Esodati: chi sono i lavoratori a rischio di restare senza pensione

Secondo le stime del ministero del Lavoro, basate sulle proiezioni del Inps, sono circa 4.916 i lavoratori che rischiano di rimanere scoperti dal punto di vista economico perché avevano concordato un’uscita anticipata dal lavoro e, nel frattempo, il requisito anagrafico per la pensione è aumentato.

Queste persone avevano sottoscritto accordi per lasciare l’attività prima del conseguimento del diritto alla pensione, ma gli adeguamenti legati alla speranza di vita hanno spostato in avanti la decorrenza pensionistica, facendo venir meno i requisiti attesi al momento della firma.

Il ministero del Lavoro ha assunto l’impegno di valutare misure di tutela per evitare l’emergere di nuove platee di esodati e di incontrare le parti sociali per definire interventi mirati.

Chi sono i lavoratori da tutelare

Le proiezioni ministeriali individuano diverse categorie interessate, distinte in base allo strumento di uscita concordato e alla durata prevista dell’uscita anticipata.

Isopensione: uscite concordate con durata fino a 7 anni

In particolare risultano da tutelare circa 408 lavoratori che hanno lasciato l’azienda con la formula dell’isopensione, uno scivolo pensionistico sostenuto interamente dal datore di lavoro e previsto per situazioni di eccedenza di personale.

Questo strumento consente, per un periodo massimo di sette anni, il versamento di un assegno di esodo; tuttavia tra il 2027 e il 2032 molti di questi percorsi raggiungeranno il limite temporale, mentre la pensione effettiva rimarrà ancora distante a causa degli adeguamenti dei requisiti anagrafici.

Le proiezioni indicano un picco nel 2030, con circa 252 persone che termineranno il periodo di isopensione, mentre nei primi anni del periodo considerato i casi stimati sono inferiori (intorno a 31 nel 2027 e 13 nel 2028).

Contratti di espansione e slittamento della decorrenza pensionistica

Altri 453 lavoratori hanno usufruito dei contratti di espansione, strumenti pensati per favorire il ricambio generazionale nelle imprese di medie e grandi dimensioni, che prevedono uscite anticipate supportate anche da un contributo pubblico parziale.

In questo caso lo scivolo è normalmente limitato a cinque anni, ma l’effetto delle rivalutazioni legate alla speranza di vita può far slittare la pensione oltre tale periodo, creando gap tra la fine dell’indennità e il diritto alla pensione vera e propria.

Le stime collocano la maggior parte di questi casi nel 2028 (circa 366 persone), mentre per il 2027 sono indicati circa 75 lavoratori che potrebbero aver bisogno di misure di tutela.

Settore bancario e assicurativo: uscite con fondi di solidarietà

Un gruppo numericamente rilevante riguarda il comparto del credito e assicurativo: secondo il ministero del Lavoro e il Inps sono circa 3.026 i lavoratori che hanno concordato uscite anticipate, spesso tramite i fondi di solidarietà, strumenti utilizzati per gestire ristrutturazioni e processi di riorganizzazione.

Per questa platea lo scivolo può arrivare fino a cinque anni: il modello di proiezione segnala un’alta concentrazione nel 2029 (circa 1.177 lavoratori), un consistente gruppo anche nel 2028 (circa 1.169) e un numero molto inferiore nel 2027 (circa 22).

Impegni istituzionali e possibili misure

Marina Calderone, ministro del Lavoro, ha annunciato la volontà di convocare le organizzazioni sindacali per concordare interventi mirati a tutelare i lavoratori coinvolti e smentito stime più alte diffuse da alcune parti sociali.

Qualsiasi intervento di natura previdenziale o assistenziale richiederà un coordinamento tra il ministero del Lavoro, il Inps e le rappresentanze sindacali, nonché eventuali misure di copertura finanziaria mediante atti legislativi o provvedimenti amministrativi.

Le opzioni praticabili possono comprendere l’estensione temporanea di misure di salvaguardia, l’attivazione di indennità transitorie, la revisione dei criteri di accesso per specifiche categorie e verifiche caso per caso attraverso flussi informativi dell’Inps.

Per prevenire il rischio di nuove situazioni di esclusione, le istituzioni dovranno inoltre valutare l’impatto delle regole di adeguamento automatico dell’età pensionabile e considerare correttivi normativi che tutelino gli accordi aziendali già perfezionati.

Il confronto con le parti sociali sarà determinante per definire tempi, modalità e priorità, in modo da individuare soluzioni tecniche compatibili con i quadri finanziari e le norme pensionistiche vigenti.



Author: Tony
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