55 miliardi di dollari in posizioni future su Bitcoin liquidate in 30 giorni: Bitcoin si riprenderà?

La lotta di Bitcoin (BTC) a mantenersi sopra i 70.000 dollari è proseguita anche mercoledì, alimentando il timore che il prossimo obiettivo possa essere il range dei 60.000 dollari. La discesa è stata accompagnata da liquidazioni nel mercato dei futures, da una diminuzione significativa dell’open interest e da un aumento dei flussi di BTC verso gli exchange, elementi che hanno riacceso il dibattito tra gli analisti sull’incidenza di fattori specifici del mercato cripto rispetto a dinamiche macroeconomiche più ampie.

Punti chiave

In circa 30 giorni sono usciti dagli exchange principali circa 744.000 BTC in termini di open interest, valore che corrisponde approssimativamente a 55 miliardi di dollari ai prezzi attuali.

La differenza cumulativa del volume dei futures (cumulative volume delta, CVD) ha mostrato una flessione pari a circa 40 miliardi di dollari negli ultimi sei mesi.

Le riserve in custodia sugli exchange sono aumentate di circa 34.000 BTC dalla metà di gennaio, incrementando il rischio di offerta a breve termine.

Crollo dell’open interest e deleveraging

I dati di mercato indicano una contrazione netta dell’open interest sui principali exchange, segnale di chiusura diffusa di posizioni piuttosto che della mera apertura di nuovi short. Su Binance il net open interest è diminuito di circa 276.869 BTC nell’ultimo mese, mentre Bybit ha registrato il calo maggiore, con 330.828 BTC chiusi, e OKX ha visto una diminuzione di circa 136.732 BTC in un solo giorno.

Nel complesso sono state liquidate posizioni per circa 744.000 BTC, equivalenti a più di 55 miliardi di dollari ai prezzi correnti. Questo movimento è coinciso con il cedimento sotto i 75.000 dollari, suggerendo che il deleveraging — e non solo la vendita spot — abbia guidato gran parte della pressione ribassista.

CVD e ordini di vendita predominanti

L’analisi del CVD mostra che gli ordini di vendita continuano a prevalere, soprattutto su Binance, dove il CVD dei derivati si è attestato vicino a -38 miliardi di dollari negli ultimi sei mesi. Altri exchange mostrano dinamiche differenti: su Bybit il CVD si è appiattito intorno ai 100 milioni dopo una forte ondata di liquidazioni a dicembre, mentre HTX si è stabilizzato intorno a -200 milioni di dollari nel periodo di consolidamento intorno ai 74.000 dollari.

Flussi verso gli exchange e rischio di offerta a breve termine

I flussi di BTC verso gli exchange sono aumentati a gennaio, con ingressi complessivi vicini a 756.000 BTC, trainati in particolare da Binance e Coinbase. Dall’inizio di febbraio, gli afflussi segnalati superano i 137.000 BTC, un fenomeno che indica riposizionamenti da parte dei trader piuttosto che un’uscita netta degli investitori dal mercato.

Sul fronte delle riserve, le disponibilità custodite sugli exchange sono passate da 2,718 milioni a 2,752 milioni di BTC a partire dal 19 gennaio. Un’ulteriore crescita oltre i 2,76 milioni di BTC potrebbe aumentare la pressione di vendita disponibile sul mercato. Alcuni analisti ritengono che una capitolazione completa non si sia ancora manifestata e che questa possa verificarsi a livelli di prezzo più bassi.

Prospettive degli analisti e scenari di prezzo

Scient, analista di mercato, sottolinea che un minimo durevole di Bitcoin difficilmente si forma in un singolo giorno o in una settimana: i fondi solidi tendono a emergere dopo due o tre mesi di consolidamento attorno alle principali zone di supporto e con conferme sui timeframe più alti. Resta incerto se questa struttura si andrà a delineare nella parte alta dei 60.000 dollari o nella fascia bassa dei 50.000 dollari.

Mark Cullen, trader focalizzato su BTC, continua a considerare possibile uno scenario di ribasso verso i 50.000 dollari in presenza di condizioni macro avverse. Tuttavia, nel breve termine prevede una possibile reversione verso il punto di controllo locale, individuato approssimativamente tra 86.000 e 89.000 dollari, dopo la spazzata dei minimi settimanali sotto i 74.000 dollari.

Implicazioni e contesto più ampio

La combinazione di riduzione dell’open interest, dominance degli ordini di vendita nei derivati e aumento delle riserve sugli exchange rafforza l’ipotesi di una fase di deleveraging che può accentuare la volatilità. Sul piano istituzionale e regolamentare, livelli di prezzo più bassi potrebbero stimolare ulteriori decisioni operative da parte di grandi custodi, gestori di fondi e desk di trading, con impatti sulla liquidità e sui costi di copertura.

Per gli investitori e gli operatori del mercato, sarà importante monitorare i livelli di riserva sugli exchange, l’evoluzione dell’open interest e i segnali di accumulo nei wallet a lungo termine, oltre a tenere conto delle condizioni macroeconomiche globali che restano un fattore determinante per le prospettive di prezzo del BTC.

Avvertenza sugli investimenti

Questa analisi non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Ogni decisione di investimento o operazione di trading comporta rischi: è consigliabile svolgere ricerche indipendenti e considerare la propria tolleranza al rischio prima di assumere posizioni sul mercato delle criptovalute.