Difesa, il generale Frigerio: valutiamo l’atterraggio degli F35 sulle autostrade per fronteggiare una minaccia dal cielo
- 4 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
È centrale una valutazione quantitativa: non basta disporre di una singola soluzione efficace per contrastare le minacce odierne. Per fronteggiare attacchi provenienti da direzioni diverse o condotti con vettori multipli è necessario un numero adeguato di sistemi, distribuiti sul territorio e integrati in una rete che prioritizzi la protezione degli obiettivi vitali e delle infrastrutture, come porti e nodi ferroviari e autostradali, così da garantire la continuità della mobilità e delle funzioni essenziali.
Minaccia dei droni e necessità di capacità numeriche
Frigerio ha richiamato l’attenzione sulla pericolosità e sulla natura subdola della minaccia rappresentata dai droni:
“Ricordiamoci che quella rappresentata dai droni è una minaccia che per certi versi definirei molto letale per gli effetti che può produrre. Ma soprattutto molto ‘cover’: basta un camion che alza il bancale e sotto ci sono i cosiddetti sistemi tipo ‘Katjuša’ che lanciano questi droni. In tre minuti possono arrivare sull’obiettivo. In tempi così ristretti è molto difficile riuscire ad avere una scoperta e un contrasto efficace.”
Il generale ha evidenziato come soluzioni efficaci esistano, ma che il problema cruciale sia la loro diffusione capillare: per neutralizzare uno sciame in arrivo da più direzioni è necessario disporre di decine, se non centinaia, di postazioni in grado di cooperare tra loro e coprire vaste aree.
Frigerio ha inoltre ricordato una recente dimostrazione pratica a Sabaudia:
“Senza fare nomi e cognomi di aziende, anche recentemente a Sabaudia l’Esercito ha avuto una dimostrazione dell’efficacia di molti sistemi.”
La valutazione tecnica comporta non solo l’identificazione di contromisure efficaci, ma anche la capacità di acquisirle in numeri tali da rendere inefficace un attacco coordinato: Frigerio ha sottolineato che la dotazione attuale non è ancora sufficiente e che va programmata un’espansione delle capacità di difesa aerea a bassa quota.
Frigerio ha osservato:
“Si tratta anche qui di acquisirne in numero sufficiente per poter controllare e rendere inefficace uno sciame che può arrivare da qualsiasi direzione, in qualsiasi punto. E quindi bisognerebbe avere centinaia di questi sistemi di difesa.”
Piste autostradali come opzione alternativa
Tra le ipotesi al vaglio è emersa anche la possibilità di utilizzare tratti autostradali come piste operative per velivoli in circostanze specifiche. Si tratta di una pratica conosciuta in ambito Nato e già adottata in alcuni Paesi, collegata alla logica della dispersione rapida degli assetti per ridurre la vulnerabilità delle basi primarie.
La dispersione rapida degli assetti consiste nella capacità di ridislocare in tempi brevi velivoli e mezzi di supporto su basi alternative per aumentare resilienza e continuità operativa. Tuttavia, Frigerio ha precisato che questa non è una pianificazione già definita, ma una delle ipotesi in fase di studio, e che l’adozione in Italia presenta criticità specifiche.
Frigerio ha chiarito:
“Si tratta al momento solo di una delle varie ipotesi al vaglio, e non già in fase di pianificazione. In Italia la struttura della rete autostradale e le condizioni infrastrutturali rendono più complessa l’idea di rendere un tratto effettivamente idoneo, anche sul piano logistico e di sicurezza. Nelle varie fasi di studio bisogna anche tenere conto delle infrastrutture esistenti a livello di reti elettriche, piazzole, stazioni di servizio etc.”
La valutazione tecnica richiede verifiche su aspetti di sicurezza, manutenzione e interferenze con il traffico civile, oltre a valutare l’impatto sulle reti elettriche e sulle dotazioni di supporto logistico necessarie per operazioni ripetute.
Il rapporto con l’industria: da committente a partner
Per accelerare lo sviluppo e l’ingresso in servizio di nuove capacità, Frigerio ha sottolineato la necessità di modificare il rapporto tra forze armate e industria: passare da una dinamica meramente committente‑fornitore a una collaborazione integrata di sviluppo, test e produzione.
Frigerio ha dichiarato:
“L’industria non può più essere vista come colui a cui si commissiona solo il prodotto. Dobbiamo lavorare molto sinergicamente, dobbiamo sviluppare insieme il sistema d’arma, verificarne insieme l’efficacia e arrivare insieme in tempi decisamente brevi alla produzione.”
Questa svolta implica processi di sperimentazione congiunta, cicli di feedback rapidi tra utenti e produttori e meccanismi contrattuali che incentivino il raggiungimento veloce di soluzioni operative, con procedure di certificazione efficienti e risorse dedicate alla prototipazione.
La questione delle terre rare e la sicurezza degli approvvigionamenti
Un’altra sfida strategica riguarda le materie prime critiche, in particolare le terre rare. Sebbene non tutti i sistemi d’arma dipendano esclusivamente da questi materiali, eventuali limitazioni nelle forniture possono mettere in crisi la capacità di sostenere produzioni prolungate in caso di conflitto esteso.
Frigerio ha commentato:
“Ritengo che sì, sia un tema di attualissimo interesse, ma non è che manca l’approvvigionamento di terre rare, e che mancheranno necessariamente tutti i possibili armamenti che sono nell’inventario della Forza armata. Detto ciò, è chiaro che se non c’è un approvvigionamento sufficiente per garantire scorte che ipoteticamente ci dovessero mai servire in un confronto armato saremmo abbastanza deficitari.”
Il generale ha evidenziato la natura competitiva dell’approvvigionamento: quando uno Stato produttore destina grandi quantitativi a uso nazionale, le consegne estere possono subire ritardi, aumentando il rischio per Paesi che dipendono da forniture esterne. Per questo motivo la difesa nazionale valuta soluzioni che riducano la dipendenza, come la diversificazione delle fonti, lo sviluppo di scorte strategiche e la ricerca di alternative tecnologiche.
Frigerio ha osservato:
“Tutti si sono improvvisamente accorti di non aver sufficienti scorte di guerra per poter affrontare un confronto armato prolungato ed è evidente che i Paesi produttori possono avere un vantaggio in questo senso.”
Di conseguenza, la strategia suggerita combina misure industriali e politiche: favorire produzioni nazionali o alleanze industriali, creare riserve strategiche e considerare soluzioni tecnologiche alternative che riducano l’uso di materiali critici.
Frigerio ha concluso il suo intervento indicando una direzione pragmatica per le dotazioni future:
“Questa è sicuramente una crescita che va valutata diversificando magari le dotazioni di armamenti, in maniera da poter avere, se non esattamente quell’armamento, un armamento comunque efficace, che possa essere impiegato.”
Prospettive operative e considerazioni finali
L’insieme delle osservazioni tratte dall’analisi del comando evidenzia tre filoni prioritari per la sicurezza nazionale: aumentare e integrare le capacità di difesa sul territorio, sperimentare soluzioni operative non convenzionali (come la dispersione degli assetti) e ristrutturare i rapporti con l’industria per accelerare l’ingresso in servizio delle tecnologie utili.
Queste scelte hanno implicazioni interne (investimenti, pianificazione logistica, produzione industriale) ed esterne (cooperazione con partner alleati, diversificazione delle catene di fornitura). In un contesto geopolitico in rapida evoluzione, la combinazione di preparazione tecnologica, resilienza delle infrastrutture e scorte strategiche risulta essenziale per mantenere la capacità operativa e la sovranità decisionale.
La partita è già in corso, e le decisioni prese oggi incideranno sulla prontezza e sull’efficacia delle forze domani.