Mutilazioni genitali: la chirurgia plastica ridà una vita normale alle sopravvissute
- 6 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La chirurgia plastica rigenerativa e ricostruttiva può ridare funzione, dignità e qualità della vita alle donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili (MGF), una pratica riconosciuta dalle Nazioni Unite come una grave violazione dei diritti umani. Questo è stato il messaggio centrale lanciato dalla Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva, rigenerativa ed estetica (Sicpre) in occasione della Giornata mondiale della tolleranza zero, al centro del VI Summit internazionale intitolato «Investing in care and reconstruction», svoltosi a Londra.
L’evento e la partecipazione internazionale
La prima edizione all’estero dell’iniziativa si è tenuta nella sede dell’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito, che ha ospitato chirurghi, medici, associazioni, attiviste e sopravvissute. L’incontro ha puntato a collegare competenze cliniche, esperienze associative e testimonianze dirette per promuovere percorsi di cura e reinserimento.
Inigo Lambertini ha dichiarato:
“Parliamo di tragedia e di violenza: è un atto disumano che richiede una risposta umanitaria e culturale coordinata.”
Franco Bassetto ha dichiarato:
“Questo è il giorno della tolleranza zero: oggi si tratta di chirurgia rigenerativa, ma soprattutto della possibilità concreta per molte donne di tornare a una vita normale.”
Progresso tecnico e opportunità terapeutiche
I recenti sviluppi nella chirurgia plastica ricostruttiva e nelle tecniche rigenerative hanno ampliato gli strumenti a disposizione dei professionisti. Tecniche come il lipofilling — ossia l’autotrapianto di tessuto adiposo della stessa paziente — permettono di ripristinare elasticità, volume e in parte la sensibilità dei tessuti lesionati. In associazione con la trasposizione di lembi, questi interventi possono correggere resezioni precedenti e migliorare funzioni quali la minzione, la mobilità, la sessualità e l’esperienza del parto.
Aurora Almadori ha dichiarato:
“Le tecniche che ormai utilizziamo, dal lipofilling alla ricostruzione con lembi, offrono risultati impensabili fino a pochi anni fa: in molti casi è possibile un recupero funzionale significativo.”
Aurora Almadori è chirurga plastica, consultant presso il University College London, referente della Sicpre per le MGF e presidente del Summit.
Dimensione del fenomeno e dati epidemiologici
Secondo le stime delle agenzie internazionali, almeno 200 milioni di donne e ragazze nel mondo hanno subito MGF, e circa 68 milioni sono a rischio di subirle entro il 2030. Si tratta di un fenomeno che non riguarda solo paesi dell’Africa o del Medio Oriente, ma ha ricadute significative anche in Europa e in contesti di migrazione.
In Italia, uno studio dell’Università di Milano-Bicocca stima la presenza di quasi 88.000 donne che hanno subito MGF, di cui circa 7.600 sono minorenni; molte provengono da comunità di origine nigeriana ed egiziana. Nel Regno Unito le stime del National Health Service England indicano un bacino di circa 137.000 donne interessate.
Tipologie, complicanze fisiche e impatto psicologico
Le mutilazioni genitali femminili possono essere praticate nelle prime settimane di vita, durante l’infanzia o all’inizio della pubertà. Le procedure variano dalla rimozione parziale del clitoride (grado 1), fino a forme più gravi come la clitoridectomia e l’infibulazione (gradi 3 e 4), che comportano il restringimento dell’introito vaginale.
Oltre al trauma psicologico e alla sofferenza emotiva, le conseguenze fisiche possono comprendere infezioni severe, dolore cronico, difficoltà nei rapporti sessuali, complicanze ostetriche durante il parto e problemi urinari; in alcuni casi vi è anche rischio di mortalità legata a complicanze acute o a infezioni.
Strategie di risposta: prevenzione, cura e politiche
Affrontare le MGF richiede un approccio multidisciplinare che combini prevenzione, tutela giuridica, interventi sanitari specializzati e supporto psicosociale. È necessario potenziare la formazione dei professionisti sanitari sulle tecniche ricostruttive e sui percorsi di assistenza integrata, nonché sviluppare reti locali di riferimento per garantire accesso a cure chirurgiche e sostegno psicologico.
Le istituzioni pubbliche e le organizzazioni della società civile devono collaborare per promuovere campagne di sensibilizzazione nelle comunità a rischio, rafforzare la capacità delle reti anti-violenza e assicurare che le normative contrastino efficacemente la pratica. Parallelamente serve investimento in ricerca per valutare risultati a medio e lungo termine degli interventi ricostruttivi e migliorare protocolli clinici.
Conclusioni e prospettive
La combinazione di prevenzione, assistenza clinica avanzata e sostegno psicosociale rappresenta la via più efficace per rispondere alla piaga delle MGF. L’esperienza condivisa al Summit di Londra evidenzia come la chirurgia ricostruttiva possa restituire opportunità concrete di recupero, ma sottolinea anche la necessità di politiche pubbliche e programmi di prevenzione strutturati per eliminare definitivamente questa violazione dei diritti fondamentali.