Dalla Cina all’Italia: nasce il nuovo colosso nazionale dei centri di lavoro
- 30 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
È raro vedere il flusso inverso: un gruppo italiano acquisisce un’azienda controllata da capitali cinesi per creare un polo nazionale nelle macchine utensili. La piemontese Vigel, specializzata in centri di lavoro, ha rilevato la piacentina Mcm, interrompendo una spirale che rischiava di portare l’azienda al fallimento e mettendo al sicuro oltre 200 posti di lavoro.
L’operazione e il salvataggio
La vicenda prende avvio dopo la decisione dell’azionista di controllo, il gruppo cinese Rifa (acquirente di Mcm nel 2014), di avviare la società verso la cessazione dell’attività. Dopo la presentazione di un piano industriale e l’accesso a una procedura negoziata, l’intervento di Vigel, che stava seguendo il dossier dallo scorso settembre, ha posto le condizioni per il trasferimento e il rilancio.
Fabrizio Pesce ha spiegato:
“In questa azienda che conosciamo da tempo troviamo valore e tecnologia. Entro marzo presenteremo il nuovo piano industriale ma già ora possiamo dire che questa integrazione è importante, perché ci permette l’inserimento in settori chiave in cui ad oggi non siamo presenti, in primis aerospazio ed energia, ambiti in cui i tempi di qualificazione di un fornitore sono dilatati. Le sinergie sono interessanti anche in termini di mercati: loro sono forti in Europa, noi in Asia e Nordamerica.”
Dettagli dell’accordo
L’intesa, formalizzata con il trasferimento del ramo d’azienda, prevede il mantenimento della totalità dei circa 230 addetti di Mcm. L’integrazione inserisce queste risorse in un gruppo più strutturato, con oltre 500 dipendenti e ricavi consolidati ampiamente superiori ai 100 milioni di euro.
Le dimensioni combinate dovrebbero collocare il gruppo tra i principali operatori nazionali nel segmento dei centri di lavoro, rafforzando capacità produttive, commerciali e di servizio postvendita.
Fabrizio Pesce ha aggiunto:
“I nostri centri di lavoro sono dedicati in particolare al settore dell’auto, ma di recente abbiamo diversificato l’offerta, inserendo nuove tecnologie di gigacasting al servizio dei produttori di auto elettriche, tra cui Tesla, e una nuova linea di prodotto acquisita da Dmg Mori. Con Mcm, che vanta un robusto portafoglio ordini di oltre 70 milioni di euro, possiamo crescere anche in altri ambiti, puntando in prima battuta ad arrivare a ricavi complessivi per 140-150 milioni.”
Strategia industriale e mercati
La transazione è pensata come base per una strategia di diversificazione settoriale e geografica. Mcm porta competenze e quote di mercato consolidate in Europa, mentre Vigel evidenzia una penetrazione più forte in Asia e Nordamerica: una combinazione che può accelerare l’accesso a commesse internazionali.
Nei comparti dell’aerospazio e dell’energia i tempi e i requisiti per la qualificazione dei fornitori sono particolarmente stringenti. L’unione delle capacità produttive, l’investimento in certificazioni e il rafforzamento dell’area engineering sono elementi chiave per competere a livello globale in questi segmenti.
Impatto per il tessuto industriale e prospettive
La costituzione di un gruppo nazionale più grande può avere implicazioni positive sul fronte dell’occupazione, dell’innovazione e della filiera industriale locale. Salvaguardare 230 posti di lavoro è un effetto immediato, ma la sostenibilità dipenderà dalla capacità di trasformare l’integrazione in maggiori volumi di produzione, export e investimenti in ricerca e sviluppo.
A livello istituzionale, operazioni di questo tipo possono richiedere dialogo con il Ministero dello Sviluppo Economico e altre autorità competenti, soprattutto quando coinvolgono settori strategici o rischi occupazionali significativi. Politiche industriali mirate e strumenti di supporto possono favorire il consolidamento di campioni nazionali capaci di competere all’estero.
Nel medio termine, l’obiettivo dichiarato è trasformare l’accorpamento in un volano per crescita organica e per acquisizioni mirate, con l’ambizione di non considerare le dimensioni attuali come traguardo finale ma come base per ulteriori sviluppi.