Ceramica in allerta: l’Ue pronta a nuovi dazi antidumping sulle stoviglie cinesi
- 2 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Si profila un inasprimento delle misure contro la concorrenza sleale nel settore delle stoviglie provenienti dalla Cina, dopo l’esito di una revisione parziale avviata dalla Commissione europea e conclusa nell’ottobre 2025.
Confindustria ceramica ha dichiarato:
«La proposta di aumentare i dazi antidumping sulle importazioni cinesi mira a contrastare pratiche sleali che distorcono la concorrenza e danneggiano da anni la manifattura della ceramica: queste pratiche hanno già determinato la chiusura di oltre 60 aziende e la perdita di quasi 10.000 posti di lavoro in Europa».
L’industria europea della stoviglieria in ceramica e porcellana conta circa 25.000 addetti e sostiene che le pratiche di prezzo anomale delle importazioni cinesi abbiano provocato danni strutturali. Secondo l’associazione di categoria, le misure antidumping già applicate in passato, con aliquote comprese tra il 13,1% e il 36,1%, non sono state sufficienti a sanare le distorsioni del mercato.
Libertà di scelta
Amedeo Sala, consigliere dell’associazione, ha osservato:
«Un modello industriale fondato su un dumping economico, sociale e ambientale rappresenta una seria minaccia di desertificazione produttiva in Europa, con la conseguente perdita di posti di lavoro qualificati e competenze specializzate. L’assenza di una produzione nazionale ed europea priverebbe il consumatore della possibilità reale di scelta in regime di concorrenza».
La questione della libertà di scelta del consumatore si intreccia con temi più ampi: mantenimento delle filiere produttive, qualità del lavoro, sostenibilità ambientale e tutela delle competenze tecniche che caratterizzano il comparto ceramico europeo. Una riduzione dell’offerta interna potrebbe tradursi in minore varietà sul mercato e in una concentrazione della produzione su fornitori esterni.
L’indagine
L’indagine conclusa nel 2025 è stata condotta, secondo le parti coinvolte, nel rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e delle procedure comunitarie. In base alle risultanze, la Commissione europea ha proposto l’applicazione di un dazio antidumping pari al 79% sulle importazioni interessate, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare condizioni di mercato più eque.
Confindustria ceramica ha aggiunto:
«L’indagine ha rilevato livelli di dumping estremamente elevati, in alcuni casi fino al 446,5%. Se non si interviene, si incoraggerebbe un modello commerciale basato sull’importazione di prodotti a prezzi incompatibili con qualsiasi costo industriale europeo».
Storicamente, le autorità europee avevano già accertato pratiche di dumping nel periodo 2012-2013 e avevano adottato ulteriori interventi nel 2019; in quell’anno emersero anche tentativi di elusione dei dazi tramite l’uso di società intermediarie e l’instradamento delle merci attraverso Paesi terzi. La persistenza di tali pratiche ha portato le associazioni a sollecitare controlli più stringenti e strumenti efficaci per prevenire la riorganizzazione delle catene di fornitura finalizzata a eludere le misure commerciali.
Dal punto di vista istituzionale, la proposta della Commissione europea rappresenta la fase di avvio: la misura dovrà essere discussa e formalmente adottata dagli organi competenti dell’Unione, che possono anche sottoporre a revisione i criteri di applicazione e le misure di salvaguardia. Qualsiasi intervento avrà impatti su operatori economici, consumatori e sui rapporti commerciali con la Cina, e potrà innescare negoziazioni bilaterali o ricorsi giuridici nelle sedi internazionali.
Per mitigare gli effetti sulla filiera europea, le politiche pubbliche potranno combinare controlli doganali più rigorosi, programmi di sostegno alla competitività delle imprese locali e iniziative volte a rafforzare la sostenibilità e l’innovazione produttiva. Al contempo, la prevenzione dell’elusione richiederà cooperazione tra Stati membri, scambio di informazioni e vigilanza sui canali di importazione alternativi.
La decisione finale sull’imposizione o meno del nuovo dazio seguirà il procedimento previsto dalle normative comunitarie in materia commerciale e sarà osservata con attenzione da operatori industriali, istituzioni e partner internazionali interessati alla stabilità delle regole del commercio.