Spinta internazionale e ricerca: la nuova didattica che proietta la Liuc nel futuro

Luigi Galdabini ha detto:

“Quanto ci mettiamo? Un anno, direi, quando ci si riesce.”

La stima sui tempi fornita da Luigi Galdabini per assumere un ingegnere sintetizza le profonde trasformazioni che stanno investendo il mercato del lavoro. A influire sono una domanda persistente di competenze STEM, il calo demografico, la fuga di giovani professionisti verso l’estero e l’impatto pervasivo dell’Intelligenza Artificiale. Questi fattori modificano rapidamente la domanda delle imprese e pongono sfide rilevanti anche alla formazione e alle Università, chiamate a ripensare ruoli e percorsi didattici.

Il tema è stato al centro del dibattito durante l’inaugurazione del nuovo anno accademico a Castellanza, presso la Liuc, l’ateneo nato quasi trentacinque anni fa per iniziativa degli imprenditori locali e da sempre orientato al rapporto stretto con il mondo produttivo.

La Liuc ha aggiornato la propria offerta rafforzando la ricerca e introducendo novità didattiche di ampio respiro: nuovi indirizzi per la laurea triennale in Economia e Management (tra cui Management della Musica e Entertainment e Tourism and Hospitality Management), un nuovo percorso nella magistrale in Economia, Management e Governance focalizzato su Human Resources & Digital Management, un doppio titolo Economia-Ingegneria e un dottorato in Business Administration. L’ateneo punta a offrire, entro il 2026, percorsi accademici bilingue su tutti e tre i livelli e ha ampliato a oltre 150 gli accordi internazionali, accogliendo per la prima volta matricole provenienti da altri paesi.

Strategia dell’ateneo e internazionalizzazione

Anna Gervasoni, Rettrice della Liuc, ha dichiarato:

“L’internazionalizzazione è una risposta obbligata; è altresì strategico rivedere continuamente la nostra offerta formativa. L’università ha un ruolo che supera la sola didattica: dobbiamo formare talenti non omologati, valorizzando le differenze come premessa per una società più prospera e più libera. E per ottenere questi risultati servono luoghi fisici: il cloud da solo non è sufficiente.”

La posizione espressa dalla Rettrice richiama questioni che coinvolgono non solo l’ateneo ma anche le politiche pubbliche e le imprese. Spazi fisici adeguati facilitano laboratori, workshop e relazioni informali che favoriscono l’innovazione; al tempo stesso, la collaborazione stabile con le aziende è fondamentale per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze. L’apertura internazionale e i programmi bilingue aiutano ad attrarre studenti stranieri e a esportare competenze, mentre l’incremento dell’attività di ricerca rafforza il trasferimento tecnologico verso il territorio.

Per affrontare le criticità segnalate dagli imprenditori servono interventi coordinati: investimenti pubblici e privati nella formazione e nella ricerca, incentivi alle collaborazioni tra università e imprese, politiche di sostegno alla mobilità internazionale e percorsi di aggiornamento permanente per i lavoratori. Solo con un approccio sistemico sarà possibile ridurre i tempi di assunzione e costruire un ecosistema in grado di generare competenze adeguate ai ritmi dell’innovazione tecnologica.

Nel complesso, l’esperienza della Liuc illustra come gli atenei possano adattarsi a un contesto in rapida evoluzione attraverso la diversificazione dei corsi, l’internazionalizzazione e la stretta integrazione con il mondo produttivo, contribuendo così allo sviluppo economico e sociale del territorio.



Author: Tony
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