La volatilità al ribasso di Bitcoin è un vantaggio, non una crisi, sostiene un gestore di hedge fund

Il forte calo del Bitcoin, vicino al 50% rispetto ai massimi storici raggiunti pochi mesi fa, ha riacceso il dibattito sulla stabilità della criptovaluta; tuttavia il veterano degli hedge fund Gary Bode sostiene che la vendita sia una manifestazione della volatilità intrinseca dell’asset e non l’indicazione di una crisi sistemica più ampia.

Gary Bode ha scritto:

“Spiacevole e destabilizzante, ma non insolito nella storia del Bitcoin.”

Gary Bode ha aggiunto:

“Ribassi dell’80%-90% sono comuni.”

Interpretazione dell’esperto

Secondo Bode, movimenti violenti dei prezzi come quello recente sono coerenti con la storia del Bitcoin e, per chi ha sopportato la volatilità temporanea, hanno spesso portato a rendimenti significativi nel lungo periodo. L’analisi mette in chiaro la distinzione tra volatilità intrinseca e segnali di rischio sistemico per i mercati finanziari nel complesso.

Fattori scatenanti: nomina e politica monetaria

Una parte consistente della turbolenza è collegata alla reazione dei mercati alla nomina di Kevin Warsh quale possibile successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Gli operatori hanno interpretato la scelta come un segnale di potenziale irrigidimento della politica monetaria, con tassi più alti che riducono l’attrattiva di asset senza rendimento come Bitcoin, Gold e Silver.

Gary Bode ha dichiarato:

“Penso che il mercato abbia sbagliato questa volta.”

Secondo Bode, la percezione del mercato ha prevalso sui fondamentali: la combinazione tra prese di posizione su possibili tassi più alti e i crescenti deficit pluriennali del Congress statunitense limita la capacità operativa della Federal Reserve nell’influenzare i rendimenti a lungo termine dei Treasury, che sono invece determinanti per i tassi aziendali e mutui.

Meccanismi tecnici: margin call e posizioni in leva

Le chiamate di margine sulle posizioni leva hanno amplificato la discesa, innescando vendite forzate a catena. Questo fenomeno è tipico in mercati illiquidi o dove una quota rilevante del volume è concentrata su posizioni altamente indebitate: la riduzione dei prezzi genera disimpegni rapidi che peggiorano temporaneamente la dinamica

Vendite dei grandi detentori e prese di profitto

Tra le spiegazioni più ricorrenti compare l’ipotesi che i cosiddetti “whales” — detentori iniziali che hanno minato o acquisito monete a costi prossimi allo zero — stiano liquidando le posizioni. Bode riconosce attività importanti da parte di grandi wallet, ma interpreta molte operazioni come semplici prese di profitto piuttosto che segnali di debolezza strutturale.

Gary Bode ha osservato:

“La competenza tecnica dei primi adottanti e dei miner è qualcosa da applaudire. Questo non implica che le loro vendite, totali o parziali, dicano molto sul futuro del Bitcoin.”

Un caso particolare citato dall’analista è quello di Strategy ($MSTR), la società che ha accumulato una posizione significativa in Bitcoin. Il titolo della società è sceso quando il prezzo della criptovaluta è passato sotto i livelli medi di acquisto del portfolio, alimentando timori su possibili vendite da parte di Saylor. Bode definisce questo rischio reale ma limitato, paragonandolo alla preoccupazione degli investitori quando Warren Buffett entra in una partecipazione importante: apprezzamento per il supporto ma attenzione alle future dismissioni.

Strumenti finanziari ‘cartacei’ e offerta effettiva

L’emergere di versioni “cartacee” del Bitcoin — come ETF e derivati che replicano il prezzo senza richiedere la proprietà delle monete fisiche — aumenta l’offerta effettiva disponibile per il trading. Ciò può accentuare i movimenti di prezzo nel breve termine, ma non modifica il limite fisico delle monete esistenti: rimangono in essere le 21MM di unità che costituiscono il tetto massimo dell’offerta.

Bode paragona il fenomeno al mercato dell’Silver, dove il trading cartaceo ha spesso compresso i prezzi sino a quando la domanda fisica non ha esercitato pressioni rialziste.

Energia, mining e hash rate

Alcuni analisti hanno suggerito che l’aumento dei costi energetici possa danneggiare il mining e ridurre l’hash rate, con conseguenze negative sui prezzi nel lungo periodo. Bode ritiene però che questa tesi sia stata enfatizzata: i dati storici mostrano che i cali di prezzo non si traducono sistematicamente in diminuzioni immediate dell’hash rate, e quando queste si verificano solitamente sussiste un ritardo temporale di mesi.

Inoltre, Bode sottolinea come tecnologie energetiche emergenti — dai small modular reactors a infrastrutture solari dedicate per centri dati e applicazioni di intelligenza artificiale — possano offrire in futuro fonti a basso costo per il mining, attenuando la relazione diretta tra prezzi dell’energia e redditività delle operazioni di mining.

Bitcoin come riserva di valore: il dibattito

Tra le critiche ricorre l’argomento che la volatilità escluda il Bitcoin dal ruolo di riserva di valore. Bode risponde ricordando che ogni classe di asset comporta rischi — incluse le valute fiat sostenute da governi fortemente indebitati — e che la scarsità programmata del Bitcoin resta un ancoraggio fondamentale per il valore nel lungo termine.

Gary Bode ha affermato:

“L’oro richiede energia per essere custodito, a meno che non vi sia comodo lasciarlo sul proprio portico. Il ‘paper Bitcoin’ può influenzare i prezzi nel breve periodo, ma sul lungo periodo esistono le 21MM di monete che saranno emesse: se vuoi possedere Bitcoin, quello è l’asset reale. Bitcoin è permissionless e non richiede fiducia in una controparte.”

Considerazioni finali per gli investitori

La valutazione complessiva di Bode è che il calo recente sia una conseguenza naturale del disegno del Bitcoin. La volatilità rimane una caratteristica intrinseca dell’asset: chi è disposto a sopportarla può ottenere risultati importanti nel lungo periodo, mentre oscillazioni brusche non implicano necessariamente un rischio sistemico per i mercati finanziari globali.

Per gli investitori la lezione principale è che i movimenti di prezzo, anche quando spettacolari, vanno interpretati nel contesto di fondamentali, struttura dell’offerta e dinamiche tecniche di mercato, evitando conclusioni affrettate basate esclusivamente sulla percezione immediata.