casa Bianca possa intervenire al livello di prezzo di 60.000 dollari per rimpinguare la riserva, scatenando una reazione sui mercati delle criptovalute.

Jim Cramer ha detto:

“Ho sentito che a 60.000 agiranno per riempire la riserva di bitcoin.”

La mera possibilità di un intervento governativo a un livello di prezzo prestabilito ha accentuato la volatilità: nelle settimane successive il prezzo del bitcoin è sceso fino a livelli inferiori a 63.000 dollari e ha trascorso altre giornate vicino alla soglia dei 70.000 dollari.

Ostacoli legislativi e opzioni contemplate

La nuova normativa federale sugli emittenti di stablecoin non ha previsto la costituzione di una riserva nazionale di bitcoin, e neppure il disegno di legge più ampio sulla struttura del mercato delle criptovalute attualmente all’esame del Senate include disposizioni del genere.

Portare avanti una legge nell’attuale composizione del Congress è complesso anche per temi meno controversi; per il settore, le priorità degli lobbisti e dei legislatori restano la regolamentazione di mercato e la definizione delle norme fiscali relative agli asset digitali, che potrebbero precedere la creazione di qualsiasi fondo strategico.

Alcune proposte, avanzate da consiglieri presidenziali e da parlamentari, mirano a trovare modalità per acquistare bitcoin senza ricorrere direttamente a nuovi stanziamenti di bilancio o a prelievi fiscali, ad esempio utilizzando beni confiscati o meccanismi di scambio interno. Finora nessuna soluzione operativa è stata approvata.

La senatrice Cynthia Lummis ha presentato iniziative legislative per dare forma alla riserva, ma gli sforzi non hanno avuto sviluppi risolutivi e la questione rimane aperta alla luce della sua prossima uscita dal Senato.

Ruolo del Tesoro e limiti di autorità

Durante le audizioni parlamentari il segretario al Tesoro ha chiarito che il Dipartimento non dispone di poteri discrezionali per ordinare alle banche statunitensi di acquistare criptovalute a sostegno di un mercato o di una riserva pubblica, né per utilizzare fondi pubblici al di fuori delle autorizzazioni del Congress.

Questo limite procedurale evidenzia il divario tra un indirizzo politico espresso tramite ordine esecutivo e la necessità di una cornice legislativa che abiliti operazioni finanziarie complesse e ne disciplinI la governance.

Stime patrimoniali e dati disponibili

Stime indipendenti basate su analisi di portafogli on-chain collegati a entità statali indicano che le partecipazioni federali in bitcoin potrebbero essere nell’ordine di qualche decina di miliardi di dollari, ma tali valutazioni sono soggette a incertezze metodologiche e non sostituiscono una rendicontazione ufficiale.

Iniziative a livello statale e scenari alternativi

Alcuni governi statali negli Stati Uniti hanno intrapreso percorsi più rapidi per autorizzare riserve o strumenti analoghi destinati a detenere criptovalute, mettendo da parte porzioni dei bilanci o modificando regolamenti amministrativi per sperimentare soluzioni locali.

Queste iniziative mostrano come, in assenza di un mandato federale chiaro, le autorità statali possano agire come laboratori normativi, sviluppando procedure operative e standard di custodia che potrebbero informare eventuali proposte federali future.

Prospettive e impatto politico

Perché una riserva pubblica di bitcoin diventi realtà occorre una combinazione di autorizzazioni legislative, regole tecniche per la custodia e la gestione del rischio, e consenso politico sul ruolo che il governo intende assumere nei mercati delle risorse digitali.

Fino a quando tali elementi non saranno definiti e approvati, l’esistenza di una riserva federale restarà un obiettivo indicato dalle intenzioni dell’esecutivo piuttosto che un fatto compiuto, con conseguenze limitate sull’attuale struttura del mercato.