Investitore sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti ha acquisito il 49% di una società crypto legata a Trump per 500 milioni di dollari

Un veicolo d’investimento sostenuto da Abu Dhabi ha concordato, in modo riservato, l’acquisto di quasi la metà di World Liberty Financial, una startup nel settore delle criptovalute legata alla famiglia di Donald Trump, pochi giorni prima del suo ritorno alla Casa Bianca.

Secondo documenti e fonti informate, Aryam Investment 1, un’entità legata a Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, ha firmato a gennaio 2025 un accordo per acquisire il 49% di World Liberty Financial per 500 milioni di dollari. Metà della somma sarebbe stata versata immediatamente, con circa 187 milioni di dollari incassati da entità controllate dalla famiglia Trump e ulteriori decine di milioni destinati a soggetti collegati ai cofondatori, tra cui parenti dell’inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff. L’accordo risulterebbe sottoscritto da Eric Trump e non sarebbe stato reso pubblico al momento della firma.

Dettagli dell’operazione

L’intesa prevedeva un investimento complessivo di 500 milioni di dollari per il 49% del capitale di World Liberty Financial. La struttura del pagamento includeva un versamento iniziale consistente e pagamenti successivi a favore di vari azionisti e soggetti legati ai fondatori. Dopo la transazione, la partecipazione diretta della famiglia Trump nella società è risultata notevolmente ridotta rispetto a quanto riportato in precedenza dalla stessa startup.

Il ruolo di Sheikh Tahnoon e la strategia di Abu Dhabi

Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti e consigliere per la sicurezza nazionale, è figura centrale nella strategia di Abu Dhabi per affermarsi come polo globale nell’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni il suo impegno si è concentrato sull’accesso a tecnologie avanzate e chip di ultima generazione, risorse ritenute cruciali per sviluppare capacità autonome nel campo dell’AI.

Sotto l’amministrazione precedente, le trattative per ottenere chip statunitensi erano state ostacolate da preoccupazioni relative al trasferimento di tecnologia sensibile verso Cina e altre giurisdizioni tramite società intermediarie come G42. Con l’elezione di Donald Trump, i colloqui hanno registrato un’accelerazione che ha portato a impegni formali per consentire all’Emirato un accesso più ampio a componenti avanzati per l’AI su base annuale.

Coinvolgimento di G42 e altre società

Fonti segnalano che dirigenti di G42 hanno collaborato alla gestione di Aryam Investment 1 e che membri collegati a questa realtà avrebbero assunto posti nel consiglio di amministrazione di World Liberty Financial, rendendo Aryam il maggiore azionista esterno della startup. Inoltre, una società guidata dallo stesso Sheikh Tahnoon, nota come MGX, avrebbe utilizzato la stablecoin emessa da World Liberty per completare un investimento da 2 miliardi di dollari in favore di Binance.

Risposta della società e della Casa Bianca

Sia World Liberty Financial sia rappresentanti della Casa Bianca hanno negato l’esistenza di comportamenti illeciti, sostenendo che il presidente non abbia partecipato direttamente alla trattativa e che l’accordo non abbia influenzato le decisioni di politica estera o commerciale degli Stati Uniti.

Richieste di indagine e questioni normative

L’operazione arriva in un contesto già segnato da richieste di verifica formale: lo scorso anno senatori del partito Democratico, tra cui Elizabeth Warren e Jack Reed, avevano sollecitato le autorità statunitensi a indagare su presunti legami tra le vendite di token di World Liberty e soggetti esteri sanzionati. Nella loro missiva al Dipartimento di Giustizia e al Tesoro erano citate asserite acquisizioni di token di governance tramite indirizzi blockchain riferibili al gruppo noto come Lazarus Group e a entità legate a Corea del Nord, Russia e Iran.

Gli osservatori istituzionali hanno evidenziato come la struttura proprietaria di WLFI permetta a entità collegate alla famiglia Trump di controllare la maggiore parte dei ricavi derivanti dalla vendita di token, sollevando potenziali conflitti di interesse qualora proventi significativi affluissero a soggetti strettamente legati a un esponente con funzioni pubbliche rilevanti.

Implicazioni politiche e di sicurezza

La transazione pone questioni complesse che toccano controllo delle esportazioni tecnologiche, valutazione dei rischi per la sicurezza nazionale e governance delle tecnologie emergenti. Le decisioni su autorizzazioni all’esportazione di chip avanzati sono soggette a vincoli normativi e a possibili revisioni da parte di agenzie federali e comitati di intelligence, che valutano il rischio di trasferimento di capacità sensibili verso attori avversari.

Dal punto di vista politico, la partecipazione di capitali esteri in società legate a figure politiche di primo piano aumenta la probabilità di indagini parlamentari e di maggiore scrutinio regolatorio. Le autorità competenti e i comitati di vigilanza potrebbero avviare verifiche sull’origine dei fondi, sulla trasparenza delle operazioni e sulle eventuali implicazioni per la formulazione della politica estera e commerciale.

Prospettive e sviluppi attesi

Nei prossimi mesi è probabile che l’attenzione si focalizzi su eventuali inchieste formali da parte del Dipartimento di Giustizia, del Tesoro e di commissioni parlamentari, nonché su verifiche da parte di autorità di regolamentazione finanziaria e antiriciclaggio. Parallelamente, il caso alimenterà il dibattito pubblico sulle regole per gli investimenti esteri in asset digitali e sull’opportunità di rafforzare meccanismi di trasparenza per evitare conflitti di interesse.

Fino a quando non saranno rese note indagini ufficiali o ulteriori dettagli documentali, le istituzioni e gli osservatori internazionali continueranno a monitorare la vicenda per valutare rischi, responsabilità e possibili misure correttive in ambito normativo e di governance.