Le bolle su oro e argento potrebbero essersi sgonfiate: cosa cambia per bitcoin (btc)

La bolla sui metalli preziosi potrebbe essersi sgonfiata questa settimana: il ribasso violento dell’ultimo venerdì ha trascinato l’intero comparto verso il basso.

Movimenti nei metalli preziosi

Argento ha raggiunto un record intraday di 120 dollari l’oncia prima di crollare a circa 75 dollari nelle ore pomeridiane statunitensi, segnando una perdita giornaliera dell’ordine del 35%.

Oro, che solo pochi giorni prima non aveva mai toccato i 5.000 dollari l’oncia, è salito fino a 5.600 dollari in un punto della sessione di giovedì e poi è rientrato a circa 4.718 dollari, perdendo il 12% nella giornata.

Platino e palladio hanno accusato cali significativi, rispettivamente intorno al 24% e al 20%.

In termini pratici, l’argento ha restituito in poche ore gran parte dell’enorme rivalutazione accumulata a gennaio. Un episodio di volatilità al ribasso di questa intensità ricorda scenari storici come quelli legati ai Hunt Brothers nel 1980, quando i tentativi di controllare il mercato dell’argento sfociarono in movimenti estremi e conseguenze sistemiche.

Effetti su azioni e criptovalute

I mercati azionari statunitensi hanno registrato vendite diffuse: il Nasdaq è sceso di circa l’1,25% e lo S&P 500 di circa lo 0,9% nella stessa seduta.

Le criptovalute, dopo un forte calo precedente nella settimana, hanno mostrato un movimento più laterale venerdì, mantenendosi al di sopra dei minimi scatenati dal panico della sera precedente. Bitcoin veniva scambiato vicino agli 83.000 dollari rispetto al minimo notturno di circa 81.000 dollari.

Nomina alla Federal Reserve e reazione dei mercati

Il movimento dei mercati è stato particolarmente turbolento per l’intera settimana e, secondo analisti di mercato, la fase più recente di vendite sarebbe stata innescata dalla scelta di Donald Trump di indicare Kevin Warsh quale possibile sostituto di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve.

La valutazione prevalente è che Warsh sia stato percepito come una nomina relativamente più restrittiva dal punto di vista monetario, ipotesi che ha amplificato le prese di profitto e il riposizionamento degli investitori su asset più rischiosi.

Prospettive per le criptovalute

Secondo operatori del settore, il massiccio afflusso di capitale verso le materie prime nelle settimane precedenti avrebbe drenato risorse dai mercati crypto, modificando temporaneamente l’equilibrio tra asset rischiosi.

Paul Howard said:

“I mercati delle criptovalute sono stati la vittima del flusso di capitale di rischio diretto verso il commercio di materie prime ancora popolare. Questo meccanismo ha limitato gli acquisti speculativi nel crypto space.”

Howard ha inoltre osservato una crescente attenzione verso i mercati delle opzioni come strumento per ottenere esposizione rialzista: tra i contratti più scambiati sarebbero state le call su Bitcoin con scadenza in febbraio, inclusi blocchi di circa 105.000 unità in contratti negoziati.

Paul Howard said:

“Le prospettive indicano ciò che molti operatori crypto avvertono in questo momento: che il loro mercato è da tempo in attesa di un adeguamento sul modello delle materie prime.”

Paul Howard said:

“Quello che in prima battuta sembrava un impulso rialzista per i mercati è coinciso con una vendita generalizzata del rischio. La reazione potrebbe essere più istintiva, mentre i mercati si ricalibrano.”

Implicazioni e contesto istituzionale

Il rapido trasferimento di capitale tra classi di attività — dalle azioni e dalle criptovalute verso le materie prime e poi di nuovo all’indietro — mette in evidenza come le decisioni politiche e le nomine ai vertici delle istituzioni monetarie possano influenzare liquidità, prezzi e volatilità su più mercati collegati.

Per gli operatori e gli investitori istituzionali, la situazione richiede attenzione nella gestione del rischio, strumenti di copertura adeguati e una lettura attenta dei segnali di politica monetaria che possono alterare rapidamente i flussi globali di capitale.