Istat: a gennaio inflazione scende all’1% annuo, trainata dagli alimentari

A gennaio, secondo le stime preliminari di Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha segnato una variazione mensile di +0,4% e una variazione tendenziale di +1,0%, in diminuzione rispetto al +1,2% registrato a dicembre.

Andamento mensile e componenti che hanno inciso sull’inflazione

La crescita dell’indice generale a gennaio è stata sostenuta principalmente da alcune categorie di prodotti e servizi. Tra i contributi più marcati si segnalano i rincari dei Beni alimentari non lavorati e dei Beni alimentari lavorati, oltre all’aumento dei prezzi dei Servizi relativi all’abitazione, dei Tabacchi e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.

In termini percentuali, i Beni alimentari non lavorati hanno evidenziato un aumento tendenziale marcato, così come i Beni alimentari lavorati, mentre i servizi legati all’abitazione hanno registrato incrementi significativi che hanno contribuito in misura rilevante al dato complessivo.

Inflazione di fondo e differenza tra beni e servizi

L’inflazione di fondo, calcolata escludendo energetici e alimentari freschi, si è attestata a +1,8% a gennaio; escludendo solamente i beni energetici il tasso è stato pari a +1,9%.

Analizzando i comparti, i prezzi dei beni mostrano una flessione su base annua (-0,2%), mentre i servizi continuano a crescere, segnando un +2,5% tendenziale. Il differenziale tra servizi e beni risulta quindi di +2,7 punti percentuali, elemento utile per interpretare la dinamica complessiva dell’inflazione e le possibili ripercussioni sui consumi e sulle decisioni di politica economica.

Carrello della spesa e variazioni per categorie

Il cosiddetto carrello della spesa — che include i prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona — è aumentato del 2,1% rispetto a gennaio 2025.

Sulla variazione congiunturale dell’indice generale (+0,4%) hanno inciso in particolare gli aumenti dei Energetici regolamentati (+8,7%), dei Servizi relativi all’abitazione (+1,9%), degli Alimentari non lavorati (+1,2%) e lavorati (+0,9%), nonché degli Energetici non regolamentati (+0,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%). L’unico comparto che ha mostrato una diminuzione su base mensile è stato quello dei Servizi di trasporto, con una flessione del 3,7%.

Prospettive per il 2026 e indicatore armonizzato

L’inflazione acquisita per il 2026 risulta pari a +0,4% per l’indice generale, in aumento rispetto a dicembre quando era nulla, e a +0,5% per la componente di fondo (da +0,2% a dicembre). L’indicatore sintetico suggerisce quindi una lieve spinta inflazionistica già incorporata nei dati di inizio anno.

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato a gennaio una variazione mensile di -1,0% e una variazione tendenziale di +1,0%, in calo rispetto al +1,2% del mese precedente. Questi numeri sono rilevanti per il confronto europeo e per valutare l’orientamento delle politiche monetarie a livello comunitario.

Per interpretare appieno l’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi è utile monitorare sia le dinamiche delle materie prime energetiche sia l’andamento dei servizi, che finora hanno mantenuto pressioni rialziste. Tali elementi saranno osservati con attenzione dalle istituzioni economiche, tra cui la Banca Centrale Europea, nell’eventualità di adeguamenti delle strategie di politica monetaria.



Author: Tony
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