Armatori: dall’Ue politiche verdi che affossano le flotte

Gli armatori sono sempre più critici verso le norme ambientali varate dall’Unione Europea, ritenute lesive soprattutto per le flotte comunitarie; le posizioni più dure sono state espresse durante lo Shipping, transport & intermodal forum tenutosi a Rapallo.

Critiche delle associazioni degli armatori

Stefano Messina ha detto:

“Ci era stato detto che gli armatori avrebbero sostenuto il regime ETS per tre ragioni: finanziare la decarbonizzazione, sviluppare una filiera di carburanti alternativi e indurre il resto del mondo a seguire le scelte europee. Oggi dobbiamo dire chiaramente che nulla di tutto ciò si è realizzato: le promesse non sono state mantenute.”

Nel commentare la situazione generale, Stefano Messina, presidente di Assarmatori, ha rimarcato che il contesto internazionale si è orientato in direzione opposta alle politiche europee, lasciando il continente isolato su scelte che rischiano di compromettere la competitività dell’industria navale e rendere insostenibili i piani di rinnovamento delle flotte su larga scala.

La posizione di Confitarma

Luca Sisto ha detto:

“La tassazione europea è un’assurdità: penalizza lo shipping internazionale con regole di portata regionale, una misura che rischia di essere suicida per il settore.”

Il direttore generale di Confitarma ha inoltre richiamato l’attenzione sui rischi operativi e logistici indotti dalle tensioni geopolitiche: molte rotte marittime, come quelle intorno al Mar Nero e al Mar Rosso, risultano oggi precluse o pericolose, con conseguente riduzione dei transiti e aumento dei costi di navigazione.

Ruolo strategico del Mediterraneo e prospettive dei terminalisti

Roberto Ferrari ha detto:

“Nonostante le tensioni geopolitiche, il Mediterraneo rimane la seconda area al mondo per crescita dei traffici containerizzati, grazie alla sua posizione centrale nei flussi Europa-Asia. È necessaria una visione strategica per conservare questo ruolo.”

Secondo l’amministratore delegato di Psa Italy, la domanda europea resta solida per la capacità di spesa del mercato, ma fattori demografici e la perdita di competitività potrebbero compromettere la centralità del continente nei prossimi anni: serve un quadro politico e infrastrutturale coerente per sostenere la logistica e i porti del bacino mediterraneo.

Cos’è l’ETS e perché è al centro delle polemiche

Il meccanismo ETS (Emissions Trading System) è concepito come uno strumento di prezzo per le emissioni di CO2, finalizzato a generare risorse per investimenti nella decarbonizzazione, incentivare carburanti alternativi e promuovere l’adozione di politiche climatiche a livello globale. Tuttavia, l’applicazione di un regime di tassazione a livello regionale in un settore intrinsecamente internazionale come quello marittimo solleva difficoltà pratiche e rischi di distorsione della concorrenza.

Gli armatori denunciano che, se le misure non producono gli effetti promessi né favoriscono una transizione coordinata a scala globale, il risultato può essere un aumento dei costi operativi per le flotte europee senza benefici tangibili in termini ambientali o industriali.

La posizione della pubblica amministrazione

Edoardo Rixi ha detto:

“Il nuovo scenario geopolitico rende lo shipping e la logistica elementi strategici per la sicurezza economica europea. Investire su porti, intermodalità e collegamenti ferroviari significa rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e la competitività del Paese.”

Il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti ha sottolineato come la posizione geografica e il sistema portuale dell’Italia conferiscano al Paese il ruolo di hub naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente, e ha richiamato la necessità di politiche pubbliche che supportino investimenti in infrastrutture portuali, intermodalità e collegamenti ferroviari per consolidare questa funzione strategica.

Implicazioni e possibili vie d’azione

La controversia mette in luce un dilemma politico: come conciliare l’urgenza climatica con la competitività internazionale di un settore globale. Le opzioni sul tavolo includono misure di compensazione per gli operatori europei, negoziati internazionali per una regolazione coordinata delle emissioni navali e investimenti pubblici mirati a sostenere la transizione tecnologica delle flotte.

Un dialogo costruttivo tra istituzioni europee, governi nazionali, associazioni degli armatori e operatori logistici risulta indispensabile per definire strumenti che siano efficaci sul piano ambientale senza provocare danni economici strutturali alla capacità competitiva del comparto marittimo europeo.



Author: Tony
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